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SUMMARY:La Biblioteca Fantastica
DESCRIPTION:La biblioteca fantastica è un progetto di Cherimus\, associazione attiva da diversi anni nel Sulcis e dedita all’impiego dell’arte contemporanea come strumento di valorizzazione del territorio\, in collaborazione con la Scuola del viaggio e Oxfam Italia\, e ha coinvolto i Comuni di Giba\, Masainas\, Perdaxius\, Piscinas\, Santadi e Villaperuccio e la Provincia di Carbonia Iglesias. Curata da Emiliana Sabiu\, la mostra ha voluto raccontare l’avventuroso viaggio di un nutrito gruppo di ragazzi delle scuole medie e di quindici tra artisti\, musicisti\, fotografi e registi\, provenienti da diverse parti del mondo. E’ stato il viaggio della Biblioteca Fantastica\, che al MAN di Nuoro\, si è trasformato da progetto di valorizzazione delle biblioteche del Sulcis a occasione di incontro e di condivisione di processi relazionali ed artistici. \nLa biblioteca fantastica è stata conoscere 76 ragazzi di sei paesini del Sulcis\, invitare 12 artisti e musicisti a lasciarsi trascinare dai ragazzi. Abbandonare idee precostituite\, trasformarle\, farle crescere. Accettare la crisi e il dubbio come parte del gioco\, come il primo passo da cui poi ricostruire qualcosa che non è più solo proprio. Lo shock della condivisione e della trasformazione di un’idea che parte da un ragazzo di dodici anni\, passa attraverso la testa di un artista\, fluisce fuori e rimbalza ancora. Mettere a confronto culture diverse\, creare incontri\, esplosioni\, ondate. \nMondi rom\, arabi\, wolof\, caraibici\, concentrati in 6 biblioteche di sei piccoli paesi sulcitani. Sei biblioteche di un angolo di Sardegna come sei sale di proiezione di Manhattan o Berlino. Percussioni senegalesi\, travestimenti impossibili fatti di carta e sacchetti che portano su Marte\, racconti pieni di suspance e di amore\, sospesi fra mondi reali e immaginari\, disegni\, collage e marionette: tutto costituisce materiale per narrare storie\, per narrare di sé. Una mostra che ha raccontato un viaggio lungo un anno.
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SUMMARY:Italo Antico
DESCRIPTION:Il Museo MAN è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra “Ipotesi”\, di Italo Antico. \nNato a Cagliari nel 1934\, dopo un’infanzia trascorsa tra Trieste\, Cagliari e Napoli e dopo alcune esperienze giovanili come mozzo e come capitano di lungo corso sulle rotte delle Americhe e dell’Oriente\, Italo Antico approda alla scultura intorno alla metà degli anni Sessanta e a questa\, da allora\, si dedica in maniera predominante\, insieme ad altre attività come la pittura\, il disegno per tappeti\, la ceramica\, il gioiello. \nResidente da lungo tempo a Milano\, dove ha esposto regolarmente a partire dalla metà degli anni Settanta\, Antico è autore di opere in acciaio inox\, di impianto astratto-strutturalista\, che sviluppano i temi della linea e dell’insieme di linee come strumenti di modulazione dello spazio. Rette inclinate o angolate che\, nel tempo\, hanno sempre più assunto una valenza ambientale\, occupando spazi architettonici\, sia in interno che in esterno\, dei quali\, attraverso soluzioni mutevoli\, sembrano volere superare i limiti. \nArtista sardo tra i più originali della sua generazione\, per il Museo MAN Italo Antico ha concepito un progetto espositivo che comprende sei lavori\, di cui cinque realizzati tra la metà degli anni Settanta e la fine del decennio successivo – tra i più significativi del suo percorso scultoreo – ed uno creato per questa occasione. \nI cinque lavori degli anni Settanta e Ottanta esemplificano il pensiero dell’artista\, il suo approccio alla costruzione scultorea\, il suo tentativo\, reiterato nel tempo\, di conquistare lo spazio attraverso il segno. Opere\, come ha avuto modo di scrivere già nel 1976 Gillo Dorfles\, che mettono in crisi l’idea della massa plastica\, che negano qualsiasi principio di monumentalità per aprirsi a una visione del mondo “in cui la scultura assume sempre di più la funzione di personalizzatrice d’un ambiente\, di indice  immesso entro un contesto”. \nIl lavoro recente\, “Vita Sospesa”\, fulcro dell’intero progetto espositivo\, è l’ultimo di un ciclo dedicato al figlio Angelo\, prematuramente scomparso un anno fa. La scultura\, composta da un fascio di aste in acciaio\, tipico della produzione di Italo Antico\, si poggia su una base di libri appartenuti al figlio ed è coperta con un telo bianco bagnato dal quale traspaiono le pieghe delle aste. Ad essere trattati\, con la delicatezza e la leggerezza di cui Antico\, come pochi altri\, è capace\, sono i temi della memoria\, della trasparenza e dell’abbandono\, evocati qui sia nel modo di trattare i materiali sia nelle forme create. \nConcepita come un’occasione di rilettura dell’opera dell’artista e al contempo come uno sguardo\, per quanto circoscritto\, sulla sua attività odierna\, quanto mai intensa e ricca di spunti\, la mostra di Italo Antico al Museo MAN apre un ciclo di eventi dedicati all’astrazione nella produzione artistica sarda degli ultimi Cinquant’anni.
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SUMMARY:Federico Carta
DESCRIPTION:Curato da Marco Peri\, il progetto ha visto la realizzazione di un grande murale sulla facciata dell’edificio antistante l’ingresso del MAN\, prima ricoperta da una superficie pannellata in legno da cantiere. Operazione di arte pubblica e allo stesso tempo di riqualificazione urbana\, il murale è stato eseguito nei giorni tra il 14 e il 15 maggio e concluso sabato 18 maggio alla presenza del pubblico. Le diverse fasi di realizzazione del lavoro sono state documentate dal videomaker Gian Mario Atzeni (Giado).  \nNato a Cagliari nel 1984\, Federico Carta\, in arte crisa\, si avvicina giovanissimo al mondo del writing. Dal 2001 inizia a dipingere su materiali di recupero mettendo a fuoco uno stile originale che lo proietta dentro un nuovo percorso artistico. Alla bomboletta spray – strumento privilegiato nel writing tradizionale – Carta affianca la sperimentazione di tecniche diverse come l’idropittura\, la tempera ad olio\, lo smalto. Realizzati su tele\, lamiere arrugginite o altri supporti di recupero\, i lavori di Federico Carta trattano il tema del rapporto tra natura e urbanizzazione.   \nCarta vive e lavora a Cagliari\, ha dipinto molti muri della sua città ed esposto i propri lavori in diverse gallerie\, in Sardegna e all’estero. Dal 2008 è impegnato nel sociale con progetti artistici destinati ai giovani del carcere minorile di Quartucciu e del servizio psichiatrico di Cagliari. Nel 2009  un suo intervento site specific ha arricchito la collezione del Tiscali Campus di Sa Illetta. Nel 2011 ha esposto al P.A.V. del Time in Jazz Festival di Berchidda\, all’interno della mostra Terra. \nL’inaugurazione del progetto di Federico Carta è stato inserito all’interno delle manifestazioni organizzate dal Museo MAN in occasione della Giornata dei musei. L’evento\, che si è svolto in strada\, è stato accompagnato da un DJ SET di Stefano Ferrari (http://www.menion.org/). Compositore e strumentista nato a Nuoro\, le sue produzioni sono un mix di musica elettronica\, Glitch Hop\, Ambient e post-rock.
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SUMMARY:Manine
DESCRIPTION:Il MAN è lieto di annunciare l’inaugurazione della mostra “Manine”\, dedicata alle creazioni realizzate all’interno delle attività laboratoriali del museo nel corso degli ultimi dieci anni. \nPresentati come vere e proprie opere d’arte\, con adeguanti standard allestitivi\, i lavori – una selezione tra i più intensi e originali conservati negli archivi del dipartimento didattico – saranno visibili fino al 21 aprile 2013 nella project room del museo. \nIn mostra disegni\, pitture\, collage\, sculture in terracotta e ceramica\, fotografie e installazioni realizzate tra il 2003 e il 2013 dai più piccoli tra gli artisti del territorio barbaricino e limitrofo\, allievi delle scuole materne ed elementari oggi perlopiù studenti degli istituti superiori. \nUn viaggio a ritroso nel tempo\, che attraverso una serie di “piccoli capolavori” ripercorre la storia e i temi delle principali mostre realizzate al MAN a partire dall’apertura della sua sede attuale\, in via Satta 27. \nUn’occasione unica per i giovani studenti di ritrovare le proprie visioni di bambino e per i loro genitori di rivivere\, attraverso una serie di immagini curiose e accattivanti\, alcune tappe importanti della loro formazione e della loro crescita.
