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SUMMARY:Giovanni Pintori. Pubblicità come arte (1912 - 1999)
DESCRIPTION:progetto integrato con m.a.x. museo\, Chiasso\na cura di Chiara Gatti e Nicoletta Ossanna Cavadini\ncoordinamento Rita Moro \nL’esposizione monografica dedicata a Giovanni Pintori\, maestro del graphic design italiano e internazionale\, che ha legato il suo nome alla nascita della leggendaria immagine Olivetti\, si inserisce nel percorso di ricerca che il museo MAN di Nuoro dedica agli autori nati sul territorio sardo e diventati protagonisti del panorama dell’arte mondiale. \nGiovanni Pintori\, Bozzetto La rosa nel calamaio\, Archivio Paolo Pintori_ph Matteo Zarbo \nIl museo MAN di Nuoro\, in collaborazione con il m.a.x. museo di Chiasso\, con cui ha siglato un progetto integrato per la valorizzazione dell’autore\, ne indaga oggi la ricerca attraverso una sorta di lungo “racconto grafico”\, evidenziandone la modernità del linguaggio e tutte le sue straordinarie scelte creative. \nTrecento lavori\, fra disegni e dipinti\, bozzetti originali\, maquette\, pagine pubblicitarie di riviste\, fotografie e manifesti\, punteggiano cinquant’anni di attività premiata dalle più prestigiose istituzioni culturali del mondo: dalla Palma d’oro della Federazione italiana di pubblicità (1950) alla prestigiosa mostra del MoMA di New York (1952) – nel cui giardino Pintori costruisce una scultura pubblicitaria in ferro –\, dall’esposizione al Louvre di Parigi (1955) al certificato di eccellenza dell’American Institute of Graphic Arts (1955)\, dalla Medaglia d’oro della Fiera internazionale di Milano (1956) all’Eight Annual Typographic Excellence Award del Type Director Club di New York (1962). Durante la prima seduta della neo costituita AGI – Alliance graphique Internazionale – Pintori fu nominato socio e poi divenne presidente per l’Italia dello stesso premio\, mentre la celebre rivista giapponese “Idea” lo inserì nell’albo dei trenta designer più significativi del XX secolo\, testimoniando così il suo talento e il suo successo raccolto a ogni latitudine. \nGenio assoluto della grafica pubblicitaria\, scelto da un capitano d’industria illuminato come Adriano Olivetti per veicolare in tutto il mondo il nome della sua azienda e dei suoi prodotti leggendari\, dalla Studio 44 alla popolarissima Lettera 22\, Pintori è riuscito mirabilmente a sintetizzare sempre\, in ogni singola immagine\, forma e contenuto. Luce\, colore\, composizione e gioco creativo costituiscono i suoi ambiti di ricerca principali\, che conducono la sua grafica “alla ribalta come unicum metaforico della comunicazione”\, disse Paul Rand\, il noto designer statunitense autore del logotipo di IBM. Il ritmo veloce delle dita sui tasti di una macchina per scrivere\, i caratteri in libertà\, i meccanismi interni dei calcolatori trasformati in motivi dinamici e allegri\, sono alcune delle cifre del suo linguaggio e di una vera e propria poetica della scrittura fatta di eleganza e ironia. \n«La grafica non è sottopittura» rispondeva Pintori a chi lo interrogasse sul linguaggio del segno\, l’unico in grado\, come sottolineato dall’amico poeta Vittorio Sereni\, di «liberare le risorse latenti contenute nell’oggetto o prodotto che […] viene proposto». La mostra ripercorre l’iter creativo e professionale dell’artista\, mostrando il processo ideativo dal quale sono scaturiti i progetti che hanno caratterizzato la sua notevole carriera\, che va dalla creazione di manifesti\, alle locandine\, corporate identity\, logotipi per le imprese. \n\nBiografia\n  \nGiovanni_Pintori\, foto b/n\, Archivio Paolo Pintori \nGiovanni Pintori nasce nel 1912 a Tresnuraghes (Oristano)\, da genitori originari di Nuoro\, città dove la famiglia risiede a partire dal 1918. Dopo aver frequentato l’ISIA (Istituto Superiore Industrie Artistiche di Monza) assieme ai conterranei Salvatore Fancello e Costantino Nivola\, nel 1936 inizia la collaborazione con l’Ufficio Tecnico Pubblicità Olivetti\, del quale diventa responsabile nel 1940\, legando il suo nome all’immagine della azienda di Ivrea in una lunga e fortunata serie di manifesti\, pagine pubblicitarie\, insegne esterne\, stand. Nel 1950 ottiene il primo di un lungo elenco di riconoscimenti: la Palma d’Oro della Federazione Italiana Pubblicità e diventa Art Director dell’Olivetti\, potendo godere della stima e del rapporto diretto con Adriano