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SUMMARY:Giusy Calia
DESCRIPTION:Giusy Calia\nAmore\, ti prego ricorda\n\n 04.09  –  04.10.2009 \n\n\n\n\n\nPer Autunno in Barbagia\, il MAN\, in collaborazione con il Comune di Bitti\, presenta la mostra di Giusy Calia Amore\, ti prego ricorda. Le opere esposte nella sala del Museo Multimediale del Canto a Tenore sono accompagnate da un video della stessa artista. \n≪Le molteplici Ofelie che abitano quei mondi d’immagini che Giusy Calia da tempo pone in essere per loro\, sono creature bellissime\, silenti\, solitarie: affiorano\, in quei mondi di acque e di luci riflesse\, di fango e di fiori\, leggiadre e intangibili come ninfee\, assorte in un sogno senza fine\, in un rammemorare segreto\, dilemmatico e dolente\, come una navigazione notturna e senza stelle≫ (Gavina Cherchi).
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SUMMARY:Matisse
DESCRIPTION:  \na cura di Chiara Gatti da un progetto di Sandra Gianfreda\, curatrice al Kunsthaus Zürich con Claudine Grammont\, Cheffe du cabinet d’art graphique\, Centre Pompidou \n  \nHenri Matisse è uno dei più grandi artisti  del Novecento\, ma di lui\, paradossalmente\, è ancora trascurata una parte importante di produzione. La figura di Matisse scultore non è\, infatti\, conosciuta nelle pieghe più sottili della sua ricerca. Sebbene la pittura sia sempre rimasta la sua modalità espressiva principale\, il “suo” linguaggio e la forma di indagine del visibile cui si dedicò per tutta la vita\, Matisse condusse in contemporanea una riflessione sulla scultura (e altresì sull’incisione) che fa di lui uno degli artisti più completi del secolo scorso. La sua versatilità ha esplorato varie tecniche simultaneamente\, con curiosità e acuta sperimentazione. Sullo sfondo di questa intelligenza poliedrica\, l’opera scultorea di Matisse rivela una vita parallela rispetto a quella del colorista\, una doppia anima votata alla materia\, al volume\, allo spazio\, che merita di essere posta in relazione – in quanto a processi e traguardi – con quella di altri grandi scultori del XX secolo\, eredi della lezione di Auguste Rodin e divenuti geni dell’avanguardia. Da Brancusi a Giacometti\, da Boccioni a Wotruba. \nPer la prima volta in Italia\, il Museo MAN dedica oggi una mostra alla scultura di Henri Matisse. Il progetto espositivo\, a cura di Chiara Gatti\, rilegge e adatta agli spazi del museo sardo\, il concept inedito e complesso della mostra Matisse Métamorphoses organizzata nel 2019 dalla Kunsthaus di Zurigo e dal Museo Matisse di Nizza. \nUn progetto destinato a ripensare Matisse\, a riconsiderare il ruolo della sua opera nel panorama dell’arte della prima metà del XX secolo\, alla luce di una più ampia ricerca estetica che vede proprio nella scultura il veicolo per nuove e rivoluzionarie soluzioni formali. In questo affondo necessario\, emerge come sia stata in particolare la figura umana il tema principe della sua tensione verso la sintesi. Dall’indagine sul corpo\, la postura\, il gesto o la fisionomia\, Matisse ha sviluppato un percorso di riduzione geometrica dell’immagine che lo ha portato verso un’astrazione ai limiti del radicale. \nCome l’artista stesso affermò nel 1908 nelle sue Notes d’un peintre: «ciò che mi interessa di più non è né la natura morta né il paesaggio\, è la figura». La figura\, non per il suo pathos\, il suo lirismo\, gli stati d’animo o la flessione esistenziale\, ma per il suo senso di presenza nello spazio e la sua ideale evoluzione nel tempo. Matisse ha interrogato infatti il corpo nella sua relazione con l’ambiente prossimo e con il mutare delle circostanze in un lasso di tempo dilatato. Ecco allora l’evoluzione di un dato naturalistico in una sintesi finale che sublima la contingenza in una dimensione di perfezione assoluta. Lo spazio condiziona\, a sua volta\, un sistema di relazioni