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SUMMARY:Giovanni Pintori. Pubblicità come arte (1912 - 1999)
DESCRIPTION:progetto integrato con m.a.x. museo\, Chiasso\na cura di Chiara Gatti e Nicoletta Ossanna Cavadini\ncoordinamento Rita Moro \nL’esposizione monografica dedicata a Giovanni Pintori\, maestro del graphic design italiano e internazionale\, che ha legato il suo nome alla nascita della leggendaria immagine Olivetti\, si inserisce nel percorso di ricerca che il museo MAN di Nuoro dedica agli autori nati sul territorio sardo e diventati protagonisti del panorama dell’arte mondiale. \nGiovanni Pintori\, Bozzetto La rosa nel calamaio\, Archivio Paolo Pintori_ph Matteo Zarbo \nIl museo MAN di Nuoro\, in collaborazione con il m.a.x. museo di Chiasso\, con cui ha siglato un progetto integrato per la valorizzazione dell’autore\, ne indaga oggi la ricerca attraverso una sorta di lungo “racconto grafico”\, evidenziandone la modernità del linguaggio e tutte le sue straordinarie scelte creative. \nTrecento lavori\, fra disegni e dipinti\, bozzetti originali\, maquette\, pagine pubblicitarie di riviste\, fotografie e manifesti\, punteggiano cinquant’anni di attività premiata dalle più prestigiose istituzioni culturali del mondo: dalla Palma d’oro della Federazione italiana di pubblicità (1950) alla prestigiosa mostra del MoMA di New York (1952) – nel cui giardino Pintori costruisce una scultura pubblicitaria in ferro –\, dall’esposizione al Louvre di Parigi (1955) al certificato di eccellenza dell’American Institute of Graphic Arts (1955)\, dalla Medaglia d’oro della Fiera internazionale di Milano (1956) all’Eight Annual Typographic Excellence Award del Type Director Club di New York (1962). Durante la prima seduta della neo costituita AGI – Alliance graphique Internazionale – Pintori fu nominato socio e poi divenne presidente per l’Italia dello stesso premio\, mentre la celebre rivista giapponese “Idea” lo inserì nell’albo dei trenta designer più significativi del XX secolo\, testimoniando così il suo talento e il suo successo raccolto a ogni latitudine. \nGenio assoluto della grafica pubblicitaria\, scelto da un capitano d’industria illuminato come Adriano Olivetti per veicolare in tutto il mondo il nome della sua azienda e dei suoi prodotti leggendari\, dalla Studio 44 alla popolarissima Lettera 22\, Pintori è riuscito mirabilmente a sintetizzare sempre\, in ogni singola immagine\, forma e contenuto. Luce\, colore\, composizione e gioco creativo costituiscono i suoi ambiti di ricerca principali\, che conducono la sua grafica “alla ribalta come unicum metaforico della comunicazione”\, disse Paul Rand\, il noto designer statunitense autore del logotipo di IBM. Il ritmo veloce delle dita sui tasti di una macchina per scrivere\, i caratteri in libertà\, i meccanismi interni dei calcolatori trasformati in motivi dinamici e allegri\, sono alcune delle cifre del suo linguaggio e di una vera e propria poetica della scrittura fatta di eleganza e ironia. \n«La grafica non è sottopittura» rispondeva Pintori a chi lo interrogasse sul linguaggio del segno\, l’unico in grado\, come sottolineato dall’amico poeta Vittorio Sereni\, di «liberare le risorse latenti contenute nell’oggetto o prodotto che […] viene proposto». La mostra ripercorre l’iter creativo e professionale dell’artista\, mostrando il processo ideativo dal quale sono scaturiti i progetti che hanno caratterizzato la sua notevole carriera\, che va dalla creazione di manifesti\, alle locandine\, corporate identity\, logotipi per le imprese. \n\nBiografia\n  \nGiovanni_Pintori\, foto b/n\, Archivio Paolo Pintori \nGiovanni Pintori nasce nel 1912 a Tresnuraghes (Oristano)\, da genitori originari di Nuoro\, città dove la famiglia risiede a partire dal 1918. Dopo aver frequentato l’ISIA (Istituto Superiore Industrie Artistiche di Monza) assieme ai conterranei Salvatore Fancello e Costantino Nivola\, nel 1936 inizia la collaborazione con l’Ufficio Tecnico Pubblicità Olivetti\, del quale diventa responsabile nel 1940\, legando il suo nome all’immagine della azienda di Ivrea in una lunga e fortunata serie di manifesti\, pagine pubblicitarie\, insegne esterne\, stand. Nel 1950 ottiene il primo di un lungo elenco di riconoscimenti: la Palma d’Oro della Federazione Italiana Pubblicità e diventa Art Director dell’Olivetti\, potendo godere della stima e del rapporto diretto con Adriano Olivetti. Nel 