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SUMMARY:Giovanni Nonnis
DESCRIPTION:In occasione della retrospettiva di Marino Marini\, Cavalli e cavalieri\, prorogata fino al 10 marzo 2013\, il Museo MAN è lieto di annunciare l’apertura di un nuovo progetto espositivo dedicato al tema equestre: Giovanni Nonnis: Sos cabaddos. \nNato nel 1929\, Nonnis ha rivestito un ruolo importante nel contesto artistico sardo del dopoguerra. Influenzato in età giovanile dai pittori Pietro Antonio Manca e Giuseppe Biasi\, nel corso della sua carriera ha elaborato un linguaggio originale caratterizzato da una marcata espressività\, con tratti stilizzati e cromature brillanti e contrastate. \nNoto soprattutto per i dipinti di guerrieri ispirati alla statuaria nuragica\, tra la fine degli anni Cinquanta e il 1975\, anno della morte del pittore\, prematuramente scomparso in un incidente stradale\, Nonnis ha realizzato un’ampia serie di disegni e pitture su carta raffiguranti cavalli in movimento. Rispetto ai dipinti di guerrieri\, dove a essere trattati sono i temi del mito e della fiaba\, i cavalli di Nonnis portano avanti una ricerca parallela\, più sobria e immediata\, in linea con le soluzione stilistiche elaborate nel 1959 all’interno del ciclo delle Crocifissioni. \nIl complesso espositivo di Casa Lai a Gavoi ospiterà circa cinquanta opere\, molte delle quali inedite\, provenienti dalla collezione di Pier Paola Nonnis\, figlia di Giovanni\, e da altre collezioni private. Aperta  al pubblico nei giorni di venerdì\, sabato e domenica\, la mostra sarà accompagnata da un testo critico di Enzo Avanzi. \n 
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SUMMARY:POST SCRIPTUM
DESCRIPTION:Il tema “Cavalli e cavalieri” è oggetto di due mostre parallele curate da Lorenzo Giusti\, direttore del Museo MAN\, e da Alberto Salvadori\, direttore del Museo Marino Marini. Un tema profondamente sardo declinato\, da un lato\, dall’artista del nostro Novecento che più di ogni altro lo ha rappresentato\, Marino Marini\, e dall’altro attraverso lo sguardo di alcuni artisti contemporanei\, autori di opere in video in cui la tematica del cavaliere è riletta in chiave attuale\, secondo punti di vista e prospettive diverse e che\, nell’insieme del progetto\, costituiscono una sorta di testo critico per immagini. \n\n\n\nPost Scriptum\n\n\nConcepita come un progetto parallelo alla mostra di Marino Marini e allo stesso tempo indipendente\, la rassegna “Postscriptum” presenta lavori in video realizzati negli ultimi dieci anni da artisti italiani ed internazionali: Tania Bruguera (Cuba\, 1968)\, Alberto De Michele (Italia\, 1980)\, Pietro Mele (Italia\, 1976)\, Anri Sala (Albania\, 1974)\, Carolina Saquel (Chile\, 1970)\, Nedko Solakov (Bulgaria\, 1957)\, Salla Tykkä (Finlandia\, 1973). I lavori selezionati\, per quanto diversi gli uni dagli altri per linguaggio\, sensibilità e finalità\, condividono il riferimento alle figure del cavallo e del cavaliere\, soggetti ancora capaci di evocare precise suggestioni e di farsi interpreti privilegiati della realtà presente. \nLo slideshow di Tania Bruguera è una semplice documentazione della performance realizzata nel 2008 nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra e replicata a Lubiana e Cardiff. Quinta parte del progetto Tatlin’s Whisper\, il lavoro consiste nell’applicazione di alcune tecniche dicontrollo delle masse da parte di forze dell’ordine a cavallo. L’immagine tradizionale del cavaliere – e ciò che a questa immagine è solitamente associato in termini di magnificenza e valore – è qui decostruita attraverso un processo di decontestualizzazione. L’esperienza induce lo spettatore a riflettere sui limiti dell’autorità e del potere nella società civile.  \nIl lavoro di Alberto De Michele\, Indomita Jet vs Dardo Coca (2010)\, illustra il fenomeno delle corse ippiche illegali nel Sud dell’Italia. Usando i suoi familiari come attori\, De Michele organizza una gara nel luogo di nascita del padre (Catania) e filma l’azione servendosi di più telecamere. La corsa di cavalli è mostrata da diverse inquadrature per simulare la modalità di trasmissione fatta negli schermi delle sale da gioco\, frequentateda scommettitori abituali. \nIn Ottana (2008) di Pietro Mele\, la camera inquadra uno scorcio di campagna inizialmente irriconoscibile. Dopo qualche minuto una figura a cavallo irrompe sulla scena procedendo lentamente in avanti. A questa ne seguono altre\, che accompagnano il lento movimento verticale della camera\, arrivando a svelare progressivamente l’identità del luogo in cui la scena si svolge. Si tratta del polo petrolchimico di Ottana\, in Sardegna\, i cui fumi e il cui aspetto contrastano con l’immagine arcaica dell’uomo a cavallo e con il contesto naturale in cui il sito si inserisce. Una riflessione sul complesso rapporto tra natura\, essere vivente e progresso. \nNel video di Anri Sala\, Time after time (2003)\, un cavallo è intrappolato sul ciglio della strada di una grande città. La lentezza dei movimenti e la magrezza del cavallo contrastano con la velocità delle luci delle auto e dei camion\, che sfrecciano incuranti dell’animale. Un’immagine inquietantee commovente\, la cui forza è amplificata dalla fissità della videocamera\, che riflette sul rapporto conflittuale tra natura e progresso e sul senso di straniamento nella società contemporanea. \nIl video di Carolina Saquel\, Pentimenti (2004)\, presenta una scenografia fuori dal tempo. Su uno sfondo indistinguibile\, in mezzo a una distesa di sabbia\, un cavallo esegue dei movimenti su ordine del cavaliere\, si sposta da destra verso sinistra e viceversa\, passa davanti alla camera e si ferma per eseguire gli esercizi. Gli ordini non vengono pronunciati direttamente dal fantino\, ma da una voce fuori campo che descrive lo svilupparsi dell’azione\, come fosse una sintesi del “dialogo” tra i due protagonisti. \nIn Knights (And Other Dreams) Nedko Solakov dà sfogo alla sua ossessione per la narrazione\, i meccanismi delle fiabe e lo sviluppo delle fantasie infantili e adolescenziali. Realizzato tra il 2010 e il 2012\, il lavoro è stato presentato come installazione multimediale all’ultima edizione di Documenta. In una serie di lavori in video e in altre opere Solakov ripercorre il mito del cavaliere medievale\, radicato nella memoria collettiva\, facendolo dialogare con la modernità\, inserendolo in contesti in cui evidente è il senso della fiction. Nell’episodio n.8\, The Three Drummers and the Knight\, l’artista realizza due dei suoi più grandi sogni di ragazzo: essere un cavaliere e suonare la batteria in una rock band. \nIl video di Salla Tykkä\, Airs Above the Ground (2011)\, racconta il destino dei cavalli lipizzani. Unici nel loro genere\, questi cavalli nascono grigi per diventare bianchi da adulti e sono sottoposti a durissimi allenamenti che li costringono a una danza di movimenti innaturali\, chiamata “dressage”. Il senso di questo lavoro è tutto nella visione di una presunta bellezza che stride con l’affanno e il respiro del cavallo sotto sforzo. Libertà\, bellezza e perfezione sono soltanto degli “a priori”\, abusati e svuotati di un reale significato.
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SUMMARY:Werner Bischof
DESCRIPTION:La mostra\, a cura della Fondation Werner Bischof di Parigi\, dell’Agenzia Magnum Photos e dell’Agenzia Contrasto\, è organizzata da Imago Multimedia\, agenzia fotografica e casa editrice di Nuoro\, in collaborazione col Museo MAN di Nuoro. Oltre 100 fotografie\, una selezione degli scatti più celebri. Inoltre 30 fotografie scattate in Sardegna nel 1950\, molte delle quali inedite e presentate in prima mondiale. \nEvento unico in Sardegna\, con oltre 130 fotografie tra le più celebri di Bischof unite a una serie di scatti inediti\, la mostra costituisce una retrospettiva esauriente\, un viaggio nel cuore del lavoro di uno dei più importanti reporter del Novecento\, artista riconosciuto a livello mondiale\, dal talento insaziabile. \nPrimo fotografo\, nel 1949\, a diventare membro della Magnum Photos\, Werner Bischof seppe unire all’osservazione documentaristica della realtà\, alla necessità di non manipolare lo sguardo sugli eventi\, una visione lirica\, quasi intima\, di ogni situazione e di ogni soggetto con cui si trovò a operare. Come più volte ebbe modo di affermare\, si sentiva più artista che fotogiornalista. E non molti come lui\, in effetti\, hanno saputo condensare\, in pochi ma intensi anni di attività fotografica e artistica\, un’osservazione così puntuale e profonda\, cosciente e assolutamente originale. \nRifiutando la “superficialità e il sensazionalismo” dei rotocalchi\, dedicò gran parte della sua vita allo studio delle culture tradizionali\, spesso trascurate\, ambito che gli permetteva di mantenere le distanze da editori smaniosi unicamente di materiale da copertina. Viaggiò così in tutto il mondo realizzando eccezionali reportage di carattere sociale\, toccando paesi come il Giappone\, l’Indocina\, la Corea\, l’India – dove\, nel 1951\, per «Life magazine»\, realizzò la celebre serie dedicate alla carestia – e ancora\, il Messico\, Hong Kong\, Panama e il Perù\, dove perse la vita a soli 38 anni. Le immagini di quei reportage\, apparse sulle principali riviste e sui più importanti rotocalchi internazionali\, sono visibili per la prima volta in Sardegna grazie alla mostra al Museo MAN di Nuoro. \nAspetto importante della mostra di Nuoro è la presenza di un’intera sezione dedicata agli scatti che WERNER BISCHOF realizzò in SARDEGNA nel 1950\, alcuni dei quali presentati in PRIMA MONDIALE. \nBischof fu inviato nell’isola da «Epoca» per documentare le misere condizioni di lavoro dei contadini del Campidano e dei minatori dell’Iglesiente. Il suo reportage si caratterizza per la totale immersione nel contesto. La serietà dei temi trattati\, che induceva all’espressionismo molti dei suoi colleghi fotoreporter\, fu per lui un’occasione per cogliere il lato meno drammatico dei fatti e delle persone. Risultato a cui giunse utilizzando la soluzione stilistica del “leggermente fuori fuoco”\, capace di restituire un’originale freschezza degli eventi. Le foto realizzate in Sardegna\, nel soddisfare un certo grado di ricerca formale\, trovano un bilanciamento tra estetica e rigore oggettivo nella cura dell’equilibrio delle immagini: tagli alti\, inquadrature centrate\, primi piani ribassati e stupefacenti con luci in rilievo. La padronanza della tecnica gli permetteva di scegliere il meglio di un istante “irripetibile”. La sua umanità è esaltata dalla scelta dei soggetti: c’è il quotidiano di un popolo più che di una terra\, c’è la Sardegna della gente più dell’idea di una stirpe astratta o di una terra offesa. E con la leggerezza del sorriso sui volti\, riuscì a trascendere gli orrori e le devastazioni causate dalla guerra.