Olivetti. Nel 1952 il MoMA di New York organizza la mostra Olivetti: Design in Industry in cui sono esposti anche i lavori grafici di Pintori. Nel 1953 entra a far parte dell’AGI (Alliance Graphique Internationale) di cui diventerà presidente. Nel 1955\, durante l’esposizione al Louvre di Parigi\, gli viene dedicata un’intera sala delle grafiche per Olivetti. Sempre nel 1955 gli viene conferito il Certificate of Excellence of Graphic Arts dell’AIGA (l’Associazione dei graphic designer statunitensi) e\, l’anno dopo\, la Medaglia d’Oro e il Diploma di Primo Premio di Linea Grafica e della Fiera di Milano. Nel 1957 ottiene il Diploma di Gran Premio alla XI Triennale di Milano e partecipa all’annuale mostra dell’AGI a Londra. Le sue immagini accompagnano numerosi articoli sull’azienda Olivetti\, il suo design e la sua comunicazione fanno il giro del mondo comparendo in testate come Fortune (USA\, 1953\, 1957)\, Graphic Design (Giappone\, 1967)\, Horizon (USA\, 1969). Nel 1962 (due anni dopo la scomparsa di Adriano Olivetti) Pintori ottiene un altro prestigioso riconoscimento internazionale: il Typographic Excellence Award del Type Directors Club di New York\, seguito\, nel 1964\, dal Certificate of Merit dell’Art Directors Club di New York. Nel 1966 gli viene dedicata una grande mostra personale a Tokyo. Dopo il 1967\, lasciata l’Olivetti per dedicarsi alla libera professione\, collabora\, fra gli altri\, a progetti per Pirelli\, Gabbianelli\, Ambrosetti e Parchi Liguria. Nel 1981 inizia una collaborazione con l’azienda di trasporti Merzario\, per la quale realizza la grafica dei bilanci annuali e delle pagine pubblicitarie. Dopo questa esperienza lascia la professione di grafico e si dedica completamente alla pittura. Giovanni Pintori muore a Milano il 15 novembre del 1999 e lascia un archivio documentario di fondamentale importanza per lo studio della grafica pubblicitaria legata all’industria nei 5 decenni che vanno dal 1930 al 1980. \nLa famiglia ha donato una parte dell’Archivio al MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro e una parte consistente è oggi in comodato d’uso. Da questo lascito trae spunto l’esposizione\, che indaga in particolare materiali dell’archivio privato quali schizzi\, disegni\, dipinti\, fotografie\, che restituiscono le passioni di Pintori condivise con artisti e cultori dell’arte in una lettura critica innovativa. \n\n\n  \nProgetto integrato con m.a.x. museo\, Chiasso\n  \nIl m.a.x. museo\, inaugurato il 12 novembre 2005 su iniziativa della Fondazione Max Huber–Kono di Chiasso\, dal 2010 è divenuto un’istituzione pubblica del Comune di Chiasso ed è membro dell’ICOM (Interna- tional Council of Museums). La missione del m.a.x. museo è quella di divulgare la conoscenza della grafica\, del design\, della foto- grafia e della comunicazione visiva contemporanea. Col termine di “grafica” s’intende il settore della produzione artistica orientato alla progettazione e alla realizzazione di pro- dotti di comunicazione visiva e\, in particolare\, il graphic design (progettazione grafica) e la grafica d’arte (o grafica storica). L’aspirazione del m.a.x. museo è quella di costituire un ponte tra il passato e le nuove generazioni di grafici e di designer. La sede del m.a.x. museo si trova in prossimità del Cinema Teatro e dello Spazio Officina\, posizione che permette di creare un’interrelazione tra le principali strutture culturali realizzate nella cittadina di confine e\, nel contempo\, costituire un nuovo e importante Centro Culturale Chiasso caratterizzato da contenuti espositivi e teatrali di respiro internazionale. Il Centro Culturale Chiasso\, il 3 aprile 2019\, ha ricevuto un prestigioso riconoscimento\, a Zugo\, da parte della Fondazione Svizzera per il Premio Doron. Il premio\, assegnato con la laudatio di Isabelle Chassot\, direttrice dell’Ufficio federale della cultura (UFK)\, è stato conferito per “l’eccellente offerta culturale” promossa dalla città di confine. \n  \nallestimento Stand Up\, Cagliari \ncatalogo Silvana editoriale  \ncon testi di Chiara Gatti\, Nicoletta Osanna Cavadini\, Mario Piazza\, Davide Cadeddu\, Luigi Sansone\, Angela Madesani \n  \n 
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SUMMARY:Gregorio Botta. Il silenzio è così accurato
