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SUMMARY:Arte al centro
DESCRIPTION:Il Museo MAN prosegue il dialogo con il territorio e con la città di Nuoro attraverso il progetto Arte al centro(tavola) che\, nato dall’idea che il museo è un luogo dinamico\, di creazione e incontro con l’esterno\, ha proposto a un gruppo di artisti di confrontarsi con uno spazio quotidiano. Con Arte al centro(tavola) 5 artisti sono stati invitati a realizzare un centro tavola\, esposto in alcuni ristoranti di Nuoro nel periodo natalizio\, dove l’opera d’arte reinterpreta la funzione tradizionale e decorativa dell’oggetto. Artisti: Roberto Fanari\, Nicola Filia\, Terrapintada\, Marcello Scalas\, Grazia Sini. Ristoranti: Dai monti del Gennargentu\, Il Portico\, Il Rifugio\, Monti Blu\, Ristorante Ciusa.
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SUMMARY:Luciano Secci
DESCRIPTION:Assolo è un progetto del Museo MAN pensato come approfondimento su artisti sardi e come operazione di ricerca sulla produzione artistica regionale. In questo modo il Museo intende dare un impulso per una ricognizione e una indagine sul territorio che risulterà unica per la documentazione di artisti ignoti o poco conosciuti la cui qualità è particolarmente significativa. Il programma è iniziato con Luciano Secci.DM00001 DM01400 Catalogo dell’esistenza. La grande produzione di questo sorprendente artista di Nurri è testimoniata dall’utilizzo di diverse tecniche\, dal disegno all’incisione\, dall’acquerello alla ceramica\, che ci restituiscono l’immagine di una creatività in continuo divenire\, un pensiero che si sviluppa attraverso il segno che individua ogni frammento di vita per analizzarlo\, approfondirlo e rivelarlo. Una forma di tradurre l’esistenza che passa dall’immagine mentale al disegno come un archivio del pensiero esposto con oltre 370 opere. La mostra è realizzata grazie al generoso contributo della famiglia Secci.
URL:https://www.museoman.it/event/luciano-secci/
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SUMMARY:Henri Cartier-Bresson
DESCRIPTION:La mostra\, a cura della Fondation Henri Cartier-Bresson\, dell’Agenzia Magnum Photos e dell’Agenzia Contrasto\, è organizzata da Imago Multimedia – agenzia fotografica e casa editrice di Nuoro – col contributo fondamentale dell’Agenzia Regionale Sardegna Promozione e la collaborazione del Museo MAN. Evento unico in Sardegna\, include 155 fotografie che furono scelte dallo stesso autore\, con l’intenzione di creare una retrospettiva esauriente della sua opera fotografica. La mostra è come un lungo viaggio attraverso il tempo di Henri Cartier-Bresson e il suo essere presente in ogni attimo dell’esistenza; nessuno come lui ha saputo condensare negli anni di intensa attività fotografica e artistica in giro per il mondo un’osservazione puntuale e profonda\, cosciente e originale in ogni situazione. La realtà documentaristica e la propensione di Henri Cartier-Bresson a non manipolare lo sguardo e l’evento che si trovava davanti\, trova sbocco in una profonda poesia del quotidiano\, di gesti\, avvenimenti e volti comuni in apparenza privi di importanza. Ma che sia gente di strada – bambini che giocano\, venditori ambulanti\, passanti – nei tempi usuali del lavoro e nei riti della festa\, o che siano i protagonisti degli avvenimenti principali del Novecento – la fine della Seconda Guerra Mondiale\, la morte di Gandhi\, gli artisti più noti del momento – ogni evento è per lui occasione di esercitare la consapevolezza interiore; un’azione e un esercizio che condensava in attimi significanti la vita\, “attimi decisivi” che lui – e solo lui – riusciva a cogliere quando riusciva a “mettere sulla stessa linea di mira il cuore\, la mente e l’occhio”. Una mostra che scalza le debolezze\, le incongruenze\, le distrazioni del nostro sguardo oggi persino troppo sollecitato dalle immagini che corrono veloci; una mostra che rende omaggio all’opera tutta di Henri Cartier-Bresson\, al disegno e alla pittura che furono le sue prime vere passioni e che lui per primo in Occidente seppe condividere e articolare in una pienezza dove il rapporto e l’uso dei diversi mezzi di espressione sono solo un gioco\, utile per comunicare coi propri simili.
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SUMMARY:Giovanni Pintori
DESCRIPTION:In occasione della settimana internazionale della grafica\, l’Aiap Design Per ha proposto\, in collaborazione col Museo MAN\, un’ampia ed esaustiva antologica sulla figura e sul lavoro di Giovanni Pintori\, straordinario protagonista della storia della grafica in Italia\, celebrato e riconosciuto internazionalmente. Il racconto del suo percorso parte dalla fine degli anni Trenta sino agli anni Novanta attraverso un corpus di opere\, raccolte secondo una interpretazione che ne evidenzia la modernità progettuale a sottolineare l’importanza e il significato delle sue scelte e l’unicità della sua figura all’interno del panorama della grafica internazionale. Pintori è stato un personaggio estremamente lucido e consapevole dei meccanismi e delle problematiche connesse alla professione del grafico nella scelta degli apparati compositivi\, iconografici e simbolici impiegati. \nLa sua competenza\, la sua professionalità e la sua cultura\, insieme alla fantasia e creatività\, traspaiono da tutti i suoi lavori e ci fanno comprendere la sua rilevanza nella pratica e nell’estetica del design contemporaneo\, dall’ipotesi di un originale stile d’impresa a un modo di pensare prima che di comporre. Giovanni Pintori nasce nel 1912 a Tresnuraghes (Oristano)\, da genitori originari di Nuoro\, cittadina dove la famiglia fa ritorno nel 1918. Dopo aver frequentato l’ISIA di Monza\, nel 1936 inizia la collaborazione con l’Ufficio Tecnico Pubblicità Olivetti\, del quale diventa responsabile nel 1940\, legando il suo nome all’ascesa della azienda di Ivrea in una serie lunghissima e fortunata di manifesti\, pagine pubblicitarie\, insegne esterne\, stand. Nel 1950 ottiene il primo di una lunga serie di riconoscimenti: la Palma d’Oro della Federazione Italiana Pubblicità. Nel 1952 il MoMA di New York organizza la mostra Olivetti: Design in Industry. \nNel 1953 entra a far parte dell’AGI (Alliance Graphique Internazionale)\, che nel 1955\, durante l’esposizione al Louvre di Parigi\, dedica al lavoro di Pintori per Olivetti un’intera sala. Sempre nel 1955 gli viene conferito il Certificate of Excellence of Graphic Arts dell’AIGA (l’Associazione dei graphic designer statunitensi) e\, l’anno dopo\, la Medaglia d’Oro e il Diploma di Primo Premio di Linea Grafica e della Fiera di Milano. Nel 1957 ottiene il Diploma di Gran Premio alla XI Triennale di Milano e partecipa all’annuale mostra dell’AGI a Londra. Le sue immagini accompagnano numerosi articoli sull’azienda Olivetti\, il suo design e la sua comunicazione fanno il giro del mondo comparendo in testate come Fortune (USA\, 1953\, 1957)\, Graphic Design (Giappone\, 1967)\, Horizon (USA\, 1969). Nel 1960 scompare Adriano Olivetti. Nel 1962 Pintori ottiene un altro prestigioso riconoscimento internazionale: il Typographic Excellence Award del Type Directors Club di New York\, seguito nel 1964 dal Certificate of Merit dell’Art Directors Club di New York. Nel 1966 gli viene dedicata una grande mostra personale a Tokyo. \nDopo il 1967\, lasciata l’Olivetti per dedicarsi alla libera professione\, collabora\, fra gli altri\, a progetti per Pirelli\, Gabbianelli\, Ambrosetti e Parchi Liguria. Nel 1981 inizia una collaborazione con l’azienda di trasporti Merzario\, per la quale realizza la grafica dei bilanci annuali e delle pagine pubblicitarie. Dopo questa esperienza lascia la professione di grafico e si dedica completamente alla pittura. Giovanni Pintori muore a Milano il 15 novembre del 1999.