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DESCRIPTION:Con la mostra DNA\, il MAN ha riproposto al pubblico le opere della sua collezione permanente attraverso un percorso organizzato per grandi autori\, aree tematiche e recenti acquisizioni e donazioni. I lavori della collezione del MAN costituiscono la struttura più intima del museo\, ne costruiscono la storia diventando i testimoni più visibili della sua costante crescita. L’incremento del patrimonio di opere\, tramite donazioni e acquisizioni\, risponde alla natura del museo. \nA distanza di 10 anni dalla costituzione dell’originario nucleo di 165 opere il MAN\, fedele al suo ruolo di istituzione\, propone una rilettura contemporanea della storia dell’arte sarda del Novecento\, con opere che possono considerarsi costitutive del panorama artistico locale. Così come è accaduto in passato\, anche le nuove acquisizioni sono frutto di un paziente lavoro di ricerca\, ispirato alle medesime linee guida che hanno portato alla realizzazione dell’originario corpus\, per dare spazio alle testimonianze delle espressioni artistiche che hanno contraddistinto la cultura sarda\, puntando sulle opere più rappresentative della prima metà del Novecento per proseguire con quelle di artisti più recenti o contemporanei. \nCon questa impostazione\, che è la stessa del museo MAN\, DNA. La Collezione ha raccontato l’eterogeneità della storia artistica sarda\, facendo incontrare mondi e stili diversi\, sperimentazioni e innovazioni\, sia dal punto di vista delle tematiche e dei soggetti\, sia da quello delle tecniche creative.
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SUMMARY:Igino Panzino
DESCRIPTION:La mostra Catalogo di Igino Panzino è stata la terza del ciclo Soluchefera. Igino Panzino nasce a Sassari dove compie gli studi presso l’istituto statale d’arte sotto la direzione di Mauro Manca. Inizia la sua attività nei primi anni ‘70 muovendo dall’idea di un’opera d’arte intesa come prodotto di un linguaggio peculiare e autonomo\, dotato di infinite possibilità espressive con la realizzazione di strutture tridimensionali di impianto geometrico neocostruttivista. \nNegli anni ‘80 si dedica alla pittura trasferendo la stessa impostazione progettuale in una ricerca di genere analitico. In occasione della mostra Catalogo verranno presentati gli ultimi lavori che costituiscono diverse serie tra cui Divinità domestiche\, Piano urbano\, Commedia dell’arte e altre dove all’abilità manuale si unisce l’immaginazione che diventa un potente messaggio fatto di incastri\, sovrapposizioni e rapporti equilibrati tra luci ombre e colori
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SUMMARY:Primo Pantoli
DESCRIPTION:La mostra di Primo Pantoli\, come quella di Giovanni Carta\, fa parte del ciclo Soluchefera. Primo Pantoli è nato a Cesena (Forlì)\, dove ha compiuto gli studi classici. \nNel 1950 si trasferisce a Firenze\, dove alterna la pittura agli studi letterari. Nel 1957 si stabilisce in Sardegna\, dove insegnerà discipline artistiche al Liceo Artistico di Cagliari fino al 1990. \nÈ stato tra i fondatori dei primi gruppi di arte di avanguardia in Sardegna (Studio ’58 nel 1958; Gruppo di Iniziativa\, nel 1961; Centro di Cultura Democratica\, nel 1967). Ha pubblicato scritti e disegni su quotidiani e periodici\, articoli di critica d’arte su L’Unità e il Tempo; è stato disegnatore satirico di Rinascita Sarda e di Sardegna Oggi. \nHa esposto un po’ ovunque\, in Italia e all’estero dal 1952. Incide e stampa personalmente opere di xilografia\, acquaforte\, puntasecca. Ha progettato un centinaio di manifesti\, copertine di libri\, depliants per il teatro\, convegni\, manifestazioni sindacali e politiche. Ha realizzato scenografie per il teatro e la televisione (Rai 3). Ha allestito sale e piazze per manifestazioni e convegni. Dall’anno 2000 si dedica alla scultura\, sperimentando diversi materiali.
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SUMMARY:Arte a misura
DESCRIPTION:Il MAN ha proseguito il dialogo con il territorio e con la città di Nuoro attraverso il progetto Arte a misura. Nato da un’dea di museo come possibile luogo diffuso di creazione e di incontro\, Arte a misura ha invitato 5 artisti sardi a pensare un’opera per la vetrina di uno dei principali negozi di abbigliamento della città\, il Sotgiu Store. \n\n\n\nVincenzo Pattusi\n\n\nVincenzo Pattusi 23 febbraio – 14 marzo: Legato alla manualità del fare arte\, l’artista dipinge su ogni tipo di supporto traendo la sua ispirazione dal quotidiano e dalla cultura popolare\, dal fumetto\, come dal cinema di ricerca. In una sorta di data-base virtuale acquisisce e rielabora continuamente informazioni che provengono dai canali più disparati. Presenta la sua opera come una sorta di monumentale arazzo che rivela l’appartenenza al mondo dei writers\, ma anche il legame con la tradizione sarda\, visibile nei motivi decorativi di tessuti e patterns che fanno da fondale alle figure. \n\n\n\nGiulia Casula\n\n\nGiulia Casula 22 marzo – 11 aprile Attraverso la realizzazione di opere fotografiche\, video e installazioni\, l’artista rappresenta le suggestioni visive del suo quotidiano. Estrania lo spettatore\, con l’intenzione di fargli rivivere un’esperienza personale\, quel ricordo lontano che affiora nella mente durante il dormiveglia attraverso sensazioni confuse e senza dettaglio. E’ la sensazione del deja-vù\, in cui si mescolano familiarità ed estraniamento. Le sue opere sono investigazioni territoriali e concettuali\, riflessioni sul tempo e sulla memoria\, ricostruite in una forma estetica e poetica di critica sociale.  \n\n\n\nVincenzo Grosso \n\n\nVincenzo Grosso 19 aprile – 9 maggio É interessato all’arte di strada e al writing. La sua ricerca si concentra sul segno che indaga sperimentando diversi materiali trovati e oggetti\, legni\, plastiche. Assembla\, trasforma\, definisce e mette insieme elementi dando vita a una particolare archeologia del futuro. Ogni segno è frammento\, parte di un tutto insondabile e invisibile. I suoi ultimi lavori pittorici focalizzano l’attenzione sulle post architetture e le possibili conseguenze degli eccessi del mondo moderno.  \n\n\n\nRita Correddu\n\n\nRita Correddu 17 maggio – 6 giugno Concentra la sua ricerca nell’osservare la realtà per suggerire\, attraverso delicate sottolineature\, con interventi minimi talvolta effimeri o destinati a svanire\, confondendosi\, nuove possibilità di azione e di visione. Indaga le forme espressive del vissuto umano\, dove si manifestano memoria personale e collettiva\, attraverso storie antiche e presenti\, reali o immaginate. Suoni\, immagini\, parole dette\, scritte\, supportano una ricerca che inizia dal luogo\, luogo di riflessione\, luogo pubblico\, opera diffusa nel tempo e nello spazio: una variazione sull’idea di monumento contemporaneo.  \n\n\n\nAlessandro Biggio\n\n\nAlessandro Biggio 14 giugno – 4 luglio Punto di partenza dell’artista per il suo lavoro sono le imperfezioni fisiche\, i materiali di scarto o divenuti privi di funzione\, tutti gli elementi in cui è presente una forte componente autobiografica o affettiva. L’obiettivo non è comunque preservarne il ricordo ma innestarci sopra un’altra ipotesi di realtà. Come una nuova costruzione che poggia su delle macerie\, nelle sculture come nelle installazioni\, il suo lavoro trova in questa precarietà il suo senso.
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SUMMARY:L’evento immobile
DESCRIPTION:Dal 17 febbraio al 6 maggio il Museo MAN ha ospitato la rassegna L’evento immobile\, curata da Cristiana Collu\, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri\, rinnovando l’ormai consolidata partnership con il centro espositivo “Casa Masaccio” di San Giovanni Valdarno. La mostra è nata dall’idea – conseguente quella di Borges di associare l’universo a una biblioteca (di Babele) – di equiparare il tempo ad un libro (infinito)\, a qualcosa che è dunque possibile leggere\, interpretare\, sfogliare con modalità sempre diverse. Un’ipotesi azzardata da cui deriva l’espressione idiomatica “sfogliare il tempo” utilizzata come sottotitolo per la sesta edizione di questa rassegna. La mostra ha analizzato\, attraverso la presentazione di opere video e cinematografiche\, ciò che di permanente e di fisso resiste in ogni immagine in movimento e\, parallelamente\, ha indagato la disponibilità del tempo ad essere colto nel proprio intervallo. La manifestazione ha cercato di delineare una sorta di tempo in stato vegetativo\, una temporalità in stato d’arresto\, in stallo\, tale da non poter essere derubricata a semplice movimento o a semplice stasi. In una sorta di ritorno alle origini la rassegna ha spaziato da film mitici e seminali come La jetée di Chris Marker e Nostalgia di Hollis Frampton\, a lavori storici di Ken Jacobs e Malcolm Le Grice\, per giungere sino ai nostri giorni con opere di Rob Carter\, George Drivas\, Paolo Meoni\, Alejandro Moncada\, Alexandra Navratil\, Alexandros Papathanasiou\, Katja Pratschke & Gustáv Hámos\, Margot Quan Knight\, Katherine Segura Harvey\, Kathrin Sonntag\, Jutta Strohmaier\, Arnold von Wedemeyer.       
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SUMMARY:Giovanni Carta
DESCRIPTION:La mostra Pause di recente passato di Giovanni Carta ha aperto il progetto Soluchefera\, che ha occupato per tutto il 2012 il piano terra del Museo con una serie di mostre personali rivolte a una generazione di artisti di rilievo che in passato hanno partecipato in modo attivo alla ricerca artistica contemporanea della Sardegna e che ora si sono allontanati dai circuiti dell’arte. Giovanni Carta\, il protagonista di questo primo appuntamento\, è autore di una ricerca orientata\, sin dalla prima fase creativa\, verso una volontà di semplificazione dell’immagine che rende il segno protagonista della composizione. \nLa produzione matura\, fino agli esiti più recenti\, è caratterizzata da un raffinato astrattismo geometrico. La sua pittura è geometria del senso oltre che dell’intelletto\, in cui il rigore della riduzione formale propria della linea astrattogeometrica s’incontra con quello della ricerca analitica condotta sugli elementi primari\, fisici\, della pittura (supporto\, colore\, stesure). \nUn atteggiamento analitico che parte però da un sentire artigianale\, una tonalità affettiva dell’operare\, una dedizione manuale che risale alle fonti stesse dell’esperienza moderna. Giovanni Carta ha studiato all’Istituto d’Arte di Sassari negli anni Cinquanta\, in quel periodo diretta da Filippo Figari\, e proprio frequentando l’ambiente sassarese è entrato in contatto con Mauro Manca e il nuovo fermento che in quegli anni aveva interessato numerosi giovani artisti.