DESCRIPTION:a cura di Chiara Gatti ed Elisabetta Masala\n  \ncon un testo critico di Davide Ferri\n  \nIn principio era la luce. \nMa anche l’acqua e il fuoco\, la cera e il piombo levigati dal tempo e dagli eventi atmosferici. Nell’opera dell’artista napoletano (classe 1953)\, l’energia arcaica degli elementi dialoga con iconografie classiche\, con i temi del sacro e dell’invisibile. \nPer il MAN di Nuoro\, Gregorio Botta studia un progetto inedito che\, partendo dalla sua ricerca sull’equilibrio e sul silenzio\, distilla nello spazio presenze astratte\, giochi di riflessi e trasparenze nella materia\, geometrie pure e gocce di pioggia\, rivoli d’acqua e pentagrammi punteggiati di forme minimali. \nIl titolo della mostra Il silenzio è così accurato\,  ispirato a una frase di Mark Rothko\, abbraccia un percorso in cui la precisione del disegno tratteggia orizzonti prossimi\, scandisce il tempo nei circuiti e negli ingranaggi di piccole macchine celibi\, come le avrebbe definite Duchamp; macchine assurde\, prive di una funzionalità specifica\, ma poetiche nel loro orchestrare movimenti nel vuoto\, produrre suoni\, vapori o grafie libere nello spazio. \nIl ferro e il vetro\, l’alabastro e i fiori secchi\, combinati fra loro producono paesaggi intimi\, architetture da camera\, riferimenti a iconografie quotidiane\, oggetti\, simboli\, allegorie di una esistenza cucita sulla carta cerata\, che si consuma\, si logora e trasfigura nell’attesa. Epifanie e sparizioni\, segreti e rivelazioni impercettibili tradiscono la vocazione di Botta per «un’arte del togliere\, del poco\, del meno\, sperando di arrivare a un’arte del niente. Un’arte che sparisca e lasci solo\, come una vibrazione\, come un motore segreto\, l’azione per la quale è nata». \nL’impronta è traccia di un retaggio nella serie Pompei. Il peso del fumo è sopravvivenza della materia nell’opera che dona il titolo alla mostra. \nE poi la cera fusa in forme archetipiche evoca geometrie morandiane su un piano di cristallo che si distende all’infinito nel ciclo degli Orizzonti\, dove il tema eterno della soglia porta con sé la lunga letteratura del limite fra visibile e invisibile\, fra contingenza e immateriale. \n  \nBiografia \n  \nGregorio Botta \nGregorio Botta nasce a Napoli il 18 aprile 1953. Nel 1980 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma\, dove segue i corsi di Toti Scialoja\, diplomandosi nel 1984. \nDopo gli esordi\, scanditi dalla partecipazione ad alcune rassegne alla Galleria Rondanini e dalle prime personali alla Galleria Il Segno\, entrambe a Roma\, si impone all’attenzione della critica in occasione di importanti appuntamenti espositivi\, tra cui Trasparenze dell’arte italiana sulla via della seta a cura di Achille Bonito Oliva\, allestita a Pechino nel 1993\, la XII Quadriennale e la Biennale dei Parchi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma\, tenutesi rispettivamente nel 1996 e nel 1998\, nonché la personale\, anch’essa nel 1998\, presentata da Ludovico Pratesi all’Istituto Italiano di Cultura a Colonia. Nel 2006 presenta ai Magazzini del Sale a Siena una selezione di lavori nei quali ritornano elementi peculiari del suo linguaggio in un singolare gioco di contrapposizioni: la leggerezza e la trasparenza del vetro\, l’opacità e la durezza del ferro. Inedita è l’introduzione del movimento\, che anima alcune istallazioni come La Porta di Pietro\, ispirata alla Madonna del Parto di Piero della Francesca. \nTra le sue personali si ricordano: Fondazione VOLUME!\, Roma (2024\, 2009); Galleria Peola Simondi\, Torino (2023\, 2020); Galleria Studio G7\, Bologna (2021)\, Galleria Nazionale d’arte moderna\, Roma (2020); Cripta Borromini a San Giovanni dei Fiorentini\, Roma (2019); Francesca Antonini Arte Contemporanea\, Roma (2017); MAC — Museo di arte contemporanea\, Santiago del Cile (2016); MAC — Museo di arte contemporanea\, Lima\, Perù (2016); Centro di arte contemporanea Pescheria\, Pesaro (2016); Triennale di Milano (2015); Forte di Bard\, Aosta (2014); Palazzo Te\, Mantova (2014)\, MACRO\, Roma (2012); Magazzini del Sale\, Siena (2006); Certosa di Padula\, Salerno (2005); Stazione metropolitana Vanvitelli\, Napoli (2005); Galleria Lo Scudo\, Verona (2001); Istituto Italiano di Cultura\, Colonia (1998). Ha firmato le scenografie di tre spettacoli di Sergio Rubini: Delitto e Castigo\, Dracula e Il caso Jekyll. Scrittore e saggista\, ha pubblicato per Einaudi (2020) Pollock e Rothko\, il gesto e il respiro e per Laterza (2022) Paul Klee\, genio e regolatezza.