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SUMMARY:Glo Guardarsi l’ombelico
DESCRIPTION:Glo – Guardarsi l’ombelico è il titolo del primo progetto di collaborazione tra il Comune di Nuoro e il Museo MAN. Nelle sale dell’edificio dell’ex ASL di Via N. Ferracciu\, dal 29 marzo al 17 luglio (prima parte) e poi dal 27 settembre al 05 febbraio 2012 (seconda parte) circa un centinaio di artisti di questa città si sono alternati proponendo una selezione della loro più recente produzione\, per questo che consideriamo come l’inizio di un’indagine sulla ricchezza creativa di Nuoro che potrebbe allargarsi alla Provincia e\, per cerchi concentrici\, a tutta la Regione\, facendo in modo di registrare a Nuoro ciò che di nuovo (con un felice gioco di parole) viene prodotto da artisti di diverse generazioni\, dai maestri più anziani ai giovanissimi alle prime armi. Questa la vocazione del progetto\, costruito attraverso pochi pezzi\, esposti con rigore a comporre un gioco di rimandi e risonanze che raccontino storie come aforismi o haiku. Il titolo dell’evento\, ironicamente\, invita a osservarsi con una certa leggerezza. La posizione migliore per pensare è sembrata ad alcuni quella che permette di guardare il proprio ombelico\, e meditare su quello. Questo tipo di meditazione prende il nome di “guardarsi l’ombelico”. Ma l’ombelico\, con la sua simbologia\, è ancora una volta una scelta concettuale: racchiude in sé il significato del legame\, dell’origine ma rappresenta anche la cesura capace di lasciar traccia di sé\, il taglio del cordone ombelicale che suggella a memoria e in modo indelebile il segno che costruisce la nostra identità. L’ombelico è legato alla posizione centrale nel corpo umano che suggerisce un fulcro psichico\, simbolico\, geografico\, temporale: la nascita\, l’inizio e la fine\, il divenire\, una sorta di mandala sempre attuale con tutto quello che comporta e ne deriva. L’omphalon greco identifica non tanto un punto fisso ma un processo che da questo punto si attiva. È la cicatrice della nascita fisica\, il segno tangibile di un vincolo con la madre biologica\, è legato all’eros\, all’estetica ma anche alla vulnerabilità per il suo trovarsi nella posizione più esposta e molle dell’addome. Rappresenta il mistero del rapporto che ci lega nella generazione e attraverso le generazioni. Il legame reciso e continuamente da recidere e suturare\, come sola possibilità di crescita. Un legame che costruisce la nostra identità\, ma sancisce anche quello con l’esistenza. \n\n\n\nCronogramma di Glo – Guardarsi l’ombelico\n\n\nSeconda Parte\n\n27.09 – 09.10.2011: Michela Balloi\, Pasquale Bassu\, Efisio Cardia\, Laura Manca\, Salvatore Marras\, Francesco Melis\, Piero Pais\, Francesco Rais\, Graziano Rocchigiani.\n11.10 – 23.10.2011: Tarcisio Balloi\, Fabrizio Bruno\, Giancarlo Crisponi\, Toni Marcovecchio\, Stefano Marongiu\, Pietrina Mattana\, Franco Mura\, Fabrizio Ortu\, Sergio Rocchigiani.\n25.10 – 06.11.2011: Franca Carboni\, Simona Ciusa\, Salvatore de Gioannis\, Francesca Floris\, Marisa Mereu\, Giuseppe Moro\, Tiziana Pala\, Graziella e Immacolata Sotgiu\, Nicola Virdis.\n22.11 – 04.12.2011: Daniele Boninu\, Renato Brotzu\, Fiorentino Deroma\, Elke Hoyer\, Thomas Longo\, Sandro Mattei\, Daniela Mureddu\, Massimo Onnis\, Salvatore Pau.
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SUMMARY:La città ideale
DESCRIPTION:Parallelamente alla rassegna Glo – Guardarsi l’ombelico\, il Dipartimento educativo del MAN ha lanciato il nuovo contest fotografico “La città ideale”\, che vuole promuovere una riflessione sulla città e invita tutti a condividere il proprio sguardo su di essa\, inviando da una a dieci immagini all’indirizzo didattica.man@gmail.coma partire dal 27 settembre\, data in cui è iniziata\, nello spazio Glo dell’edificio ex ASL di Via N. Ferracciu\, la seconda parte di Glo – Guardarsi l’ombelico. \nIl contest “La città ideale” ha voluto estendere l’indagine sulla ricchezza creativa di Nuoro all’intera comunità\, coinvolgendola attivamente in uno scambio di storie e punti di vista. La prima scadenza per l’invio dei progetti è stata fissata per il 6 gennaio 2012. Al termine del contest il materiale raccolto sarà esposto nello spazio Glo dell’edificio ex ASL. All’interno della pagina facebook del MAN sarà possibile visionare tutti i lavori ed esprimere una preferenza per assegnare il primo premio. \n\n\n\nLa città ideale\n\n\n18.11 – 20.11.2011 \nIn occasione della manifestazione “Autunno in Barbagia”\, il Museo MAN e il Comune di Nuoro hanno organizzato\, nello spazio Glo dell’edificio ex ASL di Via N. Ferracciu\, la mostra dal titolo La città ideale\, in cui sono state esposte circa venti opere della Collezione permanente del MAN e presentato l’intervento site-specific Blank Map Project dell’artista Giulia Casula. La città come centro di perfetta convergenza tra microcosmi umani diventa ideale solo in una concezione mentale dove lo spazio si pone al servizio dell’uomo. Un concetto da sempre oggetto di riflessione umana: la città sito da progettare e in cui vivere in armonia\, luogo di incontro sociale\, organizzazione politica e di pianificazione economica. Questa immagine\, se anche rimane utopica nella sua realizzazione generale e vive\, forse\, nel ricordo di un passato non meglio identificato o nell’idea di una trasformazione in avvenire\, un luogo sospeso di scorci urbani\, interni di edifici e periferie all’interno di una mappa ideale. «Il luogo non è nulla fuori dalla mente; la grandezza fisica non è nulla all’interno della mente» (Hobbes)\, sicché la conoscenza si dispone\, alla fine\, secondo il modello del mapping\, della relazione tra le due mappe\, interiore ed esteriore. E proprio perché quella interiore corrisponde allo spazio immaginario e prevale su quella esterna ricomprendendola\, la città non è solo un’astrazione architettonica ma un luogo di incontro tra due mondi.
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SUMMARY:Caratteri ereditari e mutazioni genetiche
DESCRIPTION:Caratteri ereditari e mutazioni genetiche è il titolo della mostra che il Museo MAN ha inaugurato facendo dialogare la propria Collezione con sei artisti viventi che\, traducendo lo slancio di Dal Novecento ad oggi\, avvalorano la vocazione contemporanea del museo e la necessità di rappresentare il testimone che la nostra epoca lascerà in eredità. La declinazione del progetto ha previsto uno sguardo maschile e uno femminile con i sei artisti di generazioni diverse che si relazionano con le opere della Collezione. \nLe artiste sono rappresentate dalla giovanissima Rachele Sotgiu\, dalla solida Giusy Calia e dalla vigorosa Zaza Calzia che polverizza ogni dubbio sulla sua visione del mondo\, mentre gli artisti sono Graziano Salerno\, Vincenzo Pattusi e Vincenzo Grosso: una talentuosa promessa e due geniali scommesse di questo territorio. La Collezione è una delle testimonianze più importanti della crescita\, dell’ evoluzione e del costante impegno del museo. Un lavoro complesso e difficile\, fatto di accelerazioni\, stasi e nuovi slanci che definiscono un percorso in continua evoluzione che non si esaurisce nell’esaltazione di alcuni punti fermi\, ma che fa della sua singolare ricerca nel panorama artistico isolano una caratteristica esclusiva che dà spazio a opere e autori meno noti\, ma non per questo meno interessanti\, che\, grazie agli esiti del loro percorso\, restituiscono un contesto di squisita e inaspettata ricchezza. \nNel tentativo di ridefinire la percezione di patrimonio e identità\, il MAN ha invitato artisti contemporanei ad un dialogo aperto\, creando suggestivi spazi di sospensione\, contemplazione e cortocircuito\, vere e proprie stazioni di un percorso che intreccia precise conversazioni con i maestri della storia dell’arte in Sardegna. Lo spazio condiviso ha invitato a una riflessione e nello stesso tempo ha offerto nel suo insieme una efficace immagine della qualità dei diversi linguaggi artistici. In questa occasione le opere che ogni artista ha scelto hanno funzionato come una sorta di punteggiatura del loro discorso\, un dispositivo che in qualche misura ha aiutato a definirne il senso e il ritmo. Per l’inaugurazione Giovanni Carroni ha letto il racconto di Graziano Salerno La leggenda dell’uomo liberato.
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DESCRIPTION:Nell’ambito della tredicesima edizione del Festival Dromos “I racconti del velo”\, negli spazi del Parco dei Suoni di Riola Sardo è stato inaugurato Muc(h)ador\, la mostra collettiva che ha proposto una selezione di opere di Alessandro Biggio\, Giulia Casula\, Maimouna Guerresi\, Maria Antonietta Mameli\, Sukran Moral\, Giulia Sale\, sei artisti chiamati a interpretare “I racconti del velo”\, titolo del festival che individua nel velo un elemento centrale e denso di significai in innumerevoli culture del presente e del passato (compresa quella sarda). \nIl Festival Dromos\, che da qualche anno costruisce insieme al Museo MAN la possibilità di felici convivenze\, si configura come collettore di una pluralità che fa parte della nostra esperienza\, troppo spesso relegata nelle caselle dei cruciverba che si trasformano rapidamente in rebus e sciarade irrisolvibili. La complessità che ancora una volta qui si vuole restituire è appena una semplice sottolineatura rispetto alla ricchezza\, alla straripante abbondanza\, alla marea infinita di combinazioni che ci viene profusa simultaneamente e contemporaneamente dal mondo\, in cui appare facile la coesistenza e la contaminazione tra le angolature della visione e dello sguardo e il racconto per immagini sonore che costituisce l’architettura del festival\, dove le opere degli artisti della mostra Muc(h)ador si innestano felicemente nello scenario suggestivo del Parco dei Suoni di Riola\, luogo di straniante sospesa bellezza mai sufficientemente celebrato. \nIl tema e il gioco di rimandi del titolo\, trova assonanze prossime e distanti\, spostandosi dal centro del Mediterraneo al Medio Oriente\, ancora a dire i legami che la cultura non smette di intrecciare attraverso il tempo e le persone\, ancora a dire che la stessa cultura stende un velo che sta a noi scostare per vedere la cosa in sé\, la cosa nuda\, la nudità. Un vedere senza mediazioni\, un confronto diretto con noi stessi e la nostra percezione\, senza orpelli\, senza inganni\, senza seduzione\, crudo\, per scoprire d’improvviso la necessità intima del segreto\, del mistero\, dell’inattingibile\, della forza propulsiva e sovversiva del desiderio e del divieto. Muc(h)ador è un termine inventato\, un ibridismo linguistico arabosardocatalano\, una contaminazione in vitro\, un meticciato forzato\, sicuramente ironico\, ma non irriverente verso culture e tradizioni che – col chador islamico e con su muccadori sardo – affondano le radici in ritualità antiche e ancora molto vissute. E tuttavia\, proprio per non cadere in insidiose trappole di natura etimologica e/o etnografica\, i sei artisti le scansano abilmente evitando riferimenti diretti a tutto ciò che in qualche modo potrebbe richiamare situazioni demo-antropologiche affatto inopportune rispetto agli orizzonti della ricerca artistica contemporanea. \nQuel velo\, quel copricapo-indumento\, così simbolico e icasticamente coercitivo\, è lacerato\, attraversato\, superato\, alla ricerca di una dimensione ben più allusiva e obliqua. Micro e macro storie che lo trasformano in limite\, in rito ipnotico e fondante\, in dolore e malattia\, in sopraffazione e claustrofobica prigione\, in semplice supporto\, in quella sensazione di misteriosa assenza\, tanto incombente quanto evanescente\, che l’arte può solo evocare\, non rappresentare.