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SUMMARY:TDM 5 Grafica
DESCRIPTION:Il Museo MAN ha preso parte al progetto TDM 5: grafica italiana\, realizzato dalla Triennale di Milano\, con il prestito di alcune importanti opere di Giovanni Pintori facenti parte della propria collezione. Dopo le prime ricognizioni dedicate dal museo alla grafica contemporanea (The New Italian Design\, Spaghetti grafica e Graphic Design Worlds) la scelta del Museo del Design della Triennale di dedicare una edizione alla grafica italiana\, alla comunicazione visiva e alla loro storia è un passo importante per arricchire e completare il percorso di analisi e valorizzazione del design italiano portati avanti negli anni dal Triennale Design Museum. TDM 5: grafica italiana si è concentrato sul Novecento\, a partire dalla rivoluzione tipografica futurista\, offrendo anche alcune aperture sulla tradizione dei secoli precedenti e sulla produzione più recente\, presentando il grande patrimonio di produzione dei graphic designer italiani in tutta la sua sorprendente varietà di manifestazioni. Figure come Albe Steiner\, Franco Grignani\, Bruno Munari\, Bob Noorda\, Armando Testa\, Massimo Vignelli e\, appunto\, Giovanni Pintori\, hanno accompagnato il successo delle maggiori aziende italiane\, hanno operato in settori cruciali della vita culturale\, e il loro lavoro ha attraversato in modo rilevante i mutamenti politici\, economici e sociali dell’Italia del Novecento.
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SUMMARY:Arte al centro
DESCRIPTION:Il Museo MAN prosegue il dialogo con il territorio e con la città di Nuoro attraverso il progetto Arte al centro(tavola) che\, nato dall’idea che il museo è un luogo dinamico\, di creazione e incontro con l’esterno\, ha proposto a un gruppo di artisti di confrontarsi con uno spazio quotidiano. Con Arte al centro(tavola) 5 artisti sono stati invitati a realizzare un centro tavola\, esposto in alcuni ristoranti di Nuoro nel periodo natalizio\, dove l’opera d’arte reinterpreta la funzione tradizionale e decorativa dell’oggetto. Artisti: Roberto Fanari\, Nicola Filia\, Terrapintada\, Marcello Scalas\, Grazia Sini. Ristoranti: Dai monti del Gennargentu\, Il Portico\, Il Rifugio\, Monti Blu\, Ristorante Ciusa.
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SUMMARY:Luciano Secci
DESCRIPTION:Assolo è un progetto del Museo MAN pensato come approfondimento su artisti sardi e come operazione di ricerca sulla produzione artistica regionale. In questo modo il Museo intende dare un impulso per una ricognizione e una indagine sul territorio che risulterà unica per la documentazione di artisti ignoti o poco conosciuti la cui qualità è particolarmente significativa. Il programma è iniziato con Luciano Secci.DM00001 DM01400 Catalogo dell’esistenza. La grande produzione di questo sorprendente artista di Nurri è testimoniata dall’utilizzo di diverse tecniche\, dal disegno all’incisione\, dall’acquerello alla ceramica\, che ci restituiscono l’immagine di una creatività in continuo divenire\, un pensiero che si sviluppa attraverso il segno che individua ogni frammento di vita per analizzarlo\, approfondirlo e rivelarlo. Una forma di tradurre l’esistenza che passa dall’immagine mentale al disegno come un archivio del pensiero esposto con oltre 370 opere. La mostra è realizzata grazie al generoso contributo della famiglia Secci.
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SUMMARY:Henri Cartier-Bresson
DESCRIPTION:La mostra\, a cura della Fondation Henri Cartier-Bresson\, dell’Agenzia Magnum Photos e dell’Agenzia Contrasto\, è organizzata da Imago Multimedia – agenzia fotografica e casa editrice di Nuoro – col contributo fondamentale dell’Agenzia Regionale Sardegna Promozione e la collaborazione del Museo MAN. Evento unico in Sardegna\, include 155 fotografie che furono scelte dallo stesso autore\, con l’intenzione di creare una retrospettiva esauriente della sua opera fotografica. La mostra è come un lungo viaggio attraverso il tempo di Henri Cartier-Bresson e il suo essere presente in ogni attimo dell’esistenza; nessuno come lui ha saputo condensare negli anni di intensa attività fotografica e artistica in giro per il mondo un’osservazione puntuale e profonda\, cosciente e originale in ogni situazione. La realtà documentaristica e la propensione di Henri Cartier-Bresson a non manipolare lo sguardo e l’evento che si trovava davanti\, trova sbocco in una profonda poesia del quotidiano\, di gesti\, avvenimenti e volti comuni in apparenza privi di importanza. Ma che sia gente di strada – bambini che giocano\, venditori ambulanti\, passanti – nei tempi usuali del lavoro e nei riti della festa\, o che siano i protagonisti degli avvenimenti principali del Novecento – la fine della Seconda Guerra Mondiale\, la morte di Gandhi\, gli artisti più noti del momento – ogni evento è per lui occasione di esercitare la consapevolezza interiore; un’azione e un esercizio che condensava in attimi significanti la vita\, “attimi decisivi” che lui – e solo lui – riusciva a cogliere quando riusciva a “mettere sulla stessa linea di mira il cuore\, la mente e l’occhio”. Una mostra che scalza le debolezze\, le incongruenze\, le distrazioni del nostro sguardo oggi persino troppo sollecitato dalle immagini che corrono veloci; una mostra che rende omaggio all’opera tutta di Henri Cartier-Bresson\, al disegno e alla pittura che furono le sue prime vere passioni e che lui per primo in Occidente seppe condividere e articolare in una pienezza dove il rapporto e l’uso dei diversi mezzi di espressione sono solo un gioco\, utile per comunicare coi propri simili.
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SUMMARY:Giovanni Pintori
DESCRIPTION:In occasione della settimana internazionale della grafica\, l’Aiap Design Per ha proposto\, in collaborazione col Museo MAN\, un’ampia ed esaustiva antologica sulla figura e sul lavoro di Giovanni Pintori\, straordinario protagonista della storia della grafica in Italia\, celebrato e riconosciuto internazionalmente. Il racconto del suo percorso parte dalla fine degli anni Trenta sino agli anni Novanta attraverso un corpus di opere\, raccolte secondo una interpretazione che ne evidenzia la modernità progettuale a sottolineare l’importanza e il significato delle sue scelte e l’unicità della sua figura all’interno del panorama della grafica internazionale. Pintori è stato un personaggio estremamente lucido e consapevole dei meccanismi e delle problematiche connesse alla professione del grafico nella scelta degli apparati compositivi\, iconografici e simbolici impiegati. \nLa sua competenza\, la sua professionalità e la sua cultura\, insieme alla fantasia e creatività\, traspaiono da tutti i suoi lavori e ci fanno comprendere la sua rilevanza nella pratica e nell’estetica del design contemporaneo\, dall’ipotesi di un originale stile d’impresa a un modo di pensare prima che di comporre. Giovanni Pintori nasce nel 1912 a Tresnuraghes (Oristano)\, da genitori originari di Nuoro\, cittadina dove la famiglia fa ritorno nel 1918. Dopo aver frequentato l’ISIA di Monza\, nel 1936 inizia la collaborazione con l’Ufficio Tecnico Pubblicità Olivetti\, del quale diventa responsabile nel 1940\, legando il suo nome all’ascesa della azienda di Ivrea in una serie lunghissima e fortunata di manifesti\, pagine pubblicitarie\, insegne esterne\, stand. Nel 1950 ottiene il primo di una lunga serie di riconoscimenti: la Palma d’Oro della Federazione Italiana Pubblicità. Nel 1952 il MoMA di New York organizza la mostra Olivetti: Design in Industry. \nNel 1953 entra a far parte dell’AGI (Alliance Graphique Internazionale)\, che nel 1955\, durante l’esposizione al Louvre di Parigi\, dedica al lavoro di Pintori per Olivetti un’intera sala. Sempre nel 1955 gli viene conferito il Certificate of Excellence of Graphic Arts dell’AIGA (l’Associazione dei graphic designer statunitensi) e\, l’anno dopo\, la Medaglia d’Oro e il Diploma di Primo Premio di Linea Grafica e della Fiera di Milano. Nel 1957 ottiene il Diploma di Gran Premio alla XI Triennale di Milano e partecipa all’annuale mostra dell’AGI a Londra. Le sue immagini accompagnano numerosi articoli sull’azienda Olivetti\, il suo design e la sua comunicazione fanno il giro del mondo comparendo in testate come Fortune (USA\, 1953\, 1957)\, Graphic Design (Giappone\, 1967)\, Horizon (USA\, 1969). Nel 1960 scompare Adriano Olivetti. Nel 1962 Pintori ottiene un altro prestigioso riconoscimento internazionale: il Typographic Excellence Award del Type Directors Club di New York\, seguito nel 1964 dal Certificate of Merit dell’Art Directors Club di New York. Nel 1966 gli viene dedicata una grande mostra personale a Tokyo. \nDopo il 1967\, lasciata l’Olivetti per dedicarsi alla libera professione\, collabora\, fra gli altri\, a progetti per Pirelli\, Gabbianelli\, Ambrosetti e Parchi Liguria. Nel 1981 inizia una collaborazione con l’azienda di trasporti Merzario\, per la quale realizza la grafica dei bilanci annuali e delle pagine pubblicitarie. Dopo questa esperienza lascia la professione di grafico e si dedica completamente alla pittura. Giovanni Pintori muore a Milano il 15 novembre del 1999.
