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SUMMARY:Giusy Calia
DESCRIPTION:Giusy Calia\nAmore\, ti prego ricorda\n\n 04.09  –  04.10.2009 \n\n\n\n\n\nPer Autunno in Barbagia\, il MAN\, in collaborazione con il Comune di Bitti\, presenta la mostra di Giusy Calia Amore\, ti prego ricorda. Le opere esposte nella sala del Museo Multimediale del Canto a Tenore sono accompagnate da un video della stessa artista. \n≪Le molteplici Ofelie che abitano quei mondi d’immagini che Giusy Calia da tempo pone in essere per loro\, sono creature bellissime\, silenti\, solitarie: affiorano\, in quei mondi di acque e di luci riflesse\, di fango e di fiori\, leggiadre e intangibili come ninfee\, assorte in un sogno senza fine\, in un rammemorare segreto\, dilemmatico e dolente\, come una navigazione notturna e senza stelle≫ (Gavina Cherchi).
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SUMMARY:Le affinità immaginate
DESCRIPTION:LA MOSTRA\n\n\nTorna esposta la collezione del museo MAN di Nuoro\, la più importante raccolta d’arte moderna e contemporanea legata alla storia della Sardegna. \nDa Mario Sironi a Maria Lai\, da Francesca Devoto a Giovanni Campus\, da Costantino Nivola a Lisetta Carmi. Un patrimonio collettivo che affonda nella memoria del luogo e apre l’orizzonte ai linguaggi delle giovani generazioni. \nIl museo MAN di Nuoro è lieto di annunciare Le affinità immaginate\, una grande mostra dedicata alla collezione storica del museo che esce dai depositi per un progetto di rilettura e riallestimento. Il percorso è volto alla partecipazione della comunità locale\, per attivare una riflessione su temi identitari\, ma con lo sguardo sensibile a prospettive universali. \nDalla microstoria alla macrostoria dell’uomo: la Sardegna\, la sua arte\, la sua cultura\, rappresentano un caso esemplare di fatti maggiori\, un concentrato di eventi che rispecchiano quelli italiani\, in una dimensione circoscritta ma fondamentale come tassello di un orizzonte ampio. \nDal verismo diAntonio Ballero al divisionismo del primo Sironi\, dal ritorno all’ordine di Ciusa Romagna al realismo borghese di Francesca Devoto\, dall’astrattismo di Mauro Manca alle vite straordinarie di Fancello\, Nivola e Pintori\, dalla prorompente e toccante creatività di Maria Lai\, fino alle ricerche delle ultime generazioni. In questo caso\, spiccano allestimenti site-specific realizzati per gli spazi del museo nell’ambito di premi vinti grazie ai bandi del Ministero e dove i nomi dei sardi emergenti si alternano ad altri\, chiamati ad abitare e a raccontare l’isola. \nUna scelta di 100 capolavori su mille opere della collezione permanente punteggiano un percorso ripensato alla luce di nuove indagini e all’indomani della pubblicazione del catalogo edito da Officina Libraria col titolo “100 Capolavori dalla collezione del MAN”. \n \nUna ricognizione a 360 gradi fra acquisizioni\, donazioni e comodati\, permette di leggere in modo differente le connessioni fra soggetti e autori\, iconografie e varianti. \nL’allestimento ispirato a una sorta di macchina del tempo – diversamente dal classico andamento cronologico – crea cortocircuiti\, andate e ritorni\, flashback e salti nel contemporaneo – al fine di stimolare nel visitatore possibili affinità\, eredità di stile o di contenuto. Importanti sono i tributi a Costantino Nivola (scelto da Adriano Pedrosa curatore della prossima Biennale di Venezia per la sua mostra dedicata agli esuli nel mondo) oltre a Jorge Eielson (in linea con le celebrazioni internazionali per il centenario dalla nascita)\, e a Guido Strazza maestro dell’astrazione italiana dal dopoguerra in avanti\, legato alla Sardegna per i natali materni e per una forte amicizia intellettuale con Maria Lai. Strazza ha concesso in donazione al MAN tre opere monumentali esposte ora per la prima volta. \n\n\n  \nFoto allestimento:Alessandro Moni
