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SUMMARY:Diorama. Generation Earth
DESCRIPTION:a cura di Chiara Gatti\, Elisabetta Masala \nin collaborazione con Storyville \ncon un testo a catalogo di Felice Cimatti e Fabio Merlini \nIl MAN di Nuoro annuncia per l’estate una grande mostra che trasformerà tutte le sale del museo in uno spazio dinamico e sensibile\, fatto di narrazioni e visioni\, memorie della terra e nuovi orizzonti. Il MAN\, come un gigantesco diorama – illusione in scatola di un mondo verosimile\, dispositivo usato soprattutto nei musei di storia naturale per illustrare gli ambienti della biosfera – tornerà a proporre al pubblico una esperienza di “attraversamento” del museo\, già sperimentata nel 2022 con la mostra SENSORAMA\, interrogandosi ancora una volta su temi di attualità. Derivato dal greco dià (attraverso) e òrama (visione)\, DIORAMA significa “vedere attraverso” o “all’interno di qualcosa”. In questo caso\, attraverso spaccati di mondi naturali e innaturali\, popolati di creature e vegetazioni reali o ricreate\, in una prospettiva che rende sempre più ambiguo il limite fra autentico o generato dall’intelligenza artificiale\, possibile o impossibile. \nGiuliana Rosso\, Catatonico iridescente\, 2019. Tecnica mista\, cartapesta. Courtesy l’artista e Almanac London – Torino. Ph. Sebastiano Pellion. \nIn un’epoca di mutamenti ecologici e sociali senza precedenti\, con impatti che si estendono in maniera inedita attraverso tempo e spazio\, è importante ripensare il nostro rapporto con il mondo e le sue rapide metamorfosi. Siamo di fronte ad una trasformazione ecologica globale che impone una riflessione profonda sulla condizione dell’essere umano\, sulla storia della terra e sul nostro legame con le altre specie viventi. Ripensare la nostra relazione con il pianeta implica la ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di comunicazione\, essenziali per rinnovare le connessioni tra il mondo umano e quello non umano. È dalla convinzione di dover partecipare attivamente a questo processo di reinvenzione che nasce DIORAMA – Generation Earth. L’idea di essere la prima generazione che si confronta con la possibilità realistica dell’estinzione della propria specie comporta un forte senso di inquietudine. Partendo da questa condizione di smarrimento\, DIORAMA esplora\, senza la pretesa di essere analitica ed esaustiva\, l’attuale scenario\, proponendo possibili visioni che riflettano su tematiche tanto urgenti. \nGli artisti selezionati\, italiani e internazionali\, offrono attraverso le loro opere\, fra dipinti e sculture\, installazioni e video\, un ventaglio di interpretazioni che spaziano dalla creatività mimetica alla trattazione del post-naturale\, dall’ibridazione interspecifica alla tassidermia da wunderkammer\, dall’invenzione del paesaggio naturale alle inesplorate visioni dell’intelligenza generativa. Attraverso le opere\, DIORAMA – Generation Earth intende suscitare un dialogo critico e incentivare una riflessione sulla nostra posizione all’interno della biosfera e invitare a una rinnovata relazione con essa. Gli artisti si pongono così come catalizzatori di un cambiamento radicale\, con la loro capacità di vedere oltre il visibile\, ci invitano a gettare le basi di un immaginario diverso\, che possa guidarci verso un futuro inclusivo e rispettoso di tutte le forme di vita. \nWangechi Mutu\, Untitled\, 2004. Tecnica mista su carta. Collezione Giuseppe Iannaccone\, Milano. Ph. Studio Vandrasch \n\nPercorso\n“L’origine” è il prologo del percorso\, il formarsi della terra e della galassia. Il visitatore assiste allo spettacolo della genesi di quell’amalgama composta da materia ed energia oscura. All’insegna di parole chiave\, quale organico e inorganico\, natura/arte e le sue trasformazioni\, artiste e artisti si appropriano\, lungo le sale\, della “natura”\, racchiudendola all’interno di un loro sistema/contenuto che la imita\, e al tempo stesso la conserva\, la re-immagina. \nCome una produzione in serra\, il mondo naturale viene ricreato e imitato. Mimesi e rappresentazione animano le opere di Barragão\, Kusumoto\, Roberti\, Illenberger\, Bauer. Il mondo naturale\, fissato in una forma scultorea o sigillato nel circuito del tessuto\, riproposto dalla sensibilità dell’uomo o dall’intelligenza