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SUMMARY:L’evento immobile
DESCRIPTION:L’evento immobile. Sfogliare il tempo è un progetto del MAN per il Festival letterario “L’Isola delle Storie” di Gavoi\, realizzato in partnership con Casa Masaccio\, a cura di Cristiana Collu\, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri.  \nLa manifestazione\, giunta alla sua quinta edizione\, si è articolata in vari eventi che\, a partire dal mese di maggio\, si sono susseguiti in Toscana ed in Sardegna\, per concludersi con la consueta mostra a San Giovanni Valdarno. Incentrata su un percorso plurale e intermittente\, all’insegna della delocazione\, L’evento immobile. Sfogliare il tempo si è proposto di analizzare\, attraverso la presentazione di opere video e cinematografiche\, ciò che di permanente e di fisso resiste ed insiste in ogni immagine in movimento e\, parallelamente\, di indagare l’infinita disponibilità del tempo ad essere colto ed accolto nel proprio irriducibile intervallo\, cercando così di delineare una sorta di tempo in stato vegetativo\, una temporalità in stato d’arresto\, in stallo\, tale da non poter essere derubricata a semplice movimento o a semplice stasi. \nLa penultima tappa di L’evento immobile. Sfogliare il tempo è stata in Sardegna\, a Gavoi\, nell’ambito del Festival letterario “L’Isola delle Storie” che si tiene dall’1 al 3 luglio. Durante il festival\, che nel 2007 in collaborazione con il MAN è stato promotore della prima edizione di L’evento immobile\, sono state proposte tre opere video dell’artista americana Margot Quan Knight. Appuntamenti di L’evento immobile. Sfogliare il tempo: Prato (Spazio K e Galleria Gentili\, in contemporanea il 5 maggio); Firenze (Villa Romana\, 13 maggio; EX3\, 17 giugno); Gavoi (Casa Maoddi-Pira\, 1-3 luglio); San Giovanni Valdarno (Casa Masaccio e Pieve di San Giovanni Battista\, 17 settembre). Artisti in mostra: Emanuele Becheri\, Katharina Segura Harvey\, Alejandro Moncada\, Paolo Meoni\, George Drivas\, Ane Mette Hol\, Alexandra Navratil\, George Drivas\, Alexandros Papathanasiou\, Margot Quan Knight\, Jutta Strohmaier\, Arnold von Wedemeyer\, Rob Carter\, Kathrin Sonntag\, Ken Jacobs\, Malcolm Le Grice\, Hollis Frampton.
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SUMMARY:Biennale d’Arte di Venezia
DESCRIPTION:Ha aperto al pubblico presso il Museo MAN la sezione nuorese della 54a esposizione della Biennale d’Arte di Venezia\, Padiglione Sardegna. Dopo il grande successo di visitatori e di critica riscosso dall’esposizione d’arte realizzata al Museo Masedu di Sassari\, Nuoro ha ospitato un approfondimento delle opere di due artiste della Biennale Sardegna\, Gabriella Locci e Giovanna Secchi\, selezionate dalla giuria tecnica\, presieduta da Vittorio Sgarbi e composta dal direttore dell’Accademia Antonio Bisaccia\, dalla direttrice del MAN Cristiana Collu\, da Giovanni Follesa consulente dell’assessorato alla cultura e da Ada Lai consulente dell’Assessorato al Turismo. Le due artiste presenti nel padiglione di Sassari\, hanno esposto presso il Museo MAN una ricca collezione delle loro opere. Per volontà della Regione Sardegna\, l’Accademia di Belle Arti di Sassari è stata il cuore pulsante dell’organizzazione di questa grande esposizione diffusa sul territorio regionale e promossa in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia\, dimostrando di essere una chiave indispensabile per lo sviluppo dell’industria artistica e culturale dell’Isola. \nGabriella Locci è impegnata nella sperimentazione e ricerca nelle arti visive e nel settore dei linguaggi incisori. Dal 1992 al 1997 è stata docente e responsabile del laboratorio di Tecniche d’Incisione e Stampa presso l’Istituto Europeo di Design di Cagliari. È presidente di Casa Falconieri che dal 2000 promuove workshop d’incisione. Nel 2001 è invitata in Romania dal Ministero della Cultura come artista in residence. Nel 2008 ha tenuto nella Facoltà di Belle Arti di Cuenca\, per INGRAFICA\, un Taller de grabado experimental. Nel 2009 è docente di un Taller di tecnicas aditivas per il Consorcio Goya-Fuendetodos. Nel 2010 vince il premio della critica quale Miglior opera di artista vivente presente in Estampa\, a Madrid. Nel 2011 è invitata come Artista en residence nel Centre d’Art Contemporain d’Essaouira in Marocco. \nGiovanna Secchi\, nata ad Olbia nel 1939\, si è formata nell’Istituto Statale d’Arte di Sassari\, città nella quale vive e lavora. Negli anni Sessanta ha fatto parte del “Gruppo A” attorno alla figura di Mauro Manca e nel 1976 del gruppo “La rosa”\, di marca più concettuale. Si è occupata di design per l’artigianato della sua isola (tappeti\, sugheri) e pittura su stoffa per l’abbigliamento. Dal 2001 partecipa alle esposizioni di Estampa con Casa Falconieri\, diretta da Gabriella Locci. Ha al suo attivo numerose e costanti partecipazioni a mostre ed esposizioni in Italia e all’estero.
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SUMMARY:Far Away so Close
DESCRIPTION:Aeroporto Olbia-Costa Smeralda Far Away so Close / Così lontano\, così vicino è il titolo dell’opera di Vincenzo Pattusi che segna l’esordio e suggella un accordo tra la Geasar e il Museo MAN\, nella convinzione che l’arte\, con la sua pervasività\, faccia sempre più parte della nostra vita\, più che mai fuori dai confini del suo luogo per eccellenza\, il museo\, e fuori dai luoghi comuni\, intesi sia in senso fisico che figurato. In questa accezione l’aeroporto è visto non più come “non luogo” ma come luogo in comune\, come centro di una comunità in transito che lo abita anche se per pochi minuti o poche ore. \nIl progetto misura la messa a fuoco\, la capacità del nostro sguardo di distinguere ma anche di confondere\, di concentrarsi su aspetti diversi di una realtà che è sempre variabile e complessa. Ci invita a decidere\, a scegliere\, forse solo a preferire. Misura il nostro mutevole interesse per il primo piano o per lo sfondo\, ci guida alla scoperta di un dettaglio o semplicemente fa sintesi custodendo per un istante o per sempre la memoria di un luogo. Non si butta via nulla\, meno che mai il passato che ci appartiene come il futuro che sogniamo.  \nQuesta collaborazione è un punto di arrivo di un processo cominciato l’anno scorso\, con i nostri primi contatti per creare una nuova modalità di comunicazione nel nostro terminal\, e rappresenta anche un punto di partenza per lo sviluppo di partnership che avvicinino il mondo aeroportuale ad altri circuiti di qualità. La Geasar ha messo a disposizione una grande vetrina per riempirla di contenuti e consentire la circolazione di idee e di nuovi visioni anche attraverso l’arte. La Geasar ha cominciato la sua attività espositiva con il progetto Art-Port Gallery\, che ha visto la nascita dello spazio museale nell’aprile del 2010 con la prima mostra dedicata all’archeologia in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici per le Province di Sassari e Nuoro: esposti eccezionalmente il frammento di una ruota dentata attribuita al Planetario di Archimede e i corredi funerari composti da ceramiche da tavola provenienti dal sottosuolo della città di Olbia e riferibili alla storia antica. Qualche mese più tardi è nato Art- Port Corner\, che in questo mese di maggio è giunto all’undicesima mostra di opere di artisti sardi. La parete che li accoglie è inserita all’interno del self-service e ha l’obiettivo di stimolare le sensazioni visive dei clienti seduti al Kara Food. L’ultima sezione\, forse la più rilevante per dimensioni e prestigio\, è l’Art-Port Wall firmato nella sua prima mostra dal Museo MAN. L’esposizione si compone di sei riproduzioni\, stampate su tela\, appartenenti alla produzione figurativa di Vincenzo Pattusi. Le opere sono allestite su cornici poste nella Hall centrale e toccano la lunghezza di centotrenta metri lineari. Un’imponente esposizione con uno sfondo tutto sardo rappresentato dai motivi ripetuti del tappeto sardo. I soggetti in primo piano invece\, particolarmente accattivanti\, guardano i passeggeri in movimento. L’opera Far Away\, so Close/Così lontano\, così vicino ci costringe a una riflessione su ciò che siamo e sulle variabilità\, differenze o distanze che possono produrre le stratificazioni culturali che caratterizzano ciascun individuo.  \n\n\n\nVincenzo Pattusi\n\n\nVincenzo Pattusi vive e lavora a Nuoro. Ha 33 anni e\, dopo la laurea in Storia dell’Arte e il master in Conservazione e Restauro\, ha cominciato la sua collaborazione con il Museo MAN\, occupandosi dei laboratori didattici e della cura degli allestimenti. In contemporanea segue la sua passione artistica\, iniziata in strada insieme ai writers\, producendo mostre personali e partecipando a collettive in gallerie d’Arte sarde e italiane. Tra le sue ultime esposizioni cataloga la mostra di illustrazioni realizzate per celebrare “Sa die de sa Sardigna” a Palazzo Regio a Cagliari e la collettiva “Le radici in cielo” a Sassari. Nel 2011 ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia – Regione Sardegna. 