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SUMMARY:Giorgio Andreotta Calò_in girum imus nocte
DESCRIPTION:La memoria collettiva della Sardegna\, il suo paesaggio\, insieme alle conseguenze sociali ed ecologiche dei processi estrattivi\, sono al centro del lavoro condotto nell’isola da Giorgio Andreotta Calò: un’indagine svolta tra il 2013 e il 2018\, che ha portato alla creazione di un corpus fondamentale nel percorso dell’artista. \nOggi\, una parte di queste opere trova collocazione ideale al museo MAN grazie al Piano per l’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura\, completando e integrando la precedente acquisizione di Produttivo. \nNel 2019\, infatti\, l’artista dona al MAN una parte dell’installazione ambientale Produttivo\, composta da carotaggi estratti durante le campagne minerarie della Carbosulcis.spa\, società che fino al 2018 è stata impegnata nello sfruttamento del bacino carbonifero del Sulcis\, area nel sud-ovest dell’isola. \nCon un procedimento simile alle indagini geognostiche\, Giorgio Andreotta Calò analizza la stratificazione e l’identità del luogo sviscerandone gli aspetti socio-culturali. \nUna analoga radice semantica è condivisa dalle opere del progetto in girum imus nocte\, che testimoniano un comune processo di ricerca e di interazione con il territorio sardo e la sua storia. \nIl titolo\, tratto dal palindromo latino “in girum imus nocte et consumimur igni” (“andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco”)\, allude alla carica simbolica dell’installazione filmica omonima che\, con le sculture Pinna Nobilis e Dogod\, crea un insieme coerente in cui i singoli elementi esaltano i reciproci significati. \nIl fulcro della installazione è costituito dal film che documenta la marcia compiuta dall’artista insieme a un gruppo di minatori e pescatori del Sulcis nella notte del 4 dicembre 2014 (giorno di Santa Barbara\, protettrice della comunità dei minatori). \nIl cammino diventa rito in una prospettiva escatologica che riconosce il ruolo sociale dei lavoratori\, accentuando il valore della loro presenza. La marcia rituale dalla miniera fino all’isola di Sant’Antioco\, dal tramonto all’alba\, è enfatizzata dal bastone che accompagna il tragitto\, diventato poi parte integrante dell’opera presentata in mostra. \nL’uso della pellicola 16 mm risulta\, nella sua fragilità\, funzionale al senso complessivo del racconto\, evocando la componente alchemica di trasformazione della materia che accomuna tutte le opere esposte. \nLa metamorfosi del cranio di una creatura a metà tra cane (Dog) e divinità (God) è al centro di Dogod\, i cui elementi costitutivi\, provenienti dallo stagno di Cirdu\, a Sant’Antioco\, sono stati assemblati per poi realizzare la fusione a cera persa in bronzo bianco qui esposta. Al Sulcis rimanda anche la scultura Pinna Nobilis\, prodotta dal calco di un esemplare dell’omonima specie di bivalve endemica del Mediterraneo\, anch’esso recuperato a Punta Trettu durante la lavorazione del film. \nI lavori in mostra\, tra i più emblematici e rappresentativi della ricerca di Giorgio Andreotta Calò\, accompagnano il visitatore in profondità: negli abissi della terra\, ma anche nell’essenza del metodo dell’artista. In questo modo\, paesaggio e storia vengono assimilati dalle opere\, diventandone termine essenziale. \n\n\n\n\n\nBIOGRAFIA\n\n\nNato a Venezia nel 1979\, Giorgio Andreotta Calò vive e lavora a Venezia. \nHa studiato scultura all’Accademia di