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SUMMARY:Glo Guardarsi l’ombelico
DESCRIPTION:Glo – Guardarsi l’ombelico è il titolo del primo progetto di collaborazione tra il Comune di Nuoro e il Museo MAN. Nelle sale dell’edificio dell’ex ASL di Via N. Ferracciu\, dal 29 marzo al 17 luglio (prima parte) e poi dal 27 settembre al 05 febbraio 2012 (seconda parte) circa un centinaio di artisti di questa città si sono alternati proponendo una selezione della loro più recente produzione\, per questo che consideriamo come l’inizio di un’indagine sulla ricchezza creativa di Nuoro che potrebbe allargarsi alla Provincia e\, per cerchi concentrici\, a tutta la Regione\, facendo in modo di registrare a Nuoro ciò che di nuovo (con un felice gioco di parole) viene prodotto da artisti di diverse generazioni\, dai maestri più anziani ai giovanissimi alle prime armi. Questa la vocazione del progetto\, costruito attraverso pochi pezzi\, esposti con rigore a comporre un gioco di rimandi e risonanze che raccontino storie come aforismi o haiku. Il titolo dell’evento\, ironicamente\, invita a osservarsi con una certa leggerezza. La posizione migliore per pensare è sembrata ad alcuni quella che permette di guardare il proprio ombelico\, e meditare su quello. Questo tipo di meditazione prende il nome di “guardarsi l’ombelico”. Ma l’ombelico\, con la sua simbologia\, è ancora una volta una scelta concettuale: racchiude in sé il significato del legame\, dell’origine ma rappresenta anche la cesura capace di lasciar traccia di sé\, il taglio del cordone ombelicale che suggella a memoria e in modo indelebile il segno che costruisce la nostra identità. L’ombelico è legato alla posizione centrale nel corpo umano che suggerisce un fulcro psichico\, simbolico\, geografico\, temporale: la nascita\, l’inizio e la fine\, il divenire\, una sorta di mandala sempre attuale con tutto quello che comporta e ne deriva. L’omphalon greco identifica non tanto un punto fisso ma un processo che da questo punto si attiva. È la cicatrice della nascita fisica\, il segno tangibile di un vincolo con la madre biologica\, è legato all’eros\, all’estetica ma anche alla vulnerabilità per il suo trovarsi nella posizione più esposta e molle dell’addome. Rappresenta il mistero del rapporto che ci lega nella generazione e attraverso le generazioni. Il legame reciso e continuamente da recidere e suturare\, come sola possibilità di crescita. Un legame che costruisce la nostra identità\, ma sancisce anche quello con l’esistenza. \n\n\n\nCronogramma di Glo – Guardarsi l’ombelico\n\n\nSeconda Parte\n\n27.09 – 09.10.2011: Michela Balloi\, Pasquale Bassu\, Efisio Cardia\, Laura Manca\, Salvatore Marras\, Francesco Melis\, Piero Pais\, Francesco Rais\, Graziano Rocchigiani.\n11.10 – 23.10.2011: Tarcisio Balloi\, Fabrizio Bruno\, Giancarlo Crisponi\, Toni Marcovecchio\, Stefano Marongiu\, Pietrina Mattana\, Franco Mura\, Fabrizio Ortu\, Sergio Rocchigiani.\n25.10 – 06.11.2011: Franca Carboni\, Simona Ciusa\, Salvatore de Gioannis\, Francesca Floris\, Marisa Mereu\, Giuseppe Moro\, Tiziana Pala\, Graziella e Immacolata Sotgiu\, Nicola Virdis.\n22.11 – 04.12.2011: Daniele Boninu\, Renato Brotzu\, Fiorentino Deroma\, Elke Hoyer\, Thomas Longo\, Sandro Mattei\, Daniela Mureddu\, Massimo Onnis\, Salvatore Pau.
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SUMMARY:La città ideale
DESCRIPTION:Parallelamente alla rassegna Glo – Guardarsi l’ombelico\, il Dipartimento educativo del MAN ha lanciato il nuovo contest fotografico “La città ideale”\, che vuole promuovere una riflessione sulla città e invita tutti a condividere il proprio sguardo su di essa\, inviando da una a dieci immagini all’indirizzo didattica.man@gmail.coma partire dal 27 settembre\, data in cui è iniziata\, nello spazio Glo dell’edificio ex ASL di Via N. Ferracciu\, la seconda parte di Glo – Guardarsi l’ombelico. \nIl contest “La città ideale” ha voluto estendere l’indagine sulla ricchezza creativa di Nuoro all’intera comunità\, coinvolgendola attivamente in uno scambio di storie e punti di vista. La prima scadenza per l’invio dei progetti è stata fissata per il 6 gennaio 2012. Al termine del contest il materiale raccolto sarà esposto nello spazio Glo dell’edificio ex ASL. All’interno della pagina facebook del MAN sarà possibile visionare tutti i lavori ed esprimere una preferenza per assegnare il primo premio. \n\n\n\nLa città ideale\n\n\n18.11 – 20.11.2011 \nIn occasione della manifestazione “Autunno in Barbagia”\, il Museo MAN e il Comune di Nuoro hanno organizzato\, nello spazio Glo dell’edificio ex ASL di Via N. Ferracciu\, la mostra dal titolo La città ideale\, in cui sono state esposte circa venti opere della Collezione permanente del MAN e presentato l’intervento site-specific Blank Map Project dell’artista Giulia Casula. La città come centro di perfetta convergenza tra microcosmi umani diventa ideale solo in una concezione mentale dove lo spazio si pone al servizio dell’uomo. Un concetto da sempre oggetto di riflessione umana: la città sito da progettare e in cui vivere in armonia\, luogo di incontro sociale\, organizzazione politica e di pianificazione economica. Questa immagine\, se anche rimane utopica nella sua realizzazione generale e vive\, forse\, nel ricordo di un passato non meglio identificato o nell’idea di una trasformazione in avvenire\, un luogo sospeso di scorci urbani\, interni di edifici e periferie all’interno di una mappa ideale. «Il luogo non è nulla fuori dalla mente; la grandezza fisica non è nulla all’interno della mente» (Hobbes)\, sicché la conoscenza si dispone\, alla fine\, secondo il modello del mapping\, della relazione tra le due mappe\, interiore ed esteriore. E proprio perché quella interiore corrisponde allo spazio immaginario e prevale su quella esterna ricomprendendola\, la città non è solo un’astrazione architettonica ma un luogo di incontro tra due mondi.
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SUMMARY:Caratteri ereditari e mutazioni genetiche
DESCRIPTION:Caratteri ereditari e mutazioni genetiche è il titolo della mostra che il Museo MAN ha inaugurato facendo dialogare la propria Collezione con sei artisti viventi che\, traducendo lo slancio di Dal Novecento ad oggi\, avvalorano la vocazione contemporanea del museo e la necessità di rappresentare il testimone che la nostra epoca lascerà in eredità. La declinazione del progetto ha previsto uno sguardo maschile e uno femminile con i sei artisti di generazioni diverse che si relazionano con le opere della Collezione. \nLe artiste sono rappresentate dalla giovanissima Rachele Sotgiu\, dalla solida Giusy Calia e dalla vigorosa Zaza Calzia che polverizza ogni dubbio sulla sua visione del mondo\, mentre gli artisti sono Graziano Salerno\, Vincenzo Pattusi e Vincenzo Grosso: una talentuosa promessa e due geniali scommesse di questo territorio. La Collezione è una delle testimonianze più importanti della crescita\, dell’ evoluzione e del costante impegno del museo. Un lavoro complesso e difficile\, fatto di accelerazioni\, stasi e nuovi slanci che definiscono un percorso in continua evoluzione che non si esaurisce nell’esaltazione di alcuni punti fermi\, ma che fa della sua singolare ricerca nel panorama artistico isolano una caratteristica esclusiva che dà spazio a opere e autori meno noti\, ma non per questo meno interessanti\, che\, grazie agli esiti del loro percorso\, restituiscono un contesto di squisita e inaspettata ricchezza. \nNel tentativo di ridefinire la percezione di patrimonio e identità\, il MAN ha invitato artisti contemporanei ad un dialogo aperto\, creando suggestivi spazi di sospensione\, contemplazione e cortocircuito\, vere e proprie stazioni di un percorso che intreccia precise conversazioni con i maestri della storia dell’arte in Sardegna. Lo spazio condiviso ha invitato a una riflessione e nello stesso tempo ha offerto nel suo insieme una efficace immagine della qualità dei diversi linguaggi artistici. In questa occasione le opere che ogni artista ha scelto hanno funzionato come una sorta di punteggiatura del loro discorso\, un dispositivo che in qualche misura ha aiutato a definirne il senso e il ritmo. Per l’inaugurazione Giovanni Carroni ha letto il racconto di Graziano Salerno La leggenda dell’uomo liberato.