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SUMMARY:Glo Guardarsi l’ombelico
DESCRIPTION:Glo – Guardarsi l’ombelico è il titolo del primo progetto di collaborazione tra il Comune di Nuoro e il Museo MAN. Nelle sale dell’edificio dell’ex ASL di Via N. Ferracciu\, dal 29 marzo al 17 luglio (prima parte) e poi dal 27 settembre al 05 febbraio 2012 (seconda parte) circa un centinaio di artisti di questa città si sono alternati proponendo una selezione della loro più recente produzione\, per questo che consideriamo come l’inizio di un’indagine sulla ricchezza creativa di Nuoro che potrebbe allargarsi alla Provincia e\, per cerchi concentrici\, a tutta la Regione\, facendo in modo di registrare a Nuoro ciò che di nuovo (con un felice gioco di parole) viene prodotto da artisti di diverse generazioni\, dai maestri più anziani ai giovanissimi alle prime armi. Questa la vocazione del progetto\, costruito attraverso pochi pezzi\, esposti con rigore a comporre un gioco di rimandi e risonanze che raccontino storie come aforismi o haiku. Il titolo dell’evento\, ironicamente\, invita a osservarsi con una certa leggerezza. La posizione migliore per pensare è sembrata ad alcuni quella che permette di guardare il proprio ombelico\, e meditare su quello. Questo tipo di meditazione prende il nome di “guardarsi l’ombelico”. Ma l’ombelico\, con la sua simbologia\, è ancora una volta una scelta concettuale: racchiude in sé il significato del legame\, dell’origine ma rappresenta anche la cesura capace di lasciar traccia di sé\, il taglio del cordone ombelicale che suggella a memoria e in modo indelebile il segno che costruisce la nostra identità. L’ombelico è legato alla posizione centrale nel corpo umano che suggerisce un fulcro psichico\, simbolico\, geografico\, temporale: la nascita\, l’inizio e la fine\, il divenire\, una sorta di mandala sempre attuale con tutto quello che comporta e ne deriva. L’omphalon greco identifica non tanto un punto fisso ma un processo che da questo punto si attiva. È la cicatrice della nascita fisica\, il segno tangibile di un vincolo con la madre biologica\, è legato all’eros\, all’estetica ma anche alla vulnerabilità per il suo trovarsi nella posizione più esposta e molle dell’addome. Rappresenta il mistero del rapporto che ci lega nella generazione e attraverso le generazioni. Il legame reciso e continuamente da recidere e suturare\, come sola possibilità di crescita. Un legame che costruisce la nostra identità\, ma sancisce anche quello con l’esistenza. \n\n\n\nCronogramma di Glo – Guardarsi l’ombelico\n\n\nPrima Parte\n\n29.03 – 10.04.2011: Mario Adolfi\, Enrik Ciensi\, Gino Frogheri\, Sirio Sini.\n12.04 – 24.04.2011: Francesco Alpigiano\, Nietta Condemi\, Pietro Costa\, Barbara Flore\, Giovanni Pisanu\, Rosaura Sanna.\n26.04 – 08.05.2011: Fabiana e Susan Canova\, Gianni Casagrande\, Francesca Cossellu\, Gigi Murru\, Gianni Pais\, Angela Salerno\, Sebastiano Sanna.\n10.05 – 22.05.2011: Costantino Caiafa\, Antonia Dettori\, Massimiliano Fois\, Roberta Luche\, Marzia Masala\, Laura Puggioni\, Antonio Serra\, Giudo Sotgiu.\n24.05 – 05.06.2011: Francesco Brotzu\, Nicolina Carta\, Giovanni Coronas\, Maria Carmela Folchetti\, Pietro Longu\, Elio Moncelsi\, Pinuccia Mulas\, Graziano Piras.\n14.06 – 26.06.2011: Nevina Ciusa\, Giulio Concu\, Assunta Cucca\, Franco Sedda\, Rosetta Murru\, Tonino Vargiu\, Salvatore Zizzi.\n28.06 – 10.07.2011: Vittorio Bruno\, Giovanni Antonio Deledda\, Beatriz Nelida Dietzel\, Gaspare Guccini\, Martha Mendoza\, Valeria Muledda\, Caterina Pirisi.
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SUMMARY:Dreamtime
DESCRIPTION:DREAMTIME\, per quantità (oltre 290 lavori) e soprattutto per la qualità delle opere proposte\, si offre come la più completa esposizione mai presentata in Italia sull’arte aborigena australiana contemporanea. Tanto articolata da essere proposta al MAN in due successive “puntate”: una prima\, intitolata “Lo spirito dell’arte aborigena” si potrà ammirare dall’11 febbraio al 1° maggio 2011. Ad essa seguirà\, dal 6 maggio al 28 agosto\, la seconda parte dal titolo “Arcaicità e astrazione. Il linguaggio dell’arte aborigena”. \nDall’ 11 febbraio al 28 agosto\, quindi\, l’arte aborigena “contaminerà” la Sardegna\, in un gioco di rimbalzi che\, partendo dal MAN\, si riverbererà idealmente ai siti archeologici e ai musei etnografici dell’isola.  \nIl progetto si avvale delle massime collaborazioni istituzionali da parte italiana e australiana ed ha come “garante di qualità” il Koorie Heritage Trust\, unico organismo riconosciuto a livello internazionale per la valorizzazione e lo studio delle culture aborigene. \n“Per DREAMTIME\, sottolineano i curatori\, il KHT ha direttamente selezionato le opere\, certificandone così la provenienza. Tutti i saggi destinati al catalogo Marsilio sono stati redatti dagli esperti del KHT e certificati dal punto di vista antropologico\, sociale e culturale: una garanzia mai sino ad oggi offerta per nessuna mostra internazionale. Va evidenziato come quella che giungerà in Sardegna sarà la più numerosa collezione di lavori aborigeni che abbia mai lasciato l’Australia\, opere che coprono un’area vastissima dallo Stato del Victoria fino al Qeensland\, provenienza che consente di mostrare le profonde differenze fra gruppi culturali”. \nNon fosse che per questo\, DREAMTIME godrebbe del carattere di eccezionalità tra le mostre dedicate alla cultura aborigena al di fuori del continente australe. Ma ciò che certamente più affascinerà il pubblico italiano sarà l’originalità del linguaggio espressivo\, i colori ipnotici\, gli archetipi che hanno solcato immutati 40 mila anni\, dal Tempo del Sogno ad oggi.  \nLa mostra include artisti di riconosciuta fama come Clifford Possum\, John e Luke Cummins\, Trevor Turbo Brown\, Craig Charles e artisti emergenti\, che si stanno affermando nel panorama internazionale. Questa selezione presenta autenticamente l’arte aborigena contemporanea nel suo attuale stato d’evoluzione e non restituisce una visione statica degli stereotipi che spesso vengono attribuiti a queste culture.  \n“È una sorta di infanzia della storia – sottolinea Cristiana Collu – che avvicina il contemporaneo\, il tempo presente alle nostre radici\, con una forte spinta alla scoperta\, alla creazione\, alla invenzione\, al rispetto\, al riconoscimento e infine al senso di appartenenza ai luoghi che hanno plasmato e plasmano la nostra visione del mondo. \nLa pittura delle prime civiltà è forse l’espressione artistica più affascinante per lo spettatore di oggi. Oltre che sulla figura umana\, è infatti in grado di dirci qualcosa sul suo rapporto con l’ambiente che la circonda e che la condiziona: i suoi simili\, gli animali\, la natura. E lo fa nel linguaggio formale caratteristico di ogni cultura e soprattutto\, suggestivamente\, con i colori. La seconda tappa nella genesi dell’arte figurativa\, riflesso di creazioni mentali\, si è verificata quando l’uomo ha iniziato a tradurre la propria realtà interiore in espressione grafica. L’arte è sicuramente nata da una esigenza intellettuale come\, tempo prima\, l’utensile è apparso per un bisogno vitale (esistenziale)\, e poiché l’essere umano è sia biologico sia sociale\, l’utilizzo dell’immagine ha da allora assicurato la coesione dei due aspetti e in definitiva una certa coesione pubblica e collettiva. \nLa forza iconografica delle opere in mostra\, la simbologia primitiva e arcaica\, determinano una serie di analogie con la cultura sarda primigenia\, archeologica\, tradizionale e identitaria\, creando un grande gioco di rimandi e risonanze che dall’apparentemente altro come l’arte proveniente da un continente agli antipodi (che però ha sempre avuto una condizione di insularità non solo geografica) ci riporta alle evidenze e ricchezze del territorio che noi abitiamo”.  \nLa mostra è un progetto del MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro\, in collaborazione e con il patrocinio della Regione Sardegna\, il Ministero degli Affari Esteri Italiano\, l’Ambasciata Italiana a Canberra\, l’Ambasciata Australiana a Roma\, l’Istituto Italiano di Cultura\, il Consolato di Melbourne. \n 
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SUMMARY:Ragionevoli dubbi