Venezia e alla Kunsthochschule di Berlino. Tra il 2008 e il 2010 è stato artista in residenza alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam. Nel 2011 il lavoro di Calò è stato presentato alla 54.ma Biennale di Venezia diretta da Bice Curiger. Nel 2012 ha vinto il Premio Italia per l’arte contemporanea promosso dal Museo MAXXI. Nel 2014 vince il Premio New York\, promosso dal Ministero per gli Affari Esteri Italiano. Nel 2017 è uno dei tre artisti invitati a rappresentare l’Italia nel Padiglione curato da Cecilia Alemani alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte alla Biennale di Venezia. Nel 2018\, con il progetto Anastasis\, vince il bando Italian Council promosso dal Ministero della Cultura\, per la realizzazione di un’installazione monumentale presso l’Oude Kerk di Amsterdam. Nel 2019 gli viene dedicata una mostra personale presso Pirelli Hangar Bicocca. Le sue opere sono parte di numerose collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. \nIl progetto è sostenuto dal PAC 2022-2023 – Piano per l’Arte Contemporanea\, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
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SUMMARY:Micol Roubini _La Montagna Magica
DESCRIPTION:Il progetto è realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito dell’11ª edizione dell’Italian Council (2022); promosso e prodotto da Lo schermo dell’arte\, con il contributo di nctm e l’arte.  L’opera entrerà a far parte della collezione del MAN di Nuoro.  \n\n\n\n\nLA MOSTRA\n\n\nIl MAN presenta la mostra La Montagna Magica di Micol Roubini\, incentrata su un’opera che prende la forma di una video-installazione di dimensioni ambientali  che occuperà le sale al primo piano del museo. \nIl progetto La Montagna Magica nasce dall’incontro di Micol Roubini con l’area di Corio e Balangero. \nInteressata da sempre alle tracce memoriali dei luoghi e delle genti\, impegnata in progetti a lungo termine sul territorio\, l’artista ne racconta la fase post industriale analizzando la fitta rete di relazioni che\, con il contesto\, intrattengono gli abitanti. \nSiamo\, infatti\, in Nord Italia\, a poche decine di chilometri da Torino: un’area densamente popolata. Eppure nei paesi di Corio e Balangero e nella contigua cava di amianto in disuso domina un’atmosfera sospesa. \nAttiva dal 1918 al 1990\, l’Amiantifera fu la cava a cielo aperto più grande d’Europa. Oggi l’area è al centro di un esteso progetto di bonifica; i segni ancora leggibili dell’attività estrattiva convivono con le tracce di un progressivo inselvatichimento\, con la ricomparsa\, sia naturale che indotta\, di diverse specie vegetali e animali. \nNella video-installazione\, La Montagna Magica si intrecciano diversi piani tra i quali il processo di colonizzazione dei terreni contaminati da parte di piante e licheni\, le ricerche di laboratorio sull’amianto\, le suggestioni all’origine della storia stessa dell’utilizzo del minerale\, considerato fin dai tempi antichi magico per le sue straordinarie proprietà ignifughe. \nLa fase di transizione in atto vede contrapposti un passato recente segnato da vicende tra le più complesse della storia industriale italiana\, e una futura riconversione volta alla restituzione di ampie aree della montagna\, oggi inaccessibili\, alle comunità che la circondano. \nTra le traiettorie di ricerca di Roubini una ha riguardato l’immaginazione onirica degli abitanti dell’area\, per lo più ex lavoratori della miniera o loro familiari; un modo per investigarne il vissuto interiore rispetto alla complessità della situazione. \nLa montagna magica è una video-installazione\, 4 canali\, 2023\, super 16mm trasferito in 