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SUMMARY:ISCRA | Flotta culturale del Mediterraneo
DESCRIPTION:Progetto integrato fra il MAN\, Accademia di Belle arti ‘Mario Sironi’ di Sassari e Associazione Marco Magnani\n\n\nInaugurazione: venerdì 27 giugno ore 19 \n\n\n\nAl museo MAN di Nuoro inaugura una mostra-restituzione\, frutto di un progetto culturale di ampio respiro che ha unito\, per oltre un anno di ricerca\, diversi enti culturali\, impegnati nella valorizzazione di un territorio ricco e complesso come la Planargia. Area storica della Sardegna centro-occidentale\, la Planargia giace compresa fra la valle del fiume Temo\, unico fiume navigabile della regione\, e il versante settentrionale del Montiferru\, il più grande complesso vulcanico dell’isola. Il paesaggio della Planargia spazia dalle scogliere a picco sul mare agli altopiani dell’entroterra\, in un vasto panorama verdeggiante\, punteggiato di boschi e cascate\, cave di basalto e campi di asfodelo. \n\n\n\nIl progetto ISCRA_Flotta culturale del Mediterraneo nasce da un’idea dell’artista Leonardo Boscani e da un protocollo di intesa a più voci\, firmato dal MAN di Nuoro\, dall’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari\, dall’Unione dei Comuni della Planargia\, dall’azione concreta del Comune di Flussio\, dall’Associazione Marco Magnani\, dall’Associazione Cosinzu de Isciareu di Flussio e dall’Ecomuseo del mare e dell’acqua di Sassari; il tutto con il contributo e il supporto della Fondazione di Sardegna. \n\n\n\nGuidata da Leonardo Boscani\, una flotta di artisti – fra cui il collettivo Check Point Charly\, con Giorgio Porcheddu\, Lucia Magnifico\, Marco Facchetti\, l’ingegnere del suono e musicista Alfredo Puglia e l’artista e artigiano della pietra Carmelo Logias\, insieme ai docenti e agli studenti dell’Accademia di Sassari – ha esplorato il territorio della Planargia\, in un viaggio fra costa e mare\, traducendolo in opere che mescolano linguaggi estetici e riflessioni antropologiche: stampa d’arte e archiviazione di patrimoni tradizionali (vedi la lavorazione dell’asfodelo\, “l’oro di Flussio”)\, fotografia sperimentale\, tracce acustiche e mappatura simbolica delle relazioni tra natura e società\, scultura e indagine nei geositi della regione (vedi la valorizzazione della pietra basaltica e colonnare di Suni).  \n\n\n\nDalla navigazione lungo la costa fino all’affondo nel sito geologico di Suni\, dalla raccolta dell’asfodelo alla ferrovia che corre da Bosa a Macomer\, ecco allora un lungo viaggio per immagini\, un “interspazio” di narrazioni che\, pur diverse nei linguaggi\, convergono nell’impegno comune di ascoltare\, comprendere e restituire il carattere profondo del luogo\, la sua identità\, le sue emergenze. \n\n\n\nLa navigazione\, nelle riprese dalla rotta in vela\, fa da sfondo in mostra alla presenza statuaria di una colonna a base poligonale di basalto\, alta tre metri e dal peso di oltre sette tonnellate\, distesa simbolicamente come una antica meridiana\, un monolite arcaico\, un gigantesco reperto di pietra che porta con sé la memoria lavica effusiva della Planargia e\, insieme\, l’accesso (tramite incisione di un QRCode) a una dimensione di racconto contemporaneo\, mappe di esplorazioni condotte durante il progetto e visioni di un paesaggio consegnato ai posteri\, nella sua storia e nella sua natura. \n\n\n\nLa residenza artistica ospitata nel paese di Flussio ha legato la ricerca degli artisti alla dimensione della comunità\, coinvolta giorno per giorno nel processo di restituzione. Mentre una troupe di autori\, registi e fotografi si è mossa attraverso il territorio per trovare ispirazioni visive\, svolgere interviste\, documentare momenti di vita\, gli studenti e i professori dell’Accademia – coordinati dai professori Giovanni Sanna\, Sergio Miali\, Davide Fadda – hanno riletto l’antica pratica della lavorazione dell’asfodelo e ne hanno interpretato gli esiti formali\, mescolandoli