DESCRIPTION:Ragionevoli dubbi\, il titolo della mostra che rinnova la consueta collaborazione tra il Museo MAN e l’Isola delle Storie anche nel 2010\, presenta il lavoro di tre giovani artisti della scena contemporanea italiana\, Cristian Chironi\, Paolo Meoni e Rachele Sotgiu\, che si misureranno con lo spazio di Casa Lai attraverso tre racconti distinti che esplorano il presente con l’ironia\, la lucidità e l’intimità che caratterizza le loro personali ricerche. La riflessione\, che avviene attraverso l’utilizzo dei linguaggi della fotografia\, della performance\, del video e dell’installazione\, dischiude una serie di interrogativi e di dubbi\, a partire dalle loro specifiche sensazioni e radici culturali\, che riportano alla possibilità di una diversa visione sul mondo che può\, e forse dovrebbe essere\, anche come io l’immagino. \n\n\n\nCristian Chironi\n\n\nCristian Chironi nasce a Nuoro nel 1974. Artista visivo e performer attivo dal 1998\, vive e lavora tra la Provincia di Nuoro e Bologna. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Si interessa a diversi linguaggi\, tra i quali performance\, fotografia\, video\, disegno\, public-art e operazioni site specific\, cercando un’integrazione dei generi. La sua ricerca mira a mettere in relazione una pluralità di concetti\, come realtà e finzione\, memoria e contemporaneità\, figura e immagine\, bidimensionale e tridimensionale\, conflitto e integrazione. \n\n\n\nPaolo Meoni\n\n\nPaolo Meoni nasce a Prato nel 1967\, dove vive e lavora. La sua ricerca nasce dalla frequentazione dello spazio della quotidianità\, la sua visione però ne ribalta l’ordinario\, cerca la novità interna attraverso la decostruzione continua dello stesso spazio ripreso in momenti diversi. Sono diversi gli sguardi che si aprono nelle sue opere\, stratificate come i diversi piani di un fotomontaggio. \n\n\n\nRachele Sotgiu\n\n\nRachele Sotgiu nasce nel 1984 a Nuoro\, dove vive e lavora. Rachele è una giovane artista che utilizzando diversi linguaggi passa con disinvoltura dalla fotografia al video\, dal disegno all’installazione analizzando oggetti e gesti del quotidiano con ricercata raffinatezza.Nel 2008 ha presentato una mostra personale\, curata dal MAN\, al museo Peppetto Pau di Nurachi  dal titolo “Il limite contravvenuto” in occasione della rassegna Clandestino (Dromos 2009).
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SUMMARY:In the middle
DESCRIPTION:In the middle\, il titolo della mostra che inaugura la nuova stagione espositiva del Museo MAN\, allude e sottintende una serie di rimandi che vanno dall’anagrafica dei sei artisti presentati al loro personale percorso di ricerca\, dalle tematiche proposte all’odierna particolare situazione del MAN\, per arrivare fino a far riferimento all’inizio di quello che celebriamo come il prossimo altrettanto fortunato decennio. \nNessuno di questi artisti ha mai esposto una propria opera al museo\, mai era stato invitato prima di quest’evento e neppure è presente in collezione: infatti\, la nuova indagine del MAN guarda al lavoro di chi\, pur essendo stato finora costantemente seguito e stimato\, per casuali e diverse ragioni mai era stato invitato a esporre. \nIn the middle riunisce sei artisti\, tra cui una designer\, a ognuno dei quali è stato chiesto di raccontare una storia\, con La giusta distanza come recita il titolo della Soddu\, seguendo Dinamiche spaziali (Lostia) e spargendo Semi preziosi (Idili). C’è chi lo ha fatto scattando con il pennello Fotogrammi con orizzonte (Garau) e chi invece con la macchina fotografica ha trattenuto Soli neri (Delogu)\, tutti hanno steso una Mitjariga (Nieddu)\, una mezza riga\, uno spartiacque molto permeabile tra un prima e un poi che forse non esiste nelle trasformazioni inesorabili e silenziose. \nPer questo con i sei artisti abbiamo condiviso l’ironia che tutti dovremmo avere quando ci chiedono di fare un bilancio che non tenga conto del futuro\, quel prossimo istante a cui noi\, almeno noi\, non vorremmo mancare. Che questa bellezza e questa ironia ci colga ogni volta nel bel mezzo di qualsiasi situazione della nostra vita.
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SUMMARY:Louis Vuitton Trophy
DESCRIPTION:Al MAN di Nuoro\, diretto da Cristiana Collu\, è stato richiesto di ideare e presentare alcune visioni d’arte contemporanea a La Maddalena in occasione della edizione 2010 del Louis Vuitton Trophy. \nLa competizione velica\, riservata alle barche Classe Coppa America\, sarà ospitata a La Maddalena dal 22 maggio al 6 giugno. Le edizioni precedenti del LVT hanno visto\, nell’autunno 2009 a Nizza\, la vittoria degli italiani di Azzurra su Emirates Team New Zealand. Dal 9 al 21 marzo 2010\, Auckland ha ospitato il secondo atto\, vinto dai padroni di casa neozelandesi su Mascalzone Latino\, mentre La Maddalena sarà la terza sede\, appunto dal 22 maggio al 6 giugno 2010\, seguita poi da Dubai in novembre e da Hong Kong nel gennaio 2011. \nOccasione di grande visibilità internazionale\, il LVT viene accompagnato\, nelle località che lo ospitano\, da manifestazioni di rilievo. La Maddalena ha scelto di puntare anche sull’arte contemporanea. Di qui il coinvolgimento del MAN\, che propone tre mostre presso il cosiddetto “reparto elettrico”\, accompagnate da una megaproiezione one shot all’aperto\, che vedranno protagonisti Giacomo Costa\, i Masbedo e Martì Guixé. \nAd aprire il percorso sarà Giacomo Costa\, artista italiano presente nel Padiglione Italia all’ultima Biennale di Venezia con Resistenze: si tratta di 5 immagini di grandi dimensioni (3×2 metri) basate su emergenze archeologiche della Sardegna (Tamuli\, Santa Sabina\, Antas\, Sa Coveccada\, Tholmes) rielaborate in postproduzione al computer. “I comportamenti dell’uomo e i modelli di sviluppo che la società persegue portano il mondo in una direzione nella quale paradossalmente non ci sarà più posto per gli esseri viventi. Nell’era del linguaggio globale\, dei marchi\, dell’uniformità del pensiero e del gusto\, l’individuo rischia l’isolamento e l’emarginazione. È in questo scenario che i simboli forti del passato\, le radici della cultura dei popoli e delle genti sopravvivono indenni al tempo e alle epoche. Questo è il significato contemporaneo della resistenza.” \nNella sala successiva i visitatori saranno accolti da due video installazioni: Teorema di incompletezza e Glima dei Masbedo (Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni)\, anche loro invitati all’ultima biennale di Venezia. Per loro “la videoarte è la massima espressione del nostro tempo\, perché permette di usare e sperimentare tantissimi linguaggi\, a partire da quello più contemporaneo del video e del cinema\, incrociandolo però con la scrittura\, la sceneggiatura. La videoarte è un contenitore dove si “meticciano” tante diverse discipline”. La loro ricerca\, dopo aver metabolizzato precedenti importanti per la percezione sensibile\, dalle atmosfere inquietanti dei film di David Lynch e Stanley Kubrick ai capolavori video di Bill Viola e Gary Hill\, non teme più il confronto con la veridicità delle immagini\, con la perfezione o l’indotta imperfezione del visibile poiché la frontiera della comparazione è ormai travalicata in favore della visionarietà. Avvalendosi della collaborazione di illustri scrittori (Michel Houellebecq\, Aldo Nove)\, poeti (Giancarlo Majorino)\, attori (Ernesto Mahieux\, Juliette Binoche) e musicisti (Marlene Kuntz\, Gianni Maroccolo\, Eugenio Finardi\, Vittorio Cosma)\, i Masbedo utilizzano lo strumento video attingendo dalla costruzione cinematografica la maestria dei ritmi sincopati\, della diluizione dei tempi lunghi\, dei rimandi e della parcellizzazione dei nessi spaziali. \nIl 21 maggio grande apertura con l’evento one shot dei Masbedo\, Schegge d’incanto in fondo al dubbio (2009)\, video-installazione realizzata per il Padiglione Italia alla 53ª Biennale di Venezia\, con due megaschermi in sincrono e in notturna di grandissimo effetto visivo e sonoro nello spazio esterno. \nInfine nella sala centrale\, RAA Reparto Arte Artigianato\, dove il percorso è concepito come un temporary shop realizzato dal designer Martí Guixé\, il cuiallestimento\, e la declinazione dello spazio in rapporto agli oggetti\, crea un gioco di rimandi e oscillazioni dalla tradizione al contemporaneo\, attraverso una serie di manufatti dell’artigianato sardo\, dai tappeti ai tessuti e alle ceramiche. \nMartí Guixé (Barcellona 1964) si autodefinisce provocatoriamente “ex-designer” per sottolineare l’avversione all’approccio formalistico e stilizzato della nostra disciplina. Invece di reinventare ogni volta per le tipologie esistenti delle nuove forme legate a interpretazioni tradizionali della funzione\, lui pratica la ricerca di nuove modalità di vedere e di pensare gli oggetti\, modalità che prevedono una partecipazione attiva da parte del pubblico. È uno degli esponenti più interessanti del pensiero critico contemporaneo sul design\, ma la sua attività non ha nulla di moralistico\, assume anzi connotati di tipo ludico caratterizzati da un suo personalissimo e gentile approccio paradossale. Artista\, autore di installazioni e di performance\, progettista di negozi\, creatore di libri illustrati\, è stato negli anni ’90 il primo a lavorare sul tema del food design\, ed è anche un vero product designer: “Gli oggetti sono diventati uno strumento per percepire la realtà di tutti i giorni. Si può comunicare con gli oggetti e anche comunicare con le persone tramite gli oggetti”.