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SUMMARY:Muchador
DESCRIPTION:Nell’ambito della tredicesima edizione del Festival Dromos “I racconti del velo”\, negli spazi del Parco dei Suoni di Riola Sardo è stato inaugurato Muc(h)ador\, la mostra collettiva che ha proposto una selezione di opere di Alessandro Biggio\, Giulia Casula\, Maimouna Guerresi\, Maria Antonietta Mameli\, Sukran Moral\, Giulia Sale\, sei artisti chiamati a interpretare “I racconti del velo”\, titolo del festival che individua nel velo un elemento centrale e denso di significai in innumerevoli culture del presente e del passato (compresa quella sarda). \nIl Festival Dromos\, che da qualche anno costruisce insieme al Museo MAN la possibilità di felici convivenze\, si configura come collettore di una pluralità che fa parte della nostra esperienza\, troppo spesso relegata nelle caselle dei cruciverba che si trasformano rapidamente in rebus e sciarade irrisolvibili. La complessità che ancora una volta qui si vuole restituire è appena una semplice sottolineatura rispetto alla ricchezza\, alla straripante abbondanza\, alla marea infinita di combinazioni che ci viene profusa simultaneamente e contemporaneamente dal mondo\, in cui appare facile la coesistenza e la contaminazione tra le angolature della visione e dello sguardo e il racconto per immagini sonore che costituisce l’architettura del festival\, dove le opere degli artisti della mostra Muc(h)ador si innestano felicemente nello scenario suggestivo del Parco dei Suoni di Riola\, luogo di straniante sospesa bellezza mai sufficientemente celebrato. \nIl tema e il gioco di rimandi del titolo\, trova assonanze prossime e distanti\, spostandosi dal centro del Mediterraneo al Medio Oriente\, ancora a dire i legami che la cultura non smette di intrecciare attraverso il tempo e le persone\, ancora a dire che la stessa cultura stende un velo che sta a noi scostare per vedere la cosa in sé\, la cosa nuda\, la nudità. Un vedere senza mediazioni\, un confronto diretto con noi stessi e la nostra percezione\, senza orpelli\, senza inganni\, senza seduzione\, crudo\, per scoprire d’improvviso la necessità intima del segreto\, del mistero\, dell’inattingibile\, della forza propulsiva e sovversiva del desiderio e del divieto. Muc(h)ador è un termine inventato\, un ibridismo linguistico arabosardocatalano\, una contaminazione in vitro\, un meticciato forzato\, sicuramente ironico\, ma non irriverente verso culture e tradizioni che – col chador islamico e con su muccadori sardo – affondano le radici in ritualità antiche e ancora molto vissute. E tuttavia\, proprio per non cadere in insidiose trappole di natura etimologica e/o etnografica\, i sei artisti le scansano abilmente evitando riferimenti diretti a tutto ciò che in qualche modo potrebbe richiamare situazioni demo-antropologiche affatto inopportune rispetto agli orizzonti della ricerca artistica contemporanea. \nQuel velo\, quel copricapo-indumento\, così simbolico e icasticamente coercitivo\, è lacerato\, attraversato\, superato\, alla ricerca di una dimensione ben più allusiva e obliqua. Micro e macro storie che lo trasformano in limite\, in rito ipnotico e fondante\, in dolore e malattia\, in sopraffazione e claustrofobica prigione\, in semplice supporto\, in quella sensazione di misteriosa assenza\, tanto incombente quanto evanescente\, che l’arte può solo evocare\, non rappresentare.
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SUMMARY:L’evento immobile
DESCRIPTION:L’evento immobile. Sfogliare il tempo è un progetto del MAN per il Festival letterario “L’Isola delle Storie” di Gavoi\, realizzato in partnership con Casa Masaccio\, a cura di Cristiana Collu\, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri.  \nLa manifestazione\, giunta alla sua quinta edizione\, si è articolata in vari eventi che\, a partire dal mese di maggio\, si sono susseguiti in Toscana ed in Sardegna\, per concludersi con la consueta mostra a San Giovanni Valdarno. Incentrata su un percorso plurale e intermittente\, all’insegna della delocazione\, L’evento immobile. Sfogliare il tempo si è proposto di analizzare\, attraverso la presentazione di opere video e cinematografiche\, ciò che di permanente e di fisso resiste ed insiste in ogni immagine in movimento e\, parallelamente\, di indagare l’infinita disponibilità del tempo ad essere colto ed accolto nel proprio irriducibile intervallo\, cercando così di delineare una sorta di tempo in stato vegetativo\, una temporalità in stato d’arresto\, in stallo\, tale da non poter essere derubricata a semplice movimento o a semplice stasi. \nLa penultima tappa di L’evento immobile. Sfogliare il tempo è stata in Sardegna\, a Gavoi\, nell’ambito del Festival letterario “L’Isola delle Storie” che si tiene dall’1 al 3 luglio. Durante il festival\, che nel 2007 in collaborazione con il MAN è stato promotore della prima edizione di L’evento immobile\, sono state proposte tre opere video dell’artista americana Margot Quan Knight. Appuntamenti di L’evento immobile. Sfogliare il tempo: Prato (Spazio K e Galleria Gentili\, in contemporanea il 5 maggio); Firenze (Villa Romana\, 13 maggio; EX3\, 17 giugno); Gavoi (Casa Maoddi-Pira\, 1-3 luglio); San Giovanni Valdarno (Casa Masaccio e Pieve di San Giovanni Battista\, 17 settembre). Artisti in mostra: Emanuele Becheri\, Katharina Segura Harvey\, Alejandro Moncada\, Paolo Meoni\, George Drivas\, Ane Mette Hol\, Alexandra Navratil\, George Drivas\, Alexandros Papathanasiou\, Margot Quan Knight\, Jutta Strohmaier\, Arnold von Wedemeyer\, Rob Carter\, Kathrin Sonntag\, Ken Jacobs\, Malcolm Le Grice\, Hollis Frampton.
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SUMMARY:Biennale d’Arte di Venezia
DESCRIPTION:Ha aperto al pubblico presso il Museo MAN la sezione nuorese della 54a esposizione della Biennale d’Arte di Venezia\, Padiglione Sardegna. Dopo il grande successo di visitatori e di critica riscosso dall’esposizione d’arte realizzata al Museo Masedu di Sassari\, Nuoro ha ospitato un approfondimento delle opere di due artiste della Biennale Sardegna\, Gabriella Locci e Giovanna Secchi\, selezionate dalla giuria tecnica\, presieduta da Vittorio Sgarbi e composta dal direttore dell’Accademia Antonio Bisaccia\, dalla direttrice del MAN Cristiana Collu\, da Giovanni Follesa consulente dell’assessorato alla cultura e da Ada Lai consulente dell’Assessorato al Turismo. Le due artiste presenti nel padiglione di Sassari\, hanno esposto presso il Museo MAN una ricca collezione delle loro opere. Per volontà della Regione Sardegna\, l’Accademia di Belle Arti di Sassari è stata il cuore pulsante dell’organizzazione di questa grande esposizione diffusa sul territorio regionale e promossa in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia\, dimostrando di essere una chiave indispensabile per lo sviluppo dell’industria artistica e culturale dell’Isola. \nGabriella Locci è impegnata nella sperimentazione e ricerca nelle arti visive e nel settore dei linguaggi incisori. Dal 1992 al 1997 è stata docente e responsabile del laboratorio di Tecniche d’Incisione e Stampa presso l’Istituto Europeo di Design di Cagliari. È presidente di Casa Falconieri che dal 2000 promuove workshop d’incisione. Nel 2001 è invitata in Romania dal Ministero della Cultura come artista in residence. Nel 2008 ha tenuto nella Facoltà di Belle Arti di Cuenca\, per INGRAFICA\, un Taller de grabado experimental. Nel 2009 è docente di un Taller di tecnicas aditivas per il Consorcio Goya-Fuendetodos. Nel 2010 vince il premio della critica quale Miglior opera di artista vivente presente in Estampa\, a Madrid. Nel 2011 è invitata come Artista en residence nel Centre d’Art Contemporain d’Essaouira in Marocco. \nGiovanna Secchi\, nata ad Olbia nel 1939\, si è formata nell’Istituto Statale d’Arte di Sassari\, città nella quale vive e lavora. Negli anni Sessanta ha fatto parte del “Gruppo A” attorno alla figura di Mauro Manca e nel 1976 del gruppo “La rosa”\, di marca più concettuale. Si è occupata di design per l’artigianato della sua isola (tappeti\, sugheri) e pittura su stoffa per l’abbigliamento. Dal 2001 partecipa alle esposizioni di Estampa con Casa Falconieri\, diretta da Gabriella Locci. Ha al suo attivo numerose e costanti partecipazioni a mostre ed esposizioni in Italia e all’estero.
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SUMMARY:Far Away so Close
DESCRIPTION:Aeroporto Olbia-Costa Smeralda Far Away so Close / Così lontano\, così vicino è il titolo dell’opera di Vincenzo Pattusi che segna l’esordio e suggella un accordo tra la Geasar e il Museo MAN\, nella convinzione che l’arte\, con la sua pervasività\, faccia sempre più parte della nostra vita\, più che mai fuori dai confini del suo luogo per eccellenza\, il museo\, e fuori dai luoghi comuni\, intesi sia in senso fisico che figurato. In questa accezione l’aeroporto è visto non più come “non luogo” ma come luogo in comune\, come centro di una comunità in transito che lo abita anche se per pochi minuti o poche ore. \nIl progetto misura la messa a fuoco\, la capacità del nostro sguardo di distinguere ma anche di confondere\, di concentrarsi su aspetti diversi di una realtà che è sempre variabile e complessa. Ci invita a decidere\, a scegliere\, forse solo a preferire. Misura il nostro mutevole interesse per il primo piano o per lo sfondo\, ci guida alla scoperta di un dettaglio o semplicemente fa sintesi custodendo per un istante o per sempre la memoria di un luogo. Non si butta via nulla\, meno che mai il passato che ci appartiene come il futuro che sogniamo.  \nQuesta collaborazione è un punto di arrivo di un processo cominciato l’anno scorso\, con i nostri primi contatti per creare una nuova modalità di comunicazione nel nostro terminal\, e rappresenta anche un punto di partenza per lo sviluppo di partnership che avvicinino il mondo aeroportuale ad altri circuiti di qualità. La Geasar ha messo a disposizione una grande vetrina per riempirla di contenuti e consentire la circolazione di idee e di nuovi visioni anche attraverso l’arte. La Geasar ha cominciato la sua attività espositiva con il progetto Art-Port Gallery\, che ha visto la nascita dello spazio museale nell’aprile del 2010 con la prima mostra dedicata all’archeologia in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici per le Province di Sassari e Nuoro: esposti eccezionalmente il frammento di una ruota dentata attribuita al Planetario di Archimede e i corredi funerari composti da ceramiche da tavola provenienti dal sottosuolo della città di Olbia e riferibili alla storia antica. Qualche mese più tardi è nato Art- Port Corner\, che in questo mese di maggio è giunto all’undicesima mostra di opere di artisti sardi. La parete che li accoglie è inserita all’interno del self-service e ha l’obiettivo di stimolare le sensazioni visive dei clienti seduti al Kara Food. L’ultima sezione\, forse la più rilevante per dimensioni e prestigio\, è l’Art-Port Wall firmato nella sua prima mostra dal Museo MAN. L’esposizione si compone di sei riproduzioni\, stampate su tela\, appartenenti alla produzione figurativa di Vincenzo Pattusi. Le opere sono allestite su cornici poste nella Hall centrale e toccano la lunghezza di centotrenta metri lineari. Un’imponente esposizione con uno sfondo tutto sardo rappresentato dai motivi ripetuti del tappeto sardo. I soggetti in primo piano invece\, particolarmente accattivanti\, guardano i passeggeri in movimento. L’opera Far Away\, so Close/Così lontano\, così vicino ci costringe a una riflessione su ciò che siamo e sulle variabilità\, differenze o distanze che possono produrre le stratificazioni culturali che caratterizzano ciascun individuo.  \n\n\n\nVincenzo Pattusi\n\n\nVincenzo Pattusi vive e lavora a Nuoro. Ha 33 anni e\, dopo la laurea in Storia dell’Arte e il master in Conservazione e Restauro\, ha cominciato la sua collaborazione con il Museo MAN\, occupandosi dei laboratori didattici e della cura degli allestimenti. In contemporanea segue la sua passione artistica\, iniziata in strada insieme ai writers\, producendo mostre personali e partecipando a collettive in gallerie d’Arte sarde e italiane. Tra le sue ultime esposizioni cataloga la mostra di illustrazioni realizzate per celebrare “Sa die de sa Sardigna” a Palazzo Regio a Cagliari e la collettiva “Le radici in cielo” a Sassari. Nel 2011 ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia – Regione Sardegna. 