1952 il MoMA di New York organizza la mostra Olivetti: Design in Industry in cui sono esposti anche i lavori grafici di Pintori. Nel 1953 entra a far parte dell’AGI (Alliance Graphique Internationale) di cui diventerà presidente. Nel 1955\, durante l’esposizione al Louvre di Parigi\, gli viene dedicata un’intera sala delle grafiche per Olivetti. Sempre nel 1955 gli viene conferito il Certificate of Excellence of Graphic Arts dell’AIGA (l’Associazione dei graphic designer statunitensi) e\, l’anno dopo\, la Medaglia d’Oro e il Diploma di Primo Premio di Linea Grafica e della Fiera di Milano. Nel 1957 ottiene il Diploma di Gran Premio alla XI Triennale di Milano e partecipa all’annuale mostra dell’AGI a Londra. Le sue immagini accompagnano numerosi articoli sull’azienda Olivetti\, il suo design e la sua comunicazione fanno il giro del mondo comparendo in testate come Fortune (USA\, 1953\, 1957)\, Graphic Design (Giappone\, 1967)\, Horizon (USA\, 1969). Nel 1962 (due anni dopo la scomparsa di Adriano Olivetti) Pintori ottiene un altro prestigioso riconoscimento internazionale: il Typographic Excellence Award del Type Directors Club di New York\, seguito\, nel 1964\, dal Certificate of Merit dell’Art Directors Club di New York. Nel 1966 gli viene dedicata una grande mostra personale a Tokyo. Dopo il 1967\, lasciata l’Olivetti per dedicarsi alla libera professione\, collabora\, fra gli altri\, a progetti per Pirelli\, Gabbianelli\, Ambrosetti e Parchi Liguria. Nel 1981 inizia una collaborazione con l’azienda di trasporti Merzario\, per la quale realizza la grafica dei bilanci annuali e delle pagine pubblicitarie. Dopo questa esperienza lascia la professione di grafico e si dedica completamente alla pittura. Giovanni Pintori muore a Milano il 15 novembre del 1999 e lascia un archivio documentario di fondamentale importanza per lo studio della grafica pubblicitaria legata all’industria nei 5 decenni che vanno dal 1930 al 1980. \nLa famiglia ha donato una parte dell’Archivio al MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro e una parte consistente è oggi in comodato d’uso. Da questo lascito trae spunto l’esposizione\, che indaga in particolare materiali dell’archivio privato quali schizzi\, disegni\, dipinti\, fotografie\, che restituiscono le passioni di Pintori condivise con artisti e cultori dell’arte in una lettura critica innovativa. \n\n\n  \nProgetto integrato con m.a.x. museo\, Chiasso\n  \nIl m.a.x. museo\, inaugurato il 12 novembre 2005 su iniziativa della Fondazione Max Huber–Kono di Chiasso\, dal 2010 è divenuto un’istituzione pubblica del Comune di Chiasso ed è membro dell’ICOM (Interna- tional Council of Museums). La missione del m.a.x. museo è quella di divulgare la conoscenza della grafica\, del design\, della foto- grafia e della comunicazione visiva contemporanea. Col termine di “grafica” s’intende il settore della produzione artistica orientato alla progettazione e alla realizzazione di pro- dotti di comunicazione visiva e\, in particolare\, il graphic design (progettazione grafica) e la grafica d’arte (o grafica storica). L’aspirazione del m.a.x. museo è quella di costituire un ponte tra il passato e le nuove generazioni di grafici e di designer. La sede del m.a.x. museo si trova in prossimità del Cinema Teatro e dello Spazio Officina\, posizione che permette di creare un’interrelazione tra le principali strutture culturali realizzate nella cittadina di confine e\, nel contempo\, costituire un nuovo e importante Centro Culturale Chiasso caratterizzato da contenuti espositivi e teatrali di respiro internazionale. Il Centro Culturale Chiasso\, il 3 aprile 2019\, ha ricevuto un prestigioso riconoscimento\, a Zugo\, da parte della Fondazione Svizzera per il Premio Doron. Il premio\, assegnato con la laudatio di Isabelle Chassot\, direttrice dell’Ufficio federale della cultura (UFK)\, è stato conferito per “l’eccellente offerta culturale” promossa dalla città di confine. \n  \nallestimento Stand Up\, Cagliari \ncatalogo Silvana editoriale  \ncon testi di Chiara Gatti\, Nicoletta Osanna Cavadini\, Mario Piazza\, Davide Cadeddu\, Luigi Sansone\, Angela Madesani \n  \n 
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SUMMARY:Gregorio Botta. Il silenzio è così accurato