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SUMMARY:Nelle pieghe del mondo
DESCRIPTION:La mostra Nelle pieghe del mondo ha proposto dieci artisti invitati a misurarsi con il tema del paesaggio largamente inteso: urbano\, architettonico e umano\, come ritratto individuale o di gruppo\, come riflessione socioantropologica\, come paesaggio interiore e dell’anima\, come memoria e immagine dei sentimenti. Mircea Eliade dice che «in qualsiasi posto c’è un Centro del mondo» di cui ci dobbiamo prendere cura\, una meta cui tendere\, uno spazio di senso che deve essere riconquistato attraverso un progetto per riconoscere i molteplici valori di un luogo e amarlo. \nArtisti in mostra: \nIsabel Banal\, Mizuno Katsunori\, Marco Lampis\, Dacia Manto\, Paolo Meoni\, Margherita Moscardini\, Alessandro Piangiamore\, Alia Scalvini\, Pietro Sedda\, Kan Xuan.
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SUMMARY:Le fate con la tiagiola
DESCRIPTION:La mostra\, nel nuovo allestimento del museo\, ricompone nelle immagini di Paolo Bianchi l’oscillazione tra passato e futuro\, trovando il punto di equilibrio nelle figure femminili\, nelle donne del luogo\, “le fate con la tiagiola”\, l’incanto di un paese che cent’anni fa è stato lo straordinario protagonista di un’avventura artistica esemplare\, innovativa e contemporanea. Lo sguardo forestiero\, oggi come allora\, rivela la magia e la bellezza di Atzara\, e la restituisce con disarmante consapevole semplicità al presente spostando l’orizzonte sempre più in là e “dimenticando a memoria”. Accompagnano il viaggio le opere dei maestri dell’arte sarda del ’900: da Biasi a Figari a Corriga\, da Scano a Devoto\, provenienti da collezioni pubbliche e private\, insieme ad alcuni preziosi e significativi capolavori dei celebratissimi Chicharro e Ortiz.
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SUMMARY:Giacomo Costa
DESCRIPTION:Nell’ambito dei progetti site specific promossi dal museo come modalità di esplorazione e lettura del territorio\, il progetto Resistenze rappresenta l’esempio di una felice collaborazione tra diverse istituzioni che si sono misurate con il ruolo e il lavoro di un artista come Giacomo Costa. \nFiorentino di nascita inizia la sua ricerca fotografica attraverso lo studio della figura umana sul paesaggio\, prima montano e poi urbano\, finché sente il desiderio di intervenire in modo decisivo sull’ immagine\, che trova la massima espressione attraverso la manipolazione che l’uso delle tecnologie digitali gli offrono\, spostando così l’attenzione del suo lavoro sull’attività di ricercaa metà tra la pittura e la fotografia. \nLa sua riflessione parte da ciò che comunemente angoscia il mondo contemporaneo\, i disastri naturali\, le speculazioni\, l’inquinamento\, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali traducendo queste ed altre tematiche in immagini rimarcate dalle sue parole quando dichiara che: «I comportamenti dell’uomo e i modelli di sviluppo che la società persegue portano il mondo in una direzione nella quale paradossalmente non ci sarà più posto per gli esseri viventi. Nell’era del linguaggio globale\, dei marchi\, dell’uniformità del pensiero e del gusto\, l’individuo rischia l’isolamento e l’emarginazione. È in questo scenario che i simboli forti del passato\, le radici della cultura dei popoli e delle genti sopravvivono indenni al tempo e alle epoche. Questo è il significato contemporaneo della resistenza».
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SUMMARY:La giostra delle stelle
DESCRIPTION:La mostra propone tre video installazioni sulla Sartiglia vista con gli occhi di due giovani filmaker sardi\, l’oristanese Paolo Zucca e il nuorese Paolo Bianchi\, che restituiscono\, grazie al loro sguardo contemporaneo\, una visione straordinariamente ricca e complessa del rapporto tra attualità e tradizione e di come questa relazione sia declinata dai diversi attori\, pubblico compreso. L’indagine dei due artisti non ha trascurato nulla e non si è soffermata solo sui momenti cruciali di una delle manifestazioni più amate in Sardegna ma ha cercato di cogliere e rendere esemplare quello che possiamo definire lo spirito\, la passione e l’identità del torneo vivo nelle donne e negli uomini che ne continuano in qualche modo la leggenda e ne alimentano il mito. \nUna serie di venti brevissimi video su monitor e due veri e propri film documentari montati come fiction ci immergono nell’incanto della festa\, nella tensione della corsa\, nella quotidianità dei gesti\, nella ritualità\, catturando sguardi\, volti e atmosfere di un tempo senza tempo che ci riporta a noi\, oscillando vorticosamente tra presente e passato\, tra la certezza e l’incognita del futuro. La mostra in definitiva\, come il gioco di parole sotteso dall’etimologia del titolo\, vuole avvicinare (il termine giostra deriva da juxta che significa vicino e quindi dal verbo juxtare che significa avvicinarsi) con sguardo critico le cose che ci circondano e nello stesso tempo mostrare come il contemporaneo riesca a giostrarsi\, a destreggiarsi nel difficile rapporto di coniugazione e trasmissione del passato\, impossibile senza le contaminazioni che paradossalmente sono\, forse\, proprio quelle che lo tengono in vita. Ancora la mostra è un invito a riappropriarsi dei codici etici che la Sartiglia esprime e che appaiono tremendamente attuali e necessari come il prepararsi a lungo\, il mettersi alla prova e in discussione\, avendo la visione chiara di un obiettivo e mostrando la forsennata passione per cercare di raggiungerlo.
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SUMMARY:Marco Lampis
DESCRIPTION:Marco Lampis\nAltrove\, all’infinito\n\n 23.01  –  21.02.2010 \n\n\n\n\n\nIn occasione della personale di Marco Lampis\, vincitore della prima edizione del Premio MAN_GASWORKS\, il MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro ha organizzato un incontro nell’auditorium della Biblioteca Satta come introduzione all’inaugurazione della mostra dell’artista al MAN. \nAl MAN sono state presentate le opere di Marco Lampis\, risultato di una poetica in cui il lavoro è il rumore\, il tempo\, la polvere e l’architettura\, in modo particolare i luoghi abbandonati e tutti i possibili collegamenti e diramazioni che uniscono questi concetti. Rumore come disturbo\, come alterità\, attenzione all’attività dei suoni\, messa in discussione della separazione suono/rumore. E ancora\, rumore come residuo\, detrito\, scarto\, come i luoghi abbandonati e gli oggetti che si trovano nel loro interno.
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DESCRIPTION:In occasione della personale di Marco Lampis\, vincitore della prima edizione del Premio MAN_GASWORKS\, il MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro ha organizzato un incontro nell’auditorium della Biblioteca Satta come introduzione all’inaugurazione della mostra dell’artista al MAN. \nAl MAN sono state presentate le opere di Marco Lampis\, risultato di una poetica in cui il lavoro è il rumore\, il tempo\, la polvere e l’architettura\, in modo particolare i luoghi abbandonati e tutti i possibili collegamenti e diramazioni che uniscono questi concetti. Rumore come disturbo\, come alterità\, attenzione all’attività dei suoni\, messa in discussione della separazione suono/rumore. E ancora\, rumore come residuo\, detrito\, scarto\, come i luoghi abbandonati e gli oggetti che si trovano nel loro interno. 