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SUMMARY:Glo Guardarsi l’ombelico
DESCRIPTION:Glo – Guardarsi l’ombelico è il titolo del primo progetto di collaborazione tra il Comune di Nuoro e il Museo MAN. Nelle sale dell’edificio dell’ex ASL di Via N. Ferracciu\, dal 29 marzo al 17 luglio (prima parte) e poi dal 27 settembre al 05 febbraio 2012 (seconda parte) circa un centinaio di artisti di questa città si sono alternati proponendo una selezione della loro più recente produzione\, per questo che consideriamo come l’inizio di un’indagine sulla ricchezza creativa di Nuoro che potrebbe allargarsi alla Provincia e\, per cerchi concentrici\, a tutta la Regione\, facendo in modo di registrare a Nuoro ciò che di nuovo (con un felice gioco di parole) viene prodotto da artisti di diverse generazioni\, dai maestri più anziani ai giovanissimi alle prime armi. Questa la vocazione del progetto\, costruito attraverso pochi pezzi\, esposti con rigore a comporre un gioco di rimandi e risonanze che raccontino storie come aforismi o haiku. Il titolo dell’evento\, ironicamente\, invita a osservarsi con una certa leggerezza. La posizione migliore per pensare è sembrata ad alcuni quella che permette di guardare il proprio ombelico\, e meditare su quello. Questo tipo di meditazione prende il nome di “guardarsi l’ombelico”. Ma l’ombelico\, con la sua simbologia\, è ancora una volta una scelta concettuale: racchiude in sé il significato del legame\, dell’origine ma rappresenta anche la cesura capace di lasciar traccia di sé\, il taglio del cordone ombelicale che suggella a memoria e in modo indelebile il segno che costruisce la nostra identità. L’ombelico è legato alla posizione centrale nel corpo umano che suggerisce un fulcro psichico\, simbolico\, geografico\, temporale: la nascita\, l’inizio e la fine\, il divenire\, una sorta di mandala sempre attuale con tutto quello che comporta e ne deriva. L’omphalon greco identifica non tanto un punto fisso ma un processo che da questo punto si attiva. È la cicatrice della nascita fisica\, il segno tangibile di un vincolo con la madre biologica\, è legato all’eros\, all’estetica ma anche alla vulnerabilità per il suo trovarsi nella posizione più esposta e molle dell’addome. Rappresenta il mistero del rapporto che ci lega nella generazione e attraverso le generazioni. Il legame reciso e continuamente da recidere e suturare\, come sola possibilità di crescita. Un legame che costruisce la nostra identità\, ma sancisce anche quello con l’esistenza. \n\n\n\nCronogramma di Glo – Guardarsi l’ombelico\n\n\nPrima Parte\n\n29.03 – 10.04.2011: Mario Adolfi\, Enrik Ciensi\, Gino Frogheri\, Sirio Sini.\n12.04 – 24.04.2011: Francesco Alpigiano\, Nietta Condemi\, Pietro Costa\, Barbara Flore\, Giovanni Pisanu\, Rosaura Sanna.\n26.04 – 08.05.2011: Fabiana e Susan Canova\, Gianni Casagrande\, Francesca Cossellu\, Gigi Murru\, Gianni Pais\, Angela Salerno\, Sebastiano Sanna.\n10.05 – 22.05.2011: Costantino Caiafa\, Antonia Dettori\, Massimiliano Fois\, Roberta Luche\, Marzia Masala\, Laura Puggioni\, Antonio Serra\, Giudo Sotgiu.\n24.05 – 05.06.2011: Francesco Brotzu\, Nicolina Carta\, Giovanni Coronas\, Maria Carmela Folchetti\, Pietro Longu\, Elio Moncelsi\, Pinuccia Mulas\, Graziano Piras.\n14.06 – 26.06.2011: Nevina Ciusa\, Giulio Concu\, Assunta Cucca\, Franco Sedda\, Rosetta Murru\, Tonino Vargiu\, Salvatore Zizzi.\n28.06 – 10.07.2011: Vittorio Bruno\, Giovanni Antonio Deledda\, Beatriz Nelida Dietzel\, Gaspare Guccini\, Martha Mendoza\, Valeria Muledda\, Caterina Pirisi.
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DESCRIPTION:DREAMTIME\, per quantità (oltre 290 lavori) e soprattutto per la qualità delle opere proposte\, si offre come la più completa esposizione mai presentata in Italia sull’arte aborigena australiana contemporanea. Tanto articolata da essere proposta al MAN in due successive “puntate”: una prima\, intitolata “Lo spirito dell’arte aborigena” si potrà ammirare dall’11 febbraio al 1° maggio 2011. Ad essa seguirà\, dal 6 maggio al 28 agosto\, la seconda parte dal titolo “Arcaicità e astrazione. Il linguaggio dell’arte aborigena”. \nDall’ 11 febbraio al 28 agosto\, quindi\, l’arte aborigena “contaminerà” la Sardegna\, in un gioco di rimbalzi che\, partendo dal MAN\, si riverbererà idealmente ai siti archeologici e ai musei etnografici dell’isola.  \nIl progetto si avvale delle massime collaborazioni istituzionali da parte italiana e australiana ed ha come “garante di qualità” il Koorie Heritage Trust\, unico organismo riconosciuto a livello internazionale per la valorizzazione e lo studio delle culture aborigene. \n“Per DREAMTIME\, sottolineano i curatori\, il KHT ha direttamente selezionato le opere\, certificandone così la provenienza. Tutti i saggi destinati al catalogo Marsilio sono stati redatti dagli esperti del KHT e certificati dal punto di vista antropologico\, sociale e culturale: una garanzia mai sino ad oggi offerta per nessuna mostra internazionale. Va evidenziato come quella che giungerà in Sardegna sarà la più numerosa collezione di lavori aborigeni che abbia mai lasciato l’Australia\, opere che coprono un’area vastissima dallo Stato del Victoria fino al Qeensland\, provenienza che consente di mostrare le profonde differenze fra gruppi culturali”. \nNon fosse che per questo\, DREAMTIME godrebbe del carattere di eccezionalità tra le mostre dedicate alla cultura aborigena al di fuori del continente australe. Ma ciò che certamente più affascinerà il pubblico italiano sarà l’originalità del linguaggio espressivo\, i colori ipnotici\, gli archetipi che hanno solcato immutati 40 mila anni\, dal Tempo del Sogno ad oggi.  \nLa mostra include artisti di riconosciuta fama come Clifford Possum\, John e Luke Cummins\, Trevor Turbo Brown\, Craig Charles e artisti emergenti\, che si stanno affermando nel panorama internazionale. Questa selezione presenta autenticamente l’arte aborigena contemporanea nel suo attuale stato d’evoluzione e non restituisce una visione statica degli stereotipi che spesso vengono attribuiti a queste culture.  \n“È una sorta di infanzia della storia – sottolinea Cristiana Collu – che avvicina il contemporaneo\, il tempo presente alle nostre radici\, con una forte spinta alla scoperta\, alla creazione\, alla invenzione\, al rispetto\, al riconoscimento e infine al senso di appartenenza ai luoghi che hanno plasmato e plasmano la nostra visione del mondo. \nLa pittura delle prime civiltà è forse l’espressione artistica più affascinante per lo spettatore di oggi. Oltre che sulla figura umana\, è infatti in grado di dirci qualcosa sul suo rapporto con l’ambiente che la circonda e che la condiziona: i suoi simili\, gli animali\, la natura. E lo fa nel linguaggio formale caratteristico di ogni cultura e soprattutto\, suggestivamente\, con i colori. La seconda tappa nella genesi dell’arte figurativa\, riflesso di creazioni mentali\, si è verificata quando l’uomo ha iniziato a tradurre la propria realtà interiore in espressione grafica. L’arte è sicuramente nata da una esigenza intellettuale come\, tempo prima\, l’utensile è apparso per un bisogno vitale (esistenziale)\, e poiché l’essere umano è sia biologico sia sociale\, l’utilizzo dell’immagine ha da allora assicurato la coesione dei due aspetti e in definitiva una certa coesione pubblica e collettiva. \nLa forza iconografica delle opere in mostra\, la simbologia primitiva e arcaica\, determinano una serie di analogie con la cultura sarda primigenia\, archeologica\, tradizionale e identitaria\, creando un grande gioco di rimandi e risonanze che dall’apparentemente altro come l’arte proveniente da un continente agli antipodi (che però ha sempre avuto una condizione di insularità non solo geografica) ci riporta alle evidenze e ricchezze del territorio che noi abitiamo”.  \nLa mostra è un progetto del MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro\, in collaborazione e con il patrocinio della Regione Sardegna\, il Ministero degli Affari Esteri Italiano\, l’Ambasciata Italiana a Canberra\, l’Ambasciata Australiana a Roma\, l’Istituto Italiano di Cultura\, il Consolato di Melbourne. \n 
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SUMMARY:Ragionevoli dubbi
DESCRIPTION:Ragionevoli dubbi\, il titolo della mostra che rinnova la consueta collaborazione tra il Museo MAN e l’Isola delle Storie anche nel 2010\, presenta il lavoro di tre giovani artisti della scena contemporanea italiana\, Cristian Chironi\, Paolo Meoni e Rachele Sotgiu\, che si misureranno con lo spazio di Casa Lai attraverso tre racconti distinti che esplorano il presente con l’ironia\, la lucidità e l’intimità che caratterizza le loro personali ricerche. La riflessione\, che avviene attraverso l’utilizzo dei linguaggi della fotografia\, della performance\, del video e dell’installazione\, dischiude una serie di interrogativi e di dubbi\, a partire dalle loro specifiche sensazioni e radici culturali\, che riportano alla possibilità di una diversa visione sul mondo che può\, e forse dovrebbe essere\, anche come io l’immagino. \n\n\n\nCristian Chironi\n\n\nCristian Chironi nasce a Nuoro nel 1974. Artista visivo e performer attivo dal 1998\, vive e lavora tra la Provincia di Nuoro e Bologna. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Si interessa a diversi linguaggi\, tra i quali performance\, fotografia\, video\, disegno\, public-art e operazioni site specific\, cercando un’integrazione dei generi. La sua ricerca mira a mettere in relazione una pluralità di concetti\, come realtà e finzione\, memoria e contemporaneità\, figura e immagine\, bidimensionale e tridimensionale\, conflitto e integrazione. \n\n\n\nPaolo Meoni\n\n\nPaolo Meoni nasce a Prato nel 1967\, dove vive e lavora. La sua ricerca nasce dalla frequentazione dello spazio della quotidianità\, la sua visione però ne ribalta l’ordinario\, cerca la novità interna attraverso la decostruzione continua dello stesso spazio ripreso in momenti diversi. Sono diversi gli sguardi che si aprono nelle sue opere\, stratificate come i diversi piani di un fotomontaggio. \n\n\n\nRachele Sotgiu\n\n\nRachele Sotgiu nasce nel 1984 a Nuoro\, dove vive e lavora. Rachele è una giovane artista che utilizzando diversi linguaggi passa con disinvoltura dalla fotografia al video\, dal disegno all’installazione analizzando oggetti e gesti del quotidiano con ricercata raffinatezza.Nel 2008 ha presentato una mostra personale\, curata dal MAN\, al museo Peppetto Pau di Nurachi  dal titolo “Il limite contravvenuto” in occasione della rassegna Clandestino (Dromos 2009).