DESCRIPTION:a cura di Chiara Gatti ed Elisabetta Masala\n  \ncon un testo critico di Davide Ferri\n  \nIn principio era la luce. \nMa anche l’acqua e il fuoco\, la cera e il piombo levigati dal tempo e dagli eventi atmosferici. Nell’opera dell’artista napoletano (classe 1953)\, l’energia arcaica degli elementi dialoga con iconografie classiche\, con i temi del sacro e dell’invisibile. \nPer il MAN di Nuoro\, Gregorio Botta studia un progetto inedito che\, partendo dalla sua ricerca sull’equilibrio e sul silenzio\, distilla nello spazio presenze astratte\, giochi di riflessi e trasparenze nella materia\, geometrie pure e gocce di pioggia\, rivoli d’acqua e pentagrammi punteggiati di forme minimali. \nIl titolo della mostra Il silenzio è così accurato\,  ispirato a una frase di Mark Rothko\, abbraccia un percorso in cui la precisione del disegno tratteggia orizzonti prossimi\, scandisce il tempo nei circuiti e negli ingranaggi di piccole macchine celibi\, come le avrebbe definite Duchamp; macchine assurde\, prive di una funzionalità specifica\, ma poetiche nel loro orchestrare movimenti nel vuoto\, produrre suoni\, vapori o grafie libere nello spazio. \nIl ferro e il vetro\, l’alabastro e i fiori secchi\, combinati fra loro producono paesaggi intimi\, architetture da camera\, riferimenti a iconografie quotidiane\, oggetti\, simboli\, allegorie di una esistenza cucita sulla carta cerata\, che si consuma\, si logora e trasfigura nell’attesa. Epifanie e sparizioni\, segreti e rivelazioni impercettibili tradiscono la vocazione di Botta per «un’arte del togliere\, del poco\, del meno\, sperando di arrivare a un’arte del niente. Un’arte che sparisca e lasci solo\, come una vibrazione\, come un motore segreto\, l’azione per la quale è nata». \nL’impronta è traccia di un retaggio nella serie Pompei. Il peso del fumo è sopravvivenza della materia nell’opera che dona il titolo alla mostra. \nE poi la cera fusa in forme archetipiche evoca geometrie morandiane su un piano di cristallo che si distende all’infinito nel ciclo degli Orizzonti\, dove il tema eterno della soglia porta con sé la lunga letteratura del limite fra visibile e invisibile\, fra contingenza e immateriale. \n  \nBiografia \n  \nGregorio Botta \nGregorio Botta nasce a Napoli il 18 aprile 1953. Nel 1980 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma\, dove segue i corsi di Toti Scialoja\, diplomandosi nel 1984. \nDopo gli esordi\, scanditi dalla partecipazione ad alcune rassegne alla Galleria Rondanini e dalle prime personali alla Galleria Il Segno\, entrambe a Roma\, si impone all’attenzione della critica in occasione di importanti appuntamenti espositivi\, tra cui Trasparenze dell’arte italiana sulla via della seta a cura di Achille Bonito Oliva\, allestita a Pechino nel 1993\, la XII Quadriennale e la Biennale dei Parchi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma\, tenutesi rispettivamente nel 1996 e nel 1998\, nonché la personale\, anch’essa nel 1998\, presentata da Ludovico Pratesi all’Istituto Italiano di Cultura a Colonia. Nel 2006 presenta ai Magazzini del Sale a Siena una selezione di lavori nei quali ritornano elementi peculiari del suo linguaggio in un singolare gioco di contrapposizioni: la leggerezza e la trasparenza del vetro\, l’opacità e la durezza del ferro. Inedita è l’introduzione del movimento\, che anima alcune istallazioni come La Porta di Pietro\, ispirata alla Madonna del Parto di Piero della Francesca. \nTra le sue personali si ricordano: Fondazione VOLUME!\, Roma (2024\, 2009); Galleria Peola Simondi\, Torino (2023\, 2020); Galleria Studio G7\, Bologna (2021)\, Galleria Nazionale d’arte moderna\, Roma (2020); Cripta Borromini a San Giovanni dei Fiorentini\, Roma (2019); Francesca Antonini Arte Contemporanea\, Roma (2017); MAC — Museo di arte contemporanea\, Santiago del Cile (2016); MAC — Museo di arte contemporanea\, Lima\, Perù (2016); Centro di arte contemporanea Pescheria\, Pesaro (2016); Triennale di Milano (2015); Forte di Bard\, Aosta (2014); Palazzo Te\, Mantova (2014)\, MACRO\, Roma (2012); Magazzini del Sale\, Siena (2006); Certosa di Padula\, Salerno (2005); Stazione metropolitana Vanvitelli\, Napoli (2005); Galleria Lo Scudo\, Verona (2001); Istituto Italiano di Cultura\, Colonia (1998). Ha firmato le scenografie di tre spettacoli di Sergio Rubini: Delitto e Castigo\, Dracula e Il caso Jekyll. Scrittore e saggista\, ha pubblicato per Einaudi (2020) Pollock e Rothko\, il gesto e il respiro e per Laterza (2022) Paul Klee\, genio e regolatezza.
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