alla sperimentazione tecnica sulla monocromia della pietra di Suni\, da cui è nato il “Nero di Planargia”\, particolare tono\, proprio del basalto\, la cui formula èstata fissata in una composizione chimica per creale un “ral” specifico da utilizzare quale colore codificato. \n\n\n\nIl progetto ISCRA delinea\, dunque\, una rotta culturale che dal mare alle colline\, dai gesti antichi alle tecnologie contemporanee\, disegna nuovi orizzonti per il Mediterraneo inteso\, non solo come spazio geografico\, ma come metafora dinamica di scambio\, mobilità e trasformazione. \n\n\n\n  Coordinamento: \n\n\n\nMuseo MAN\, Rita Moro\, Alessandro Moni;  \n\n\n\nAssociazione Marco Magnani\, Rita Delogu; Ecomuseo del mare e dell’acqua di Sassari  \n\n\n\ne Associazione Vela Latina Tradizionale (AVeLa)\, Piero Ajello. \n\n\n\nAccademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari: \n\n\n\nDOCENTI Alessandra Brancati\, Davide Manca\, Nicolas Martino\, Cristina Orsatti\, Marco Antonio Pani\, Alessandro Ponzeletti\, Giovanni Sanna\, Oscar Solinas\, Federico Soro \n\n\n\nALLIEVI Adele Abozzi\, Matteo Alba\, Antonio Cau\, Carla Cannas\, Claudia Carta\, Francesco Cherveddu\, Giommaria Chessa\, Luciana Yasmina Congiu\, Lina Dau\, Lino Deligia\, Enrico Delrio\, Christopher Filippo Dickey\, Andrea Doneddu\, Alessandra Fiori\, Taras Halaburda\, Lucia Loria\, Antonello Marchesi\, Silvia Marcias\, Margherita Masia\, Gabriel Meli\, Giovanni Moretti\, Michael Ogana\, Alice Patteri\, Simona Pes\, Rebecca Pilloni\, Oscar Piras\, Emma Porcu\, Federico Satta\, Francesco Tetti. \n\n\n\nCatalogo-album fotografico bilingue ITA/EN edizioni Interlinea\,  \n\n\n\na cura di Leonardo Boscani e Chiara Gatti\,  \n\n\n\nfotografie di Daniele Brotzu\,  \n\n\n\ntesto critico di Nicolas Martino.   Ufficio Stampa \n\n\n\nSTUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo  \n\n\n\nVia San Mattia 16\, 35121 Padova  \n\n\n\nTel. +39.049.663499  \n\n\n\nreferente Simone Raddi\, simone@studioesseci.net  \n\n\n\nwww.studioesseci.net \n\n\n\n 
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SUMMARY:ISOLE E IDOLI
DESCRIPTION:a cura di Chiara Gatti e Stefano Giuliani \ncon il contributo di Matteo Meschiari \nprogetto realizzato grazie alla partecipazione di: Fundació Pilar i Joan Miró\, Mallorca\, Musée du Louvre e Fondation Giacometti\, Parigi \nQuale legame profondo unisce un’isola ai suoi simulacri?  \nE come hanno assorbito e interpretato tale legame i maestri del Novecento  \nin viaggio fra Mediterraneo e Mari del Sud?  \nLa mostra “ISOLE E IDOLI”\, che inaugura la stagione estiva del Museo MAN di Nuoro\, nasce per rispondere a queste domande e per comprendere come il potere simbolico e mitico delle figure arcaiche\, custodite entro i confini dell’insularità\, si sia rigenerato\, a distanza di secoli\, nelle forme del moderno. \nIn bilico fra neolitico e alba del Novecento\, fra archeologia ed avanguardia\, fra gli idoli cicladici e le sculture lignee che Gauguin intagliò nei suoi anni di Tahiti\, il percorso fluttua fra passato e presente in cerca di ritorni\, sentimenti condivisi\, eredità genetiche\, spinte effusive destinate a riaffiorare a fasi alterne\, come nei cicli geologici\, e a guidare le mani degli autori tese a plasmare forme affini. Non\, dunque\, l’idea del viaggiatore che\, esplorando\, trova\, assorbe e replica. Ma il concetto\, più vitale\, che l’antico e il moderno si tocchino al di fuori del tempo e dello spazio\, fortissimamente nutriti da una medesima necessità: rappresentare l’altroveattraverso statue\, steli\, monoliti che personifichino l’invisibile in terra. \n«Non serve – scrive Chiara Gatti nel suo testo – il revisionismo postcoloniale per affermare che\, nella loro statura ieratica\, non vi sia nulla di primitivo\, esotico\, conturbante. È astrazione allo stato puro. Sono dee madri\, pietose e grandiose allo stesso tempo\, come prefiche egizie\, come offerenti etrusche\, come ancelle