2K\, sonoro\, 24’30’’. \n\n\n\n\nMICOL ROUBINI\n\n\nÈ nata nel 1982 a Milano\, dove vive e lavora. È diplomata all’Accademia di Brera e alla Univeristät der Künste di Berlino. Dal 2021 insegna Nuovi linguaggi della comunicazione visiva al CFP Bauer\, Milano. La sua ricerca indaga gli equilibri tra uomo e territorio\, tra sistemi culturali e morfologia del paesaggio\, tra storia\, migrazioni e memorie individuali. \nHa esposto a Museo Casa Testori (2021)\, Premio Matteo Oliviero (2017)\, Hotel Charleroi (2013). Ha realizzato il progetto Atti clandestini per terre mobili (Fondazione Palazzo Magnani 2021). Ha partecipato a rassegne video a Villa Medici (2021)\, Pavilion (Poznan 2021)\, LightCone (Parigi 2017)\, Scotland’s Centre for Photography (2012). \nHa condotto masterclass (Locarno Film Festival 2022) e partecipato a residenze tra cui Fondazione Pistoletto (2017)\, Scottish Sculpture Workshop (2013). Il suo film La strada per le montagne (2019)\, in concorso al Cinéma du Réel e in altri festival europei\, ha vinto il Premio Corso Salani al Trieste Film Festival 2020. \n\n\n\n\nGABI SCARDI\n\n\nÈ curatrice e critica di arte contemporanea\, da anni impegnata nell’ambito di progetti pubblici e pratiche sociali. È curatrice di mostre personali\, mostre collettive e progetti pubblici. Collabora con istituzioni artistiche e culturali italiane e internazionali\, tra le quali: Pac\, Milano; Museo del Novecento\, Milano; Pirelli Hangar Bicocca\, Milano; MAXXI\, Roma; Biennale di Venezia\, Venezia; Royal Academy\, London; Louisiana Museum\, Copenhagen. \nTra i progetti curati: Chiaralice Rizzi e Alessandro Laita\, The Memory of the Air\, progetto vincitore di Italian Council\, Museo Marubi\, Scutari\, Albania\, 2021-2022; Emilio Fantin\, Risvegli\, progetto vincitore di Italian Council\, Mambo Bologna\, Palazzo Barolo Torino\, Fondazione Baruchello Roma\, University of Chicago; Maria Papadimitriou\, Why look at animals AGRIMIKA’\, Padiglione Grecia alla 56° Biennale di Venezia; restauro del Teatro Continuo di Alberto Burri\, Milano\, 2015.\nDal 2011 è direttrice artistica di nctm e l’arte. \n\n\n\n\n\nCrediti\n\n\nsceneggiatura: Micol Roubini \nfotografia: Davide Maldi \naiuto alla fotografia e alla camera: Tiziano Doria \nmontaggio e correzione colore: Davide Maldi\, Micol Roubini \nsuono di presa diretta: Giovanni Corona \nmontaggio e mix audio: Giancarlo Rutigliano \nproduttore esecutivo: L’Altauro \nassistenti di produzione: Francesca Bennett\, Giulio Squarci \nmateriali tecnici: L’Altauro\, Labbash\, Warshad Film\, Panalight\, Nova Rollfilm \nsviluppo pellicola e stampa: Augustus Color \nfilmato in pellicola Kodak super16mm \ncon (in ordine di apparizione): \nCaterina Cerva Pedrin\, Mario Giacomin Potachin\, Marco Picca Piccon\, Irene Damiano\, Paul Leon Allaire\, Gian Carlo Bertellino\, Sergio Favero Longo\, Gian Mauro Salot\, Ivan Cavalli\, Martina Sette\, Sabrina Scolari\, Mariagrazia Luiso \ne con: \nRoberto Chiesa\, Lorenzo degli Espositi\, Alessandra degli Espositi\, Federica dell’Omo\, Daniela Dhampiraj\, Sara Ferrando\, Bruna Garofoli\, Fabrizio Cat Genova\, Virginia Coletti Grancia\, Roberto Macario\, Domenica Mangialardo\, Graziella Martini\, Raffaele Rudi Mazzotta\, Federico Picca Piccon\, Renato Quercia\, Rosangela Vietti Ramus\, Marina Vietti Ramus\, Sergio Ruo Ruich\, Andrea Telesca \ngrazie: R.S.A. s.r.l.