artificiale\, acquisisce un insolito dinamismo e una nuova realtà. \nJulia Carrillo\, Tiempos lumínicos\, ph. Hojarasca – Arte Abierto.jpg \nIbridazioni\, interspecismo e eco-distopia\, sono scenari di un futuro prossimo che occupano la sezione dove germinano ecosistemi alieni\, esiti del post-naturale\, incontri con una alterità che impone di ridimensionare la prospettiva antropocentrica. Un tunnel di luce evoca un laboratorio per creature ibride (di Massoulier\, Grünfeld\, Chiamenti) e culmina con una grande opera di Wangechi Mutu\, madre terra fluida\, che sovrasta un universo nel quale si fondono umani\, animali e piante\, alieni e terrestri\, femminile e maschile; un trionfo del termine “intertwined”: esseri viventi appartenenti a un mondo che non prevede divisioni tra razze\, generi e specie. \nArtisti in mostra:\n\nVanessa Barragão\, Massimo Bartolini\, Susanna Bauer\, Alessandro Biggio\, Eelco Brand\, Julia Carrillo\, Giovanni Chiamenti\, Elisabetta Di Maggio\, Alexandra Daisy Ginsberg\, Thomas Grünfeld\, Sarah Illenberger\, Georges Koutsouris\, Mariko Kusumoto\, Chiara Lecca\, Christiane Löhr\, Théo Massoulier\, Wangechi Mutu\, Daniela Novello\, Francesco Panozzo\, Marta Roberti\, Giuliana Rosso\, Kiki Smith\, Ketty Tagliatti\, Thomas Thwaites\, Luca Trevisani\, Anna Citelli e Raoul Bretzel.
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SUMMARY:El Greco. Dialogo tra due capolavori
DESCRIPTION:In collaborazione con Accademia Nazionale di San Luca\, Roma e i Musei Civici di Reggio Emilia \nDopo il successo della mostra dedicata al dialogo ideale fra Giotto e Lucio Fontana nel segno dell’oro e della sua simbologia\, il museo MAN propone\, per Natale 2024\, un nuovo progetto inedito dedicato al dialogo fra due capolavori di El Greco\, al secolo Domínikos Theotokópoulos (1541-1614)\, celebre maestro del Siglo de Oro\, il secolo dell’oro spagnolo\, noto per l’esasperazione delle sue forme allungate nello spazio\, i toni luminescenti del colore\, il forte ritmo delle linee e del gesto sulla tela. \nDefinito il “Delacroix del Rinascimento”\, “il Nabi delle belle icone”\, amato da Cézanne e da Picasso che dichiarava il suo debito ripetendo «Yo soy El Greco!»\, El Greco è uno fra i massimi rappresentanti della pittura europea del tardo rinascimento. \nNato a Creta nella prima metà del Cinquecento\, all’epoca parte della Repubblica di Venezia\, si trasferì in Laguna nel 1567. \nAlla ricerca di un nuovo modo di dipingere\, di una dimensione dinamica che si allontanasse dall’universo bidimensionale\, astratto e immobile della tradizione d’oriente\, operò nella bottega dell’anziano Tiziano. Da lui imparò l’uso espressivo del colore: violento\, totale\, pastoso\, luminoso\, spirituale. A Venezia fu folgorato dal senso del movimento e dall’uso drammatico della luce di Tintoretto. Da Jacopo Bassano apprese gli elementi formali della narrazione pittorica\, l’uso della prospettiva e degli sfondi architettonici. \nDopo un breve e burrascoso soggiorno a Roma\, ospite del cardinale Alessandro Farnese\, si trasferì a Toledo\, col sogno di conquistare i favori del re Felipe II ed essere nominato pittore ufficiale della cattedrale. Onore che non ottenne\, pur trovando nella città spagnola blasonate committenze che gli permisero di sviluppare il suo concitato linguaggio pittorico\, fatto di bagliori improvvisi\, torsioni audaci dei corpi liquidi\, che conferiscono alle figure una acuta manifestazione dei loro sentimenti e dei moti dell’animo. \nIl MAN\, grazie a un accordo di collaborazione con l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma\, presenta per l’occasione il ritrovamento di un capolavoro di El Greco\, L’Adorazione dei Magi\, rimasta per secoli ignota alla cronache e restituita solo di recente alla paternità del genio cretese\, complice un accurato restauro e una campagna di studi scientifici che ne hanno riportata alla luce la storia travagliata. Un film documentario\, prodotto dal MAN e realizzato dal regista Stefano Conca Bonizzoni con gli interventi di Claudio Strinati\, Fabrizio Biferali e Fabio Porzio\, introduce la visita alla mostra che contempla altresì un secondo capolavoro\, il Salvatore benedicente dei Musei Civici di Reggio Emilia\, reduce dalla importante antologica del maestro al Palazzo Reale di Milano.