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SUMMARY:Anni ’70. Fotografia e vita quotidiana
DESCRIPTION:La mostra Anni ’70. Fotografia e vita quotidiana inizialmente prevista al Museo MAN di Nuoro\, sarà allestita invece a Sassari\, al Museo dell’Arte del Novecento e del Contemporaneo\, via Archivolto del Carmine dal 24 ottobre al 17 gennaio. \nDue le fortunate circostanze alla base della decisione di mutare la sede dell’annunciata esposizione: il clamoroso successo della mostra di de André in corso al MAN\, che ha spinto gli organizzatori a prorogarne la durata sino al 10 gennaio 2010\, e la firma di un accordo di collaborazione tra la Provincia di Sassari e il MAN e la Provincia di Nuoro\, accordo che sottolinea il ruolo del Museo diretto da Cristiana Collu nell’isola e nel panorama nazionale. \nLa fotografia degli anni ‘70. L’esperienza e la testimonianza quotidiana nasce da una co-produzione internazionale che ha unito il MAN a La Fabrica/ PhotoEspaña 2009 e al Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia e propone uno sguardo retrospettivo su un gruppo di opere e autori che contribuirono a definire gli anni Settanta come i più importanti e fecondi della storia recente della fotografia. \n«La Provincia di Sassari – spiega Alessandra Giudici – ha accolto con entusiasmo l’opportunità di poter ospitare La fotografia degli anni ’70. Per due motivi: il valore della mostra e l’occasione di instaurare con il MAN una collaborazione che negli auspici delle due parti si farà via via più serrata\, consentendo di importare anche nel Nord-Ovest Sardegna un esperimento culturale tanto vitale quanto di successo come si è rivelato quello del Museo d’Arte della Provincia di Nuoro. Sassari lo farà attraverso la crescita dello Smap\, il Sistema museale artistico provinciale inaugurato solo due mesi fa con la creazione di un vero e proprio percorso museale tra le sale storiche del palazzo della Provincia\, in piazza d’Italia. \nEredi di un decennio tra i più rivoluzionari del dopoguerra e momento di incubazione di ciò che connoterà il poi e che disegna l’oggi\, gli anni Settanta sono stati anni fatidici: il Man li racconta attraverso un mezzo\, la fotografia\, che in quel decennio visse un momento del tutto particolare\, così come particolare è ciò che l’obiettivo ha inteso catturare: la quotidianità\, lembi di vita reale e proprio per questo straordinaria testimonianza». \nFotografia e quotidianità hanno un legame del tutto specifico con gli anni Settanta. In quel decennio la vita quotidiana irrompe nella fotografia e – mentre va componendosi la dicotomia tra arte e fotografia – nascono nuove relazioni tra fotografia e arte contemporanea\, superando divisioni prima marcate\, trasformandole in contaminazioni e commistioni. Uno degli aspetti più singolari è la convergenza tra l’ambito più specifico della fotografia e quello più vasto delle arti plastiche\, testimoniato anche dal notevole numero di artisti che fanno ricorso tutti indistintamente alla fotografia. E il rinnovato interesse per la fotografia passa soprattutto per la valorizzazione dell’idea di documento e dello stile documentale\, come modello privilegiato e legittimo per la rappresentazione della quotidianità in combinazione tra la sfera pubblica e quella privata. \nAlla mostra ospitata nell’ex convento del Carmelo saranno presenti circa 200 opere di ventidue artisti che realmente hanno fatto la differenza nel campo delle arti visive di quel periodo\, offrendo un ampio e diversificato ventaglio di immagini paradigmatiche e nello stesso tempo di attitudini estetiche e concettuali. Tra loro\, nomi di rilievo internazionale come David Goldblatt\, Christian Boltanski\, Anders Petersen\, Cindy Sherman\, insieme ad altri che\, come Robert Adams\, Laurie Anderson\, Claudia Andújar\, Victor Burgin\, William Eggleston\, Hans Peter Feldman\, Alberto García-Alix\, Karen Knorr\, Víctor Kolář\, Ana Mendieta\, Fina Miralles\, Gabriele & Helmut Nothhelfer\, J. D. Okhai Ojeikere\, Carlos Pazos\, Eugene Richards\, Allan Sekula\, Malick Sidibé\, Ed van der Elsken\, Kohei Yoshiyuki\, hanno percorso strade del tutto personali\, di interesse assoluto. A uno solo di loro\, Goldblatt\, la mostra offre due diverse “isole”: nella prima l’artista si misura col tema dell’apartheid\, nella seconda conduce una ricerca sulle mani come altro viso di una persona.
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SUMMARY:L’evento immobile
DESCRIPTION:La mostra L’evento immobile (lo sguardo ostinato) promossa da Casa Masaccio arte contemporanea di San Giovanni Valdarno e dal MAN\, a cura di Saretto Cincinelli e Cristiana Collu\, si propone come una vera e propria “videoesposizione” che scava dentro al mutevole territorio di confine\, che da sempre\, e in particolare negli ultimi anni\, mantiene in stretta relazione cinema\, video e arte contemporanea: le opere video (nucleo centrale dell’esposizione) non sono infatti proposte nell’ambito di un programma di proiezioni\, come in un festival\, ma occupano ciascuna il proprio spazio espositivo come immagini in movimento\, sia in singole stanze oscurate nel caso sia prevista la proiezione\, sia in ambienti illuminati quando siano originariamente pensate per schermo o monitor.  \nLa mostra cerca cosi di circoscrivere e declinare tramite la compresenza di opere plastiche\, video e cinematografiche\, topoi e figure la cui crucialità e testimoniata dalla persistenza con cui ritornano a imporsi all’attenzione in stagioni diverse e significative della ricerca contemporanea\, e il cui remoto baricentro pare riconducibile all’oscillazione fra fisso e animato\, movimento e immobilita che\, sia pur secondo una linea carsica segnata da profonde modificazioni\, conduce dalle pionieristiche ricerche di pre-cinema ai radicali esperimenti di Andy Warhol (Empire\, 1964\, ecc.)\, di Michael di Snow (Wawelength\, 1966/7) o di Chris Marker (La Jetée\, 1963)\, dalla nascita del video alle ricerche contemporanee. \nL’evento immobile (lo sguardo ostinato) intende proseguire su questo fertile territorio d’indagine cercando di approfondire l’idea di un “incantamento della visione” che si realizza tramite la messa in primo piano di cio che potremmo definire una dimensione “in meno” dell’immagine: una dimensione che\, venendo a mancare\, finisce per ripercuotersi “apres coup” sulle aspettative dello spettatore e sull’espressività di opere che si sottraggono volontariamente all’eloquenza e alla prevedibilità spettacolare di gran parte del linguaggio visivo contemporaneo\, ma che paradossalmente\, come in un gioco in cui chi vince perde\, guadagnano dall’economia che le caratterizza\, un’economia che finisce per restituire loro un “surplus” di presenza. \nSono presenti opere di: Emanuele Becheri\, Yael Davids\, Cyprien Gaillard\, Carlos Garaicoa\, Carlo Guaita\, Sejla Kameric\, Ange Leccia\, Paolo Meoni\, Ane Mette Hol\, Adrian Paci\, Cristiana Palandri\, Luca Rento\, Guido van der Werve.
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SUMMARY:La meta trasgredita della clandestinità
DESCRIPTION:Per la rassegna cinematografica “Musica e Societa”\, che si svolge a Cala Gonone\, il MAN presenta una selezione di opere video di artisti contemporanei che indagano\, con profonda e acuta sensibilita\, la condizione umana dei clandestini\, esplorando il fenomeno delle trasmigrazioni contemporanee nelle sue connotazioni e implicazioni sociopolitiche con punte di grande bellezza simbolica e senso di sospensione e attesa non risolta attraverso le opere di Adrian Paci\, Carlos Garaicoa\, Armin Linke\, Sejla Kameric\, Hans Op De Beeck\, Gianluca e Massimiliano De Serio\, Paolo Meoni.\nLa figura del clandestino diviene cosi quella di un corpo errante\, un essere in pericolo\, un questuante della speranza che merita rispetto ed impone una riflessione etica\, culturale ed economica sulla sua condizione.
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DESCRIPTION:Per la rassegna cinematografica “Musica e Societa”\, che si svolge a Cala Gonone\, il MAN presenta una selezione di opere video di artisti contemporanei che indagano\, con profonda e acuta sensibilita\, la condizione umana dei clandestini\, esplorando il fenomeno delle trasmigrazioni contemporanee nelle sue connotazioni e implicazioni sociopolitiche con punte di grande bellezza simbolica e senso di sospensione e attesa non risolta attraverso le opere di Adrian Paci\, Carlos Garaicoa\, Armin Linke\, Sejla Kameric\, Hans Op De Beeck\, Gianluca e Massimiliano De Serio\, Paolo Meoni.La figura del clandestino diviene cosi quella di un corpo errante\, un essere in pericolo\, un questuante della speranza che merita rispetto ed impone una riflessione etica\, culturale ed economica sulla sua condizione.
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SUMMARY:Giusy Calia
DESCRIPTION:Giusy Calia\nAmore\, ti prego ricorda\n\n 04.09  –  04.10.2009 \n\n\n\n\n\nPer Autunno in Barbagia\, il MAN\, in collaborazione con il Comune di Bitti\, presenta la mostra di Giusy Calia Amore\, ti prego ricorda. Le opere esposte nella sala del Museo Multimediale del Canto a Tenore sono accompagnate da un video della stessa artista. \n≪Le molteplici Ofelie che abitano quei mondi d’immagini che Giusy Calia da tempo pone in essere per loro\, sono creature bellissime\, silenti\, solitarie: affiorano\, in quei mondi di acque e di luci riflesse\, di fango e di fiori\, leggiadre e intangibili come ninfee\, assorte in un sogno senza fine\, in un rammemorare segreto\, dilemmatico e dolente\, come una navigazione notturna e senza stelle≫ (Gavina Cherchi).
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DESCRIPTION:Per Autunno in Barbagia\, il MAN\, in collaborazione con il Comune di Bitti\, presenta la mostra di Giusy Calia Amore\, ti prego ricorda. Le opere esposte nella sala del Museo Multimediale del Canto a Tenore sono accompagnate da un video della stessa artista. \n≪Le molteplici Ofelie che abitano quei mondi d’immagini che Giusy Calia da tempo pone in essere per loro\, sono creature bellissime\, silenti\, solitarie: affiorano\, in quei mondi di acque e di luci riflesse\, di fango e di fiori\, leggiadre e intangibili come ninfee\, assorte in un sogno senza fine\, in un rammemorare segreto\, dilemmatico e dolente\, come una navigazione notturna e senza stelle≫ (Gavina Cherchi).