\, Università degli Studi di Torino\, Ecomuseo minerario di Balangero Corio e Cudine\, Aib Boschivi\, Nuova Cava Ceretta\, Associazione Ariele\, Pro loco Corio\, Associazione sentieri Alta Val Malone\, Okta Film\, Kodak\, Osteria di Campagna Cudine\, Agriturismo Bastià\, Giacu d’Nota \nChiara Allari\, Cristina Bagnasco\, Claudio Baima Rughet\, Luciana Baima Rughet\, Guido Battaglia\, Roberto Bellezza\, Massimo Bergamini\, Guido Blanchard\, Pierdomenico Bonino\, Carol Brentisci\, Paola Carini\, Franco Carnevale\, Arianna Cecconi\, Marina Ballo Charmet\, Roberta Ciambrone\, Marilena Colombaro\, Alessandro Costa\, Augusta Franco Cavalli\, Luciano Dionisi\, Bice Fubini\, Alfredo Gamba\, Antonio Ghione\, Samira Guadagnuolo\, Maurizio Iacocella\, Corrado Magnani\, Aldo Mairano\, Giuliana Marangoni\, Dario Mirabelli\, Valentina Molinar Min\, Riccardo Lazzarini\, Federica Nardese\, Elena Nascimbene\, Giovanni Poma\, Paola Pregnolato\, Elisa Pugliaro\, Juan Rolando\, Ruo Rui\, Giancarlo Suino\, Giorgio Taccon\, Francesco Turci\, Enrico Tuvo\, Elisa Pugliaro\, Gianluigi Soldi\, Benedetto Terracini\, Piero Zanini\, i partecipanti del Libro Bar di Corio.
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SUMMARY:Valentina Medda_THE LAST LAMENTATION
DESCRIPTION:LA MOSTRA\na cura di Maria Paola Zedda \n\n\n  \nThe Last Lamentation è un rituale funebre per il Mediterraneo\, osservato dall’artista come luogo di attesa\, sospensione e trapasso\, incarnazione di un’assenza – deposito di corpi e corpo in sé. \n Valentina Medda lo attraversa nell’evocazione di un rito diffuso in tutta l’area che si affaccia sulle sue coste: il pianto rituale\, indagato alla fine degli anni ‘50 dall’antropologo Ernesto De Martino\, ora pressoché estinto nel Sud Italia\, ma vivo nelle coste meridionali e orientali dal Libano al Marocco. \nLa mostra si snoda intorno all’omonima opera video The Last Lamentation\, prodotta tra il 2023 e il 2024\, destinata alle collezioni del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna: un lavoro girato in Sardegna e realizzato attraverso un percorso di ricerca nel territorio\, che racconta la tragedia del mare attraverso un’ipnotica partitura coreografica\, vocale\, sonora. \nIl lavoro rielabora i codici rituali in forme contemporanee e astratte grazie alla collaborazione con Gaspare Sammartano\, compositore\, Claudia Ciceroni\, compositrice e trainer vocalica\, Attila Faravelli\, per gli aspetti legati al field recording. \nQui la relazione tra corpo\, pathos\, paesaggio si stratifica per sistemi di assenza e presenza attraverso la partecipazione di un coro di 12 donne vestite di nero\, in piedi accanto al mare\, elemento che per contrasto rende più tangibile la presenza silente dei morti e fa esplodere le loro voci. \nLa mostra raccoglie inoltre un corpus di opere\, molte delle quali esposte per la prima volta\, che l’artista ha realizzato già nelle prime fasi di studio e che convergono intorno all’opera video ripercorrendone i momenti di elaborazione: collage\, inchiostri su carta\, fotografie\, disegni e alcuni elementi scultorei. \nDal 2018 Valentina Medda ha in atto una ricerca sul Mediterraneo\, che inizialmente l’ha portata a lavorare a Beirut in residenza presso il Beirut Art Residency. Di questa esperienza troviamo tracce nei collage presenti in mostra\, che compongono una tessitura che si annoda intorno a un territorio originario\, la Sardegna – terra di provenienza dell’artista – per riconnettersi poi con il Mediterraneo. \nInsieme ai collage\, l’evocazione dei fazzoletti che accompagnano il rituale del pianto ispirati dal documentario di Cecilia Mangini sulla tradizione pugliese\, si cristallizzano nel processo di solidificazione attraverso la cottura della ceramica\, che brucia l’anima del tessuto interno lasciando nella scultura un vuoto\, un’assenza. A completare la restituzione della ricerca di Medda\, un quaderno d’artista raccoglie visivamente le scene in uno storyboard poetico.  