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SUMMARY:Christiane Löhr. Accumuli
DESCRIPTION:a cura di Chiara Gatti con un testo critico di Bruno Corà \nArchitetture di natura. Cupole di semi e cattedrali di fili d’erba. L’artista tedesca\, toscana d’adozione\, presenta al MAN una ampia installazione che punteggia il piano nobile del museo di sculture leggere e impalpabili\, un inno alla levità della natura e\, insieme\, alla sua complessità. \nAbilissime nell’issare sculture fatte di soffioni\, steli\, baccelli o crini di cavallo\, le mani di Christiane Löhr issano nello spazio sottili strutture arboree\, edificano paesaggi minimi. \nA nuove forme astratte per piccoli templi silvestri si aggiunge\, per l’occasione\, un omaggio alla Sardegna\, che vede l’autrice presentare piccoli accumuli di chicchi o sementi\, a evocare torri e costruzioni nuragiche. \nL’ispirazione naturale non diventa tuttavia\, nella ricerca di Löhr\, una testimonianza didascalica della vegetazione e delle sue specie. La sua riflessione sublima la materia in una dimensione di astrazione radicale e di forma assoluta\, fatta di equilibrio e proporzione fra gli elementi\, senso dello spazio e valore del vuoto. \nIl percorso della mostra conta anche una scelta di disegni su carta\, realizzati con pastello a olio\, grafite o inchiostro\, frutto di un analogo processo scultoreo\, in cui le fibre della carta sono sfregate e graffiate come materia plastica. \nPortrait Christiane Löhr / Foto Salvatore Mazza \nChristiane Löhr\, (Wiesbaden\, Germania\, 1965) vive e lavora tra Prato e Colonia. Si laurea alla Kunstakademie di Düsseldorf con Jannis Kounellis (1994) con il quale poi completa un Master of Arts (1996). Ha esposto a Chaumont-sur-Loire\, Haus am Waldsee\, Museo e Real Bosco di Capodimonte\, Museo San Fedele di Milano\, Wuppertal\, Kunsthaus Baselland\, Muttenz\, MART di Rovereto\, Villa Panza\, Varese\, Centro Pecci\, Prato. Nel 2001 ha preso parte alla 49° Biennale di Venezia curata da Harald Szeemann e nel 2016 è stata insignita del Premio Pino Pascali. \n  \n  \n  \n 
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SUMMARY:Una Szeemann. Scenafenomenica
DESCRIPTION:  \na cura di Elisabetta Masala con un testo critico di Juliette Desorgues \nIl magico e la mitologia\, la tradizione classica e la cultura arcaica si mescolano nella ricerca dell’artista svizzera che sperimenta materiali dal valore fortemente espressivo in un racconto corale dalle sfumature epiche. \nDivinità della terra e della notte\, simbologie arcane\, proprietà benefiche delle piante e antiche sapienze botaniche permeano l’opera di Una Szeemann di mistero e\, insieme\, di memorie ataviche\, mentre il sentimento selvatico dei boschi prende corpo in forme astratte ma potentemente evocative. \nIl progetto per il MAN si presenta connesso al territorio della Sardegna\, alle sue asperità\, alla leggenda delle Janas e alla persistenza archeologica nel paesaggio\, laddove la natura stessa pare talora fossilizzarsi\, mimetizzarsi con le pietre e con le creste del Supramonte.  \nUna Szeemann – Courtesy dell’artista \nUna Szeemann  \n(Locarno\, CH\, 1975) vive e lavora a Zurigo e Tegna. Ha completato gli studi di recitazione a Milano. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre internazionali\, tra cui al Kunsthaus Zürich\, alla Kunsthalle Winterthur\, al Museo Cantonale d’Arte di Lugano\, al Kunstmuseum Luzern\, al Kunstverein Hamburg\, al Belvedere 21 di Vienna\, alla Biennale di Venezia\, alla Biennale di Busan\, alla Biennale di Lione e alla Manifesta 11 di Zurigo. Insegna presso istituti accademici come la Zürcher Hochschule der Künste (ZHdK)\, la Haute École d’Art et de Design di Ginevra (HEAD) e altre università. \n  \n  \ncon il supporto di: \n \n 
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SUMMARY:Alessandro Biggio. Filira
DESCRIPTION:a cura di Chiara Gatti con un testo critico di Caterina Riva\nIl progetto inedito Filira presenta un ciclo nuovo di opere che l’artista cagliaritano in una mostra personale concepita come un unico lavoro\, un ambiente totale dove tele e sculture sono connesse fra loro in una visione d’insieme organica ma unitaria. \nNoto per le sue ricerche sulla cenere generata dalla combustione delle essenze del suo giardino di Calasetta\, quale strumento plastico per realizzare sculture dalla materia fragile\, Biggio ha sperimentato in tempi recenti una forma di pittura usando il succo delle bacche di fillirea che spremute producono un colore ocra scuro\, dalle sfumature violacee. \nCosì\, come il ciclo delle sue sculture di cenere\, frutto di una riflessione autentica sul ciclo della vita e degli elementi\, allo stesso modo la pittura trascrive impronte di natura\, nella sua metamorfosi e consunzione. Sullo sfondo\, aleggia la citazione di un mito greco. Filira\, ninfa figlia di Oceano e di Teti\, era amata da Cronos cui tentò di sfuggire mutandosi in giumenta. Ma Cronos\, trasformandosi in stallone la raggiunse e si unì a lei. Filira diede alla luce un figlio\, una creatura ibrida\, il centauro Chirone. Sconvolta alla vista del figlio\, chiese a Zeus di essere trasformata in un arbusto che prenderà il suo nome\, fillirea. Con l’estratto delle bacche di questa pianta\, Biggio traccia sulla tela vestigia di una vegetazione effimera. \n\nA Biggio_portrait_ph Barbara Pau \n  \n\n\nAlessandro Biggio (Cagliari\, 1975)\, vive e lavora fra Cagliari e Calasetta. Laureato in economia\, si dedica oggi alla ricerca estetica. Nella sua pratica artistica\, il processo di esplorazione e sperimentazione sulla materia riveste un ruolo fondamentale. Le sue sculture\, installazioni e monotipi sono sempre frutto di stratificazioni di gesti e di fasi il cui risultato finale rappresenta un possibile momento di equilibrio\, tra governo e perdita di controllo del processo\, tra disfacimento e forma. Ha partecipato a mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati tra cui: Biennale d’arte contemporanea Gherdëina\, Museo MAN Nuoro\, Fondazione di Sardegna\, Museo Marino Marini Firenze\, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Cagliari\, Galerie Stadtpark Krems\, GAMeC di Bergamo\, CLER Milano\, Fondazione Bartoli-Felter Cagliari. Nel 2020 è tra gli assegnatari del Pollock-Krasner Foundation Grant. \n\n  \n 
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