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SUMMARY:Rachele Sotgiu
DESCRIPTION:Rachele Sotgiu\nIl limite contravvenuto\n\n 28.07  –  21.08.2009 \n\n\n\n\n\nUna giovane artista\, alla sua prima personale\, ci aiuta a vedere\, forse per la prima volta\, le trame sottili della clandestinita insinuarsi anche nei posti piu inaspettati\, come nella vita rassicurante della casalinga\, donna rifugiata in quattro mura che la proteggono o la nascondono\, celando\, all’esterno\, maltrattamenti subiti ogni giorno. Gabbie colme di oggetti domestici che Rachele Sotgiu reinterpreta disseminandoli nello spazio piu appropriato\, un’antica casa campidanese di Nurachi\, ora Museo Peppetto Pau. \nPrima personale della giovane Rachele Sotgiu che connota la dimensione domestica dello spazio del museo disseminandolo di opere\, segni tangibili di presenze femminili\, luogo abitato da donne\, da casalinghe\, figura clandestina della nostra societa\, rifugiata delle quattro mura che la proteggono\, “cofanetto privato” come lo definisce l’artista\, in cui inventare e custodire il proprio mondo fatto delle piccole cose di tutti i giorni ma anche prigione che la espone alle soverchie e ai maltrattamenti. \nLa ricerca e la scoperta della propria individualita diventa imperativo\, nel superamento della accettazione della separazione dei ruoli\, del dimensionamento della sua posizione sociale\, dei doveri morali da rispettare e degli impulsi da reprimere. Il mistero quotidiano\, la grazia del femminile\, insieme alle derive della solitudine\, alla noncuranza di se mista alla dimenticanza del mondo si rincorrono nelle stanze portando appresso uno sciame di oggetti reali che riconsegna e riporta la realta. E se “neppure la psicologia e in grado di sciogliere l’enigma della femminilita” come dice Freud\, si tratta solo di ammetterne il suo intrigante e imprescindibile valore. \nEvento realizzato in collaborazione con il Dromos Festival
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SUMMARY:La meta trasgredita
DESCRIPTION:Nella felice coincidenza dei rispettivi 10 anni di attivita\, il Dromos Festival e il Museo MAN si incontrano per una prima collaborazione che nasce con tutte le intenzioni di creare un sodalizio per il futuro e una naturale osmosi tra due ambiti\, l’arte e la musica\, che da sempre si guardano e si contaminano. La vocazione del festival e del museo e per sua natura inclusiva e pervasiva\, inevitabile quindi varcare le frontiere delle nostre isole nell’isola\, dei diversi territori di riferimento per giocare sull’eco e sulla risonanza\, non solo sui contenuti ma anche sul valore sinergico del fare insieme\, del ritrarsi per fare luogo\, per offrire\, in linea con la nostra migliore tradizione\, un invito alla condivisione.\nIl tema dell’edizione 2009 del festival\, la clandestinita\, ci ha indotto con la sua dolorosa attualita a ripercorrerne alcune declinazioni attraverso il linguaggio del video con opere di Adrian Paci\, Carlos Garaicoa\, Armin Linke\, Sejla Kameric\, Hans Op De Beeck\, Gianluca e Massimiliano De Serio\, Paolo Meoni. La rassegna video La meta trasgredita\, abbinata ai concerti\, esplora la clandestinita e le trasmigrazioni contemporanee nelle sue connotazioni e implicazioni sociopolitiche con punte di grande bellezza simbolica e senso di sospensione e attesa non risolta.\nConfrontarsi sul concetto di clandestinita e sulle implicazioni che esso sta assumendo\, anche in conseguenza dell’approvazione di recenti leggi\, risulta necessario in un momento di tensione sociale che tende a escludere anziche includere altri mondi culturali. Ma la cultura e frutto di continue contaminazioni e scopo del festival Dromos e di questa rassegna e anche quello di far intravedere\, al di la delle inevitabili e talvolta drammatiche problematicita\, gli sviluppi positivi che una vera integrazione puo portare.\nI video\, scelti accuratamente da Cristiana Collu e dai suoi collaboratori\, sono stati proiettati singolarmente prima di ogni concerto a Oristano\, San Vero Milis\, Nurachi\, Baratili\, San Pietro\, Nureci. Un invito alla riflessione per non smettere di immedesimarci in realta “altre” e per non dimenticare quando i clandestini eravamo noi… I video sono stati ritrasmessi a San Vero Milis per l’evento San Vero… in corto \n  \nNel video Turn on di Adrian Paci\, circa venti uomini\, tutti disoccupati\, si ritrovano quotidianamente a sedere sui gradini di una piazza sperando che passi qualcuno che ha bisogno della loro forza lavoro. Immersi nel silenzio\, sfilano uno per uno i volti segnati dalla fatica di questi uomini\, che ci parlano con il solo sguardo delle loro storie personali\, della loro energia inespressa. Fino alla sintesi muta di Centro di permanenza temporanea\, un lavoro di grande tensione e forte impatto emotivo\, emblematico\, girato sulla pista di un aeroporto dove uomini\, donne\, ragazzi di diverse etnie\, disposti in una lunga coda\, attendono di avanzare lentamente verso la scaletta dell’aereo. La camera ne ritrae i volti pensosi\, rassegnati\, sullo sfondo il rombo degli aerei che decollano. Quando si sofferma sui primi uomini che dovrebbero accedere all’aereo\, un cambio di inquadratura consente di vedere che al di la della scaletta non c’e nessun aereo\, che non ci sara nessuna partenza o nessun ritorno\, ma solo una inutile attesa. \nYo no quero ver mas a mis vecinos\, di Carlos Garaicoa\, trasforma la semplice costruzione di un muro che divide il giardino dell’artista da quello dei vicini\, fino a farla assurgere a metafora di tutti i ben piu terribili muri di confine che separano\, o hanno separato nel tempo\, situazioni storiche conflittuali. \nLe immagini\, accompagnate dal Pierrot lunaire di Schoenberg\, presentano sinteticamente le diverse fasi della costruzione\, restituendo l’azione in un bianco e nero rigoroso. La conclusione del lavoro\, che in un certo senso sposa l’atmosfera prevalentemente ironico-satirica schoenberghiana\, mostra un candido muro intonacato che non ha niente di bellicoso\, che pero cede presto il posto a immagini fisse che documentano barriere sicuramente meno innocenti. Sejla Kameric invece\, ci porta in una zona onirica con Dream House\, ripresa di una casa\, un rifugio\, che sembra attraversi tempo e intemperie rimanendo sempre come riparo stabile\, unico punto di riferimento sul paesaggio in sottofondo che cambia\, quasi come un sogno per coloro che conoscono la condizione dell’esilio involontario. \nGaza City di Armin Linke utilizza il materiale di repertorio appartenente ad una televisione locale di Gaza per raccontare la vita quotidiana faticosamente condotta da intere famiglie palestinesi. Le scene non posseggono tuttavia la violenza e nemmeno la spettacolarita alle quali ci hanno abituato i notiziari televisivi. Il dramma della condizione di tanti profughi espropriati dei loro territori si coglie piuttosto nei gesti affrettati e stanchi\, negli sguardi rassegnati\, nel silenzio che avvolge un esodo senza fine. La narrazione\, estrapolata dal suo contesto originario\, assume nella nuova configurazione e nel diverso montaggio un senso che va al di la del contenuto e interroga l’attuale pratica artistica della postproduzione\, strategia che risponde alla proliferazione dell’immagine e dell’informazione nell’attuale cultura globale: un’annessione di forme sino ad ora ignorate dal mondo dell’arte contemporanea. \nNel brevissimo Border di Hans Op De Beeck\, vediamo un’immagine a raggi x di un grande camion in movimento\, ma uno sguardo piu attento rivela un piccolo gruppo di persone nascoste all’interno\, udiamo amplificato il loro respiro e le loro voci sussurrate\, persone ridotte a sagome luminose sepolte all’interno del cargo nella speranza di un altrove\, condizionate dalla necessita e non dal desiderio. \nIn Rette convergenti di Paolo Meoni su uno sfondo di palazzi\, in mezzo\, come in un limbo\, un gruppo colorito di ragazzi pakistani gioca a cricket\, mentre in primo piano\, le linee parallele e continue della pista ciclabile creano uno spazio astratto. I ragazzi sono ripresi nelle loro pause e movimenti\, nei loro tic di gioco in un tempo infinito che si accorcia e si dilata grazie allo scorrere e all’apparire di figure\, ombre e apparizioni del quotidiano. Il video pone ancora una volta l’accento sui territori sociali che caratterizzano ogni citta in cambiamento e come la comunicazione sia difficile in periodi di transizione. \nMaria Jesus di Gianluca e Massimiliano De Serio e una docu-fiction: la storia vera di una donna peruviana (interpretata da se stessa) nelle mani dei trafficanti di immigrati. Da sempre\, dicono i De Serio\, ci interessa esplorare i confini che esistono tra realtà\, memoria e rappresentazione\, partendo da storie e drammi quotidiani\, ma spesso invisibili. Maria Jesus rivive il suo dramma\, lo re-inventa davanti alla macchina da presa e\, mettendo in scena il suo ricordo\, ri-elabora una tragedia personale e collettiva. Il film e come una confessione\, intima e silenziosa\, tra lei e noi\, e\, quindi\, tra Maria Jesus e il pubblico\, a meta tra il racconto di un fatto e il suo ricordo. Tempo del racconto e del ricordo gradualmente coincidono: Maria piange per ciò che le sta accadendo (recitando\, nella finzione) e insieme per il ricordo di ciò che le e davvero accaduto.
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