rubate alla pittura vascolare greca. E i loro sguardi che scrutano nel vuoto\, immersi in un’attesa casoratiana\, ricordano l’immobilità disarmata della Melencolia di Dürer\, allegoria dell’intelletto umano che medita sul destino del cosmo». \nPonendosi criticamente come una riflessione sui concetti odierni di alterità\, primitivismo e sulle loro ricadute nel cuore del dibattito postcoloniale – esteso ben oltre la storia dell’arte – la mostra affonda dentro ragioni antropologiche connaturate alla presenza di figure totemiche nei circoscritti perimetri di un’isola e spiega quanto maestri del calibro di Gauguin\, Pechstein\, Miró\, Arp o Matisse\, nel corso dei loro viaggi\, abbiano rielaborato tale convivenza\, proiettando le loro stesse icone statuarie nella dimensione assoluta del sacro. \nPartendo dalla prima “fuga” di Gauguin verso la Bretagna\, nel 1886\, secondo un concetto di isola come luogo ideale\, immune dalle derive del mondo civilizzato\, il percorso narra l’esperienza di Jean Arp\, che collezionava statuette cicladiche\, irretito dal loro magnetismo concentrato in un pugno\, e di Max Pechstein approdato nel 1914 nell’arcipelago di Palau\, dove visse a contatto con le comunità locali sull’isola di Angaur e vi ritrasse volti maschili solenni come divinità. «Vedevo gli idoli scolpiti in cui una trepidante pietà e il timore reverenziale di fronte all’imperscrutabile potere della natura avevano impresso speranza\, paura e soggezione\, davanti al loro ineluttabile destino». Joan Miró\, nei suoi appunti quotidiani\, evocava le statue Moai dell’Isola di Pasqua\, come riferimento potente per nuove forme scultoree\, riconoscendo in esse l’incarnazione di uno spirito ancestrale. E ancora\, Alberto Giacometti che aveva trovato la propria isola fra i massi erratici del Maloja\, fece di ogni suo ritratto un idolo\, un custode del tempio\, inginocchiato al cospetto dell’immateriale. \nScrive Matteo Meschiari nel suo testo a catalogo: «Il punto è cercare di capire non tanto la sociologia\, la filosofia e la geopolitica dell’essere e vivere l’isola\, quanto in che modo la geomorfologia Terra-Mare contenga in sé dei fossili di pensiero mitico\, in che modo l’incontro tra roccia e acqua sia una specie di campo morfogenetico in grado di generare mito. Gli stereotipi concettuali legati all’isola sono un filtro oscurante: esclusione\, separatezza\, solitudine\, naufragio\, arroccamento\, prigione\, esilio\, confino\, sono solo i più diffusi\, ma appena ci spostiamo in culture Ocean-centered come quella vichinga o quella polinesiana\, ci rendiamo conto che l’Occidente è impastoiato in un paradigma coloniale geocentrico che dà sempre priorità alle terre\, uno sguardo continentale che perpetua un modello geografico egemonico dove il mare è il vuoto. Per chi vive in mare\, al contrario\, l’acqua è il centro del mondo\, le sue mappe indicano paesaggi sommersi e moti di correnti\, mentre le isole\, soprattutto quelle oceaniche\, sono piccole pause\, zone di sospensione nell’immensità salata\, e l’arcipelago è un iperoggetto bucherellato tenuto assieme dal dinamismo delle acque\, dal pieno del mare». \nFlorence Henri\, Bretagne\, ile de Seine\, 1937-1940\, fotografia © Martini & Ronchetti\, courtesy Archives Florence Henri  \nUna selezione di oltre 70 opere conta reperti archeologici in arrivo dai maggiori musei di archeologia della Sardegna\, dal Menhir Museum di Laconi e dai Musei della Bretagna\, oltre al prestito eccezionale concesso dal Dipartimento di antichità greche\, etrusche e romane del Musée du Louvre di Parigi. Accanto a questi\, le opere dei maestri moderni giungono da importanti collezioni europee\, fra cui la National Gallery Prague (per le sculture lignee di Gauguin)\, la Galleria d’arte moderna di Milano\, il Musée départemental Maurice Denis\, il Museo della città di Locarno\, la Fondation Giacometti e gli Archives Henri Matisse\, cui si aggiungono l’Archivio Florence Henri e