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SUMMARY:In the middle
DESCRIPTION:In the middle\, il titolo della mostra che inaugura la nuova stagione espositiva del Museo MAN\, allude e sottintende una serie di rimandi che vanno dall’anagrafica dei sei artisti presentati al loro personale percorso di ricerca\, dalle tematiche proposte all’odierna particolare situazione del MAN\, per arrivare fino a far riferimento all’inizio di quello che celebriamo come il prossimo altrettanto fortunato decennio. \nNessuno di questi artisti ha mai esposto una propria opera al museo\, mai era stato invitato prima di quest’evento e neppure è presente in collezione: infatti\, la nuova indagine del MAN guarda al lavoro di chi\, pur essendo stato finora costantemente seguito e stimato\, per casuali e diverse ragioni mai era stato invitato a esporre. \nIn the middle riunisce sei artisti\, tra cui una designer\, a ognuno dei quali è stato chiesto di raccontare una storia\, con La giusta distanza come recita il titolo della Soddu\, seguendo Dinamiche spaziali (Lostia) e spargendo Semi preziosi (Idili). C’è chi lo ha fatto scattando con il pennello Fotogrammi con orizzonte (Garau) e chi invece con la macchina fotografica ha trattenuto Soli neri (Delogu)\, tutti hanno steso una Mitjariga (Nieddu)\, una mezza riga\, uno spartiacque molto permeabile tra un prima e un poi che forse non esiste nelle trasformazioni inesorabili e silenziose. \nPer questo con i sei artisti abbiamo condiviso l’ironia che tutti dovremmo avere quando ci chiedono di fare un bilancio che non tenga conto del futuro\, quel prossimo istante a cui noi\, almeno noi\, non vorremmo mancare. Che questa bellezza e questa ironia ci colga ogni volta nel bel mezzo di qualsiasi situazione della nostra vita.
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SUMMARY:Louis Vuitton Trophy
DESCRIPTION:Al MAN di Nuoro\, diretto da Cristiana Collu\, è stato richiesto di ideare e presentare alcune visioni d’arte contemporanea a La Maddalena in occasione della edizione 2010 del Louis Vuitton Trophy. \nLa competizione velica\, riservata alle barche Classe Coppa America\, sarà ospitata a La Maddalena dal 22 maggio al 6 giugno. Le edizioni precedenti del LVT hanno visto\, nell’autunno 2009 a Nizza\, la vittoria degli italiani di Azzurra su Emirates Team New Zealand. Dal 9 al 21 marzo 2010\, Auckland ha ospitato il secondo atto\, vinto dai padroni di casa neozelandesi su Mascalzone Latino\, mentre La Maddalena sarà la terza sede\, appunto dal 22 maggio al 6 giugno 2010\, seguita poi da Dubai in novembre e da Hong Kong nel gennaio 2011. \nOccasione di grande visibilità internazionale\, il LVT viene accompagnato\, nelle località che lo ospitano\, da manifestazioni di rilievo. La Maddalena ha scelto di puntare anche sull’arte contemporanea. Di qui il coinvolgimento del MAN\, che propone tre mostre presso il cosiddetto “reparto elettrico”\, accompagnate da una megaproiezione one shot all’aperto\, che vedranno protagonisti Giacomo Costa\, i Masbedo e Martì Guixé. \nAd aprire il percorso sarà Giacomo Costa\, artista italiano presente nel Padiglione Italia all’ultima Biennale di Venezia con Resistenze: si tratta di 5 immagini di grandi dimensioni (3×2 metri) basate su emergenze archeologiche della Sardegna (Tamuli\, Santa Sabina\, Antas\, Sa Coveccada\, Tholmes) rielaborate in postproduzione al computer. “I comportamenti dell’uomo e i modelli di sviluppo che la società persegue portano il mondo in una direzione nella quale paradossalmente non ci sarà più posto per gli esseri viventi. Nell’era del linguaggio globale\, dei marchi\, dell’uniformità del pensiero e del gusto\, l’individuo rischia l’isolamento e l’emarginazione. È in questo scenario che i simboli forti del passato\, le radici della cultura dei popoli e delle genti sopravvivono indenni al tempo e alle epoche. Questo è il significato contemporaneo della resistenza.” \nNella sala successiva i visitatori saranno accolti da due video installazioni: Teorema di incompletezza e Glima dei Masbedo (Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni)\, anche loro invitati all’ultima biennale di Venezia. Per loro “la videoarte è la massima espressione del nostro tempo\, perché permette di usare e sperimentare tantissimi linguaggi\, a partire da quello più contemporaneo del video e del cinema\, incrociandolo però con la scrittura\, la sceneggiatura. La videoarte è un contenitore dove si “meticciano” tante diverse discipline”. La loro ricerca\, dopo aver metabolizzato precedenti importanti per la percezione sensibile\, dalle atmosfere inquietanti dei film di David Lynch e Stanley Kubrick ai capolavori video di Bill Viola e Gary Hill\, non teme più il confronto con la veridicità delle immagini\, con la perfezione o l’indotta imperfezione del visibile poiché la frontiera della comparazione è ormai travalicata in favore della visionarietà. Avvalendosi della collaborazione di illustri scrittori (Michel Houellebecq\, Aldo Nove)\, poeti (Giancarlo Majorino)\, attori (Ernesto Mahieux\, Juliette Binoche) e musicisti (Marlene Kuntz\, Gianni Maroccolo\, Eugenio Finardi\, Vittorio Cosma)\, i Masbedo utilizzano lo strumento video attingendo dalla costruzione cinematografica la maestria dei ritmi sincopati\, della diluizione dei tempi lunghi\, dei rimandi e della parcellizzazione dei nessi spaziali. \nIl 21 maggio grande apertura con l’evento one shot dei Masbedo\, Schegge d’incanto in fondo al dubbio (2009)\, video-installazione realizzata per il Padiglione Italia alla 53ª Biennale di Venezia\, con due megaschermi in sincrono e in notturna di grandissimo effetto visivo e sonoro nello spazio esterno. \nInfine nella sala centrale\, RAA Reparto Arte Artigianato\, dove il percorso è concepito come un temporary shop realizzato dal designer Martí Guixé\, il cuiallestimento\, e la declinazione dello spazio in rapporto agli oggetti\, crea un gioco di rimandi e oscillazioni dalla tradizione al contemporaneo\, attraverso una serie di manufatti dell’artigianato sardo\, dai tappeti ai tessuti e alle ceramiche. \nMartí Guixé (Barcellona 1964) si autodefinisce provocatoriamente “ex-designer” per sottolineare l’avversione all’approccio formalistico e stilizzato della nostra disciplina. Invece di reinventare ogni volta per le tipologie esistenti delle nuove forme legate a interpretazioni tradizionali della funzione\, lui pratica la ricerca di nuove modalità di vedere e di pensare gli oggetti\, modalità che prevedono una partecipazione attiva da parte del pubblico. È uno degli esponenti più interessanti del pensiero critico contemporaneo sul design\, ma la sua attività non ha nulla di moralistico\, assume anzi connotati di tipo ludico caratterizzati da un suo personalissimo e gentile approccio paradossale. Artista\, autore di installazioni e di performance\, progettista di negozi\, creatore di libri illustrati\, è stato negli anni ’90 il primo a lavorare sul tema del food design\, ed è anche un vero product designer: “Gli oggetti sono diventati uno strumento per percepire la realtà di tutti i giorni. Si può comunicare con gli oggetti e anche comunicare con le persone tramite gli oggetti”.
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