Immagini del mare e alcune polaroid lavorate come se questa acqua divenisse pelle\, traducono un orizzonte visivo\, che è liquido e corporeo insieme. \nIl progetto è presentato da ZEIT (capofila)\, in partnership con MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro\, Teatro di Sardegna\, Arts Centre 404 / VierNulVier (Ghent\, BE) e Flux Factory (New York) in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission e sostenuto da ARS – Arte Condivisa in Sardegna per la Fondazione di Sardegna (sponsor di progetto). I partner culturali sono Careof\, BIG Bari International Gender Festival\, RAMDOM\, Alchemilla. \nL’artista è supportata dalla rete europea di larga scala Stronger Peripheries – A Southern Coalition grazie al sostegno di Teatro di Sardegna\, Bunker Ljubljana\, L’Arboreto Mondaino. \n“Il lavoro è concepito come un rituale funebre per il mare” – dichiara l’artista Valentina Medda – “una performance partecipativa ispirata alla tradizione delle lamentazioni funebri in cui un gruppo di donne vestite di nero dà vita a un grido condiviso\, un rito che guarda al coro come all’unico linguaggio possibile per raccontare una tragedia contemporanea. Nel piangere per il Mediterraneo e i suoi morti – continua l’artista – il tentativo è quello di ridare voce e corpo attraverso un’azione poetica e politica\, a quelle vite considerate sacrificabili\, quelle che non meritano nemmeno il lutto\, come afferma la filosofa Judith Butler. Il mare è qui estensione del corpo\, che perde i suoi confini e si fa liquido\, creatura acquea.  La domanda su dove finisca il corpo e dove inizi lo spazio ha plasmato\, di fatto\, tutta la mia ricerca degli ultimi 10 anni\, attraverso linguaggi diversi e in modi diversi\, mettendo in discussione la distinzione tra la fisicità dell’individuo e la materialità esterna nel tentativo di creare una geografia incarnata e immaginare nuovi corpi ibridi\, trovando il filo che lega tutte le materie vibranti\, viventi e non”. \n  \n\n\n\n\nVALENTINA MEDDA\n\n\nBiografia \nValentina Medda è un’artista interdisciplinare sarda che vive a Bologna. Ha studiato fotografia all’ICP – International Center of Photography di New York. La sua pratica artistica si snoda tra immagine\, performance e interventi site-specific\, indagando la relazione tra pubblico e privato\, corpo e architettura\, città e appartenenza sociale. Il suo lavoro è stato esposto e gira in contesti artistici e performativi nazionali e internazionali da Bologna\, Milano\, Cagliari a Parigi\, New York\, Beirut\, Bruxelles e Amsterdam. \nÈ stata artista in residenza presso Couvent de Recollets\, Parigi; BAR\, Beirut; Cité des Arts\, Parigi; Flux Factory\, NY; Les bains connective\, Bruxelles; MaisonVentidue\, Bologna. Nel 2019 è stata invitata al Grand Tour d’Italie\, progetto di networking internazionale della Direzione Generale Contemporanea del Ministero della Cultura. Ha ricevuto\, tra gli altri\, il Fondo Cimetta per la mobilità artistica\, Movin up della Regione Emilia Romagna\, IAP Mentorship della NYFA – New York Foundation for Arts e Tina Art PRIZE. Il suo progetto Cities by Night Across Borders\, è stato selezionato tra i 19 vincitori del programma europeo “Perform Europe”. \nUffici Stampa  \nSara Zolla | press@sarazolla.com | Tel. 346-8457982 \nUfficio Stampa UC studio – press@ucstudio.it \nChiara Ciucci Giuliani chiara@ucstudio.it – Tel. 392-9173661 \nRoberta Pucci roberta@ucstudio.it – Tel. 340-8174090 \n\n\n  \n  \nFoto allestimento: Alessandro Moni
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LOCATION:MAN\, Via Sebastiano Satta 27\, Nuoro\, NU\, 08100\, Italia
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