Isola di MAN _ Giusy Calia, In memoria di me

6 Nov 2026

fino al 29 novembre

Una lunga letteratura intreccia le sorti dell’arte al culto della morte.

L’arte ha raccontato la morte nelle immagini del passato arcaico tanto quanto nelle iconografie medievali.

Il trionfo della morte, la danza macabra, le stesse vanitas fatte di fiori che scolorano nel tempo nutrono un repertorio che, dagli scheletri di Dürer alle mele marce di Caravaggio, traccia una lunga, dolorosa quanto commovente storia di partecipazione dell’umano ai misteri della finitudine.


L’opera di Giusy Calia, In memoria di me – che il museo presenta come una recente acquisizione nella sua raccolta permanente – è frutto di una riflessione toccante dell’artista nuorese sul tema della morte, ma sopratutto su quello della memoria.

L’obiettivo affonda fra volti di antiche fotografie e petali che le cingono e le occultano. L’identità si consuma
nel passare degli anni, come l’immagine che la restituisce a tratti. Lo scatto ravvicinato penetra nella materia che è luogo di una sopravvivenza struggente.

La fragilità del fiore è la medesima del ritratto. La serialità della narrazione diventa una mappatura di memorie individuali e, allo stesso tempo, collettive nella coralità del paesaggio che si profila davanti ai nostri occhi come un gigantesco, monumentale memento mori.
Il tema instaura una sottile relazione con la letteratura esistenziale, a metà strada fra Il giorno del giudizio di Satta e l’Antologia di Spoon River, nell’idea potente di un incontro coi morti al cimitero e nella memoria di una terra sospesa in bilico fra passato e presente, aristocrazia e popolo, disincanto e metafisica, storia personale e storia universale.


La pietas si rinnova qui nel confronto con l’opera Sa Ria di Antonio Ballero, del 1908 e con un rimando ideale a La via del male di Deledda che offre uno spaccato del compianto funebre nella società barbaricina, di cui Ballero riprende la descrizione dei suoi aspetti più rituali. Il termine sardo «sa ria» allude al dolore delle donne intorno al focolare in caso di lutto. Ed è proprio la sofferenza a emergere da un ambiente in penombra popolato di figure femminili in abito tradizionale nuorese raccolte attorno a un fuoco, ormai spento.