collezioni private italiane come Diffusione Italia International Group srl e la collezione di stampe di Enrico Sesana. \nUn affondo dedicato alla Sardegna preistorica offre\, infine\, un approfondimento sul mondo dell’idolo in terra sarda\, articolato intorno a quattro nuclei tematici principali: il toro (simbolo maschile associato al culto del potere e della fertilità)\, la Dea Madre (figura femminile legata alla nascita e alla continuità della vita)\, il “capovolto” (rappresentazione dell’aldilà e del rovesciamento rituale)\, e le statue menhir antropomorfe\, veri idoli scolpiti nella pietra e destinati a dominare il paesaggio come presenze eterne. \nL’allestimento\, curato dall’architetto Giovanni Maria Filindeu\, organizza l’insieme delle opere esposte in una forma spaziale che richiama la configurazione di un arcipelago formato da piccoli raggruppamenti tematici. A guidare l’articolazione degli elementi\, sia a parete che a pavimento\, sono l’uso intenzionale e critico del colore e la scelta dei materiali. In particolare\, il celenit (un aggregato di fibre di legno e cemento) utilizzato per le basi espositive\, oltre all’impiego della sabbia lavata\, legante naturale ed evocativo\, i cui toni algidi sposano la palette estiva delle trame che disegnano mappe metafisiche. \n  \nISOLE E IDOLI | ISLANDS AND IDOLS \na cura di Chiara Gatti e Stefano Giuliani\, col contributo di Matteo Meschiari \ncoordinamento di Rita Moro e Myrtille Montaud \nallestimento di Giovanni Maria Filindeu\, con Giampaolo Scifo\, Anna Usai e Bartolomeo Filindeu \nimmagine grafica Gianfranco Setzu \ncatalogo edizioni Interlinea (italiano|inglese) \n  \nUfficio Stampa  \nSTUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo \nVia San Mattia 16\, 35121 Padova \nTel. +39.049.663499 \nreferente Simone Raddi\, simone@studioesseci.net \nwww.studioesseci.net
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SUMMARY:Isole minori_Note sul fotografico dal 1990 ad oggi
DESCRIPTION:A cura di Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola \nCoordinamento di Elisabetta Masala \nIl MAN Museo d’Arte della Provincia di Nuoro e la Galleria Comunale d’arte di Cagliari\, sono lieti di presentare Isole minori. Note sul fotografico dal 1990 ad oggi\, una grande mostra fotografica che riunisce sedici progetti di autori e autrici internazionali sul tema della rappresentazione dell’isola dall’inizio del nuovo secolo ad oggi. \nCon inaugurazione prevista per il 26 giugno a Cagliari e il 27 giugno a Nuoro\, il progetto espositivo orienta la sua riflessione non solo alla dimensione geografica\, ma anche alla dimensione culturale e sociale dell’idea di isolanità. Curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola\, la mostra presenta le opere fotografiche di Jacopo Benassi\, Paola De Pietri\, Charles Freger\, Ralph Gibson\, Mimmo Jodice\, Salvatore Ligios\, Bernard Plossu\, Marinella Senatore\, Giovanna Silva\, Massimo Vitali\, Lorenzo Vitturi\, Vanessa Winship e George Georgiou (a Nuoro); Arianna Arcara\, Francois Xavier Gbré\, Luca Spano\, Karla Hiraldo Voleau (a Cagliari). \nFotografata in passato da grandi autori come August Sander\, Henri Cartier-Bresson\, Lisetta Carmi e tanti altri\, nella maggior parte dei casi la Sardegna è stata interpretata e trasmessa secondo una lettura reportagistica del territorio e delle comunità che abitavano le sue aree interne. Tali testimonianze hanno alimentato un immaginario sociale polarizzato tra stato centrale e periferia\, che ha prodotto rappresentazioni\, miti e ideologie che\, nel corso del tempo\, hanno condizionato sia il modo di vedersi degli isolani\, sia la percezione del contesto da parte di chi alla Sardegna guardava. La percezione stereotipata di luogo al di fuori del tempo\, una sorta di Eden\, si alternava alla visione incrinata dalla presenza – non meno esotica – dei banditi protagonisti della cronaca nera\, della periferia lontana e di altri riferimenti inerenti