ISOLA MAN _ Coronas e altri rituali

11 Ago 2026

12 agosto – 27 settembre

Due sguardi, un’unica anima: l’identità sarda custodita nei dipinti degli artisti e scolpita nell’oro o nell’argento dalle mani abili dei maestri orafi.

Con la collaborazione di Agostino Basile

Mettere in dialogo la pittura e l’oreficeria in terra di Barbagia significa esplorare un territorio in cui l’arte visiva dell’Ottocento e del Novecento e l’artigianato popolare si fondono in un unico racconto identitario. Attraverso questo cammino ideale, capolavori e manufatti preziosi si specchiano gli uni negli altri, svelando le trame di un itinerario culturale, geografico e antropologico. Sulle tele, i monili si accendono di luce propria: i bottoni in filigrana d’oro e d’argento non sono più semplici elementi funzionali, ma diventano simboli di luce; gli amuleti affiorano carichi del loro antico potere apotropaico e protettivo, i grandi rosari d’argento svelano la fede potente delle donne sarde, mentre i fermagli d’oro ne mostrano il vezzo personale. Questo dialogo ravvicinato spiega come i pittori sardi abbiano saputo leggere l’oreficeria non come un’aggiunta decorativa, ma come la reificazione dell’anima collettiva di un popolo.

È proprio a questo patrimonio di memorie, saperi e simboli condivisi che guarda il MAN in attesa della Festa del Redentore, quando Nuoro si prepara ad accogliere una delle manifestazioni più sentite della Sardegna, in cui costumi provenienti da tutta l’isola si danno appuntamento nelle vie della città.

Negli spazi dell’Isola di MAN, ecco allora un percorso espositivo che rende omaggio agli artisti della collezione permanente che, nel corso del Novecento, hanno indagato e rappresentato la tradizione, ciascuno con il proprio linguaggio e la propria sensibilità. Il filo rosso che guida la narrazione è l’attenzione alla figura umana, caratterizzata dall’abbigliamento e da quei dettagli, come i gioielli, che ne rivelano l’appartenenza a una comunità e a un territorio.

Si parte così dalla sposa moderna di Edina Altara, espressione del decorativismo novecentesco, passando alla tradizione più autentica della Sposa di Ollolai di Carmelo Floris. In uno stile pacato, lontano dal folklore ma espressione di una sospensione borghese, si collocano invece le due figure femminili di Francesca Devoto, Ragazza con collana Costume di Desulo. Ancora prima, Francesco Ciusa restituisce la caratteristica cuffietta di Desulo in Bambina che ride Madonna con bambino, dove l’unica nota colorata in unascultura e in un bassorilievo monocromi è affidata ai copricapi dai vivaci toni del blu, del rosso e del giallo, tipici del paese montano. Un salto nel tempo restituisce poi lo sguardo del grande fotografo Franco Pinna che, nel corso dei suoi numerosi reportage inSardegna, ha fissato con l’obiettivo momenti di festa e di vita collettiva, preservando dall’oblio immagini di costumi, gioielli e rituali che testimoniano l’identità dell’isola.

Il viaggio fra le opere, abbraccia per tappe gli esemplari di una collezione privata di monili originali settecenteschi, ottocenteschi edel primo Novecento. I monili per la chiusura dell’abbigliamento (bottoni e fermagli) si alternano a rosari per la dedizione al culto (testales coronas in filigrana d’argento, patena d’oro, madreperla, paste di vetro, granati grezzi, lapislazzuli, turchesi e coralli). Oggetti per la cura della persona (ispurgadentes con catene d’argento intercalate da amuleti e reliquie) sono accostati a manufatti per l’ornamento della persona (collane e bracciali, monete d’oro). Spiccano inoltre gioielli apotropaici, una serie di amuleti d’argento e ossidiane (allèrios) e reliquie (pungas).

Il monile funge da tramite per invocare la grazia di Dio e combattere le forze del male, esso accompagna la vita umana dalla nascita sino alla morte e protegge il nascituro dalle insidie del malocchio ( s’ocru malu). Ma il gioiello è anche simbolo della bramosiaumana, esprime l’augurio, determina la difesa, impersona la vanità, suggella la promessa di matrimonio indicando l’amore eterno. Lavorati fra le mani o riprodotti sulle tele, riassumono in sé una lunga letteratura della devozione e insieme della bellezza.

Il MAN presenta questo approfondimento all’interno del progetto di valorizzazione delle proprie raccolte che ogni volta propone temi di studio e ricerca su iconografie, soggetti, autori e, insieme, connessioni virtuose con il patrimonio sommerso della comunità.