il tema del sottosviluppo. \nLa mostra mette in rilievo come tale rappresentazione si sia modificata nel corso degli ultimi 25 anni\, con un ampliamento dell’indagine visiva a nuove modalità di azione e relazione con territorio e comunità. Le rappresentazioni simboliche e ideologiche dello spazio insulare che ne emergono offrono uno spaccato di tematiche differenti\, che vanno dalla storia delle culture alla trasformazione della società contemporanea\, lasciando intravedere in trasparenza elementi di persistente subalternità. Guardando le coste ed il mare\, nonché l’interno dei contesti urbani più estesi\, artisti e artiste restituiscono un vocabolario visivo della Sardegna che ne consente una contestualizzazione culturale nell’area mediterranea allargata prima ancora che in quella italiana. \nApre la mostra un prologo-omaggio a quattro grandi autori attivi da molti anni\, che hanno dedicato all’isola alcune fotografie significative sia all’interno del loro percorso che nella rilettura del paesaggio sardo: la metafisica marina legata alla cultura mediterranea di Mimmo Jodice ripresa a Punta Pedrosa (1998) e a Molara (1999)\, i vagabondaggi poetici di Bernard Plossu tra Carloforte e La Maddalena (2002)\, l’ironica rivisitazione del tema del nudo di Ralph Gibson (1986) e la spettacolare documentazione della presenza turistica in spiagge come il Poetto (1995)  di Massimo Vitali introducono lo spettatore nella mostra e nel nuovo secolo. \nDivisi in stanze monografiche\, gli autori presenti al MAN di Nuoro leggono la contemporaneità nella persistenza del ruolo della maschera nel racconto di antiche tradizioni e rituali\, rivisitate da Salvatore Ligios per mettere in discussione la coscienza identitaria e la perdita degli elementi culturali locali (2007) oppure da Charles Fréger (2010-2011); oppure ancora nell’attesa eterna (e spesso invana) di una rinascita sociale\, culturale ed economica come per l’evento di inaugurazione delle architetture per il mancato summit della Maddalena (Giovanna Silva\, 2009); o nel rapporto tra passato e presente nel Monumento a Garibaldi e nelle fortificazioni di granito nell’isola di Caprera (Paola De Pietri\, 2022). Pratiche di interazione e partecipazione tra arte e comunità si manifestano nel racconto delle diverse idee di cittadinanza nelle opere di Marinella Senatore (2013) e Vanessa Winship e George Georgeou (2014). Jacopo Benassi (2021) e Lorenzo Vitturi(2022) agiscono rispettivamente a Donori e in Valle della Luna\, per affrontare concettualmente l’idea di isolamento. \nNella sede di Cagliari sono presenti quattro autori accomunati dal rapporto tra fotografia e letteratura\, a fornire un’ulteriore interpretazione e formalizzazione di tematiche come quella dei rapporti interpersonali sui quali si concentrano\, a partire dalla lettura dei racconti di Sergio Atzeni\, il lavoro inedito di  Arianna Arcara (2025) e quello di Karla Hiraldo Voleau che cerca di rileggere la Generazione Z attraverso il lascito pasoliniano di Comizi d’amore (2023)\, mentre le costruzioni di mondi tra immaginazione e documentazione di Luca Spano (2020-2021) guardano all’esperienza letteraria di DH Lawrence. Il tema del viaggio e della nuova lettura del territorio è riscontrabile nei lavori di Francois Xavier Gbré dove viene mostrata la nuova configurazione sociale ed economica successiva al fenomeno delle migrazioni\, con tutte le conseguenze che esso comporta. \nLa mostra presenta opere di straordinaria qualità visiva e propone visioni nuove di luoghi noti\, attraverso le quali si possono aprire riflessioni di diversa natura intorno ai tanti temi sollevati dalle opere esposte. La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue edito da Interlinea\, contenente un dialogo fra i due curatori\, la riproduzione delle opere esposte e le schede biografiche e critiche degli autori e delle autrici incluse nel progetto espositivo.
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