sottili fra sostanza fisica e vuoto abitato\, fra i gesti e le linee dinamiche che essi disegnano nell’aria. \nLa mostra prende avvio\, dunque\, da una analisi del metodo di creazione dell’artista e dal suo lavoro di trasformazione della figura in variazioni seriali. Il percorso allinea sequenze di bronzi\, datate dai primi anni Dieci agli anni Trenta\, e soggetti presentati nei loro diversi stati successivi e accostati alle fonti di ispirazione dell’artista\, tra cui fotografie di nudi e modelle in posa\, oltre a una selezione essenziale di pochi dipinti in cui i motivi stessi svelano la doppia anima della sua ricerca parallela\, pittorica e scultorea\, in particolare nell’affrontare i temi dominanti del nudo\, della danza\, dell’odalisca. Attraverso circa 30 sculture e una ventina fra disegni\, incisioni\, oltre a fotografie d’epoca e pellicole originali\, la scultura di Matisse verrà posta in relazione con i soggetti di una vita\, le sue magnifiche ossessioni legate alle forme femminili\, alla ricerca fisiognomica sulle modelle\, alle attitudini e alla plasticità dei volumi. \nSullo sfondo di questa ricerca composita\, ecco allora molte figure uniche\, come Le tiaré\, di cui non esistono stadi differenti\, mentre altre si ripetono a intervalli diversi\, variando e trasformandosi\, come il celebre ciclo di Jeannette (I-V). Da qui l’artista sviluppa infatti un approccio concettuale che può essere descritto come una sorta di metodo di progressione formale. Come in una “metamorfosi”\, che ben spiega il titolo della mostra\, le sue figure evolvono da una trascrizione naturale a una sintesi radicale del dato visivo. \nAnche nella sua pittura – come è stato ampiamente studiato dalla critica in passato – è possibile rilevare tale processo di metamorfosi\, senza però giungere mai a considerare veri e propri cicli di opere come “serie”\, ma piuttosto come frutto di un lungo iter di elaborazione che trova nella scultura e nella grafica\, accostate alla pittura stessa\, strumenti di indagine connessi gli uni con gli altri\, nell’idea di un confine liquido fra tecniche. Ne è un esempio l‘Odalisca del Museo Novecento di Milano\, che trova corrispettivi e relazioni sottili e chirurgiche con disegni e bronzi coevi e di cui la mostra allineerà l’intera sequenza. \nLa mostra è realizzata in collaborazione con Manifesto Expo. \nclicca qui per ascoltare l’audioguida\n  \nDettagli tecnici \nIn collaborazione con Kunsthaus Zürich\, Musée Matisse de Nice \nCatalogo bilingue ita/en: Sole24ore Cultura \nCoordinamento mostra a cura di Rita Moro\, Myrtille Montaud e Manifesto Expo \nTesti di Sandra Gianfreda\, Bärbel Küster \nCon la partecipazione del Museo Archeologico di Nuoro \nMedia Partnership : Radio Monte Carlo – www.radiomontecarlo.net \n  \nUfficio Stampa \nSTUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo Via San Mattia 16\, 35121 Padova Tel. +39.049.663499 \nreferente Simone Raddi\, simone@studioesseci.net www.studioesseci.net \n 
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SUMMARY:Matisse - Metamorfosi
DESCRIPTION:a cura di Chiara Gatti da un progetto di Sandra Gianfreda\, curatrice al Kunsthaus Zürich con Claudine Grammont\, Cheffe du cabinet d’art graphique\, Centre Pompidou \nHenri Matisse è uno dei più grandi artisti  del Novecento\, ma di lui\, paradossalmente\, è ancora trascurata una parte importante di produzione. La figura di Matisse scultore non è\, infatti\, conosciuta nelle pieghe più sottili della sua ricerca. Sebbene la pittura sia sempre rimasta la sua modalità espressiva principale\, il “suo” linguaggio e la forma di indagine del visibile cui si dedicò per tutta la vita\, Matisse condusse in contemporanea una riflessione sulla scultura (e altresì sull’incisione) che fa di lui uno degli artisti più completi del secolo scorso. La sua versatilità ha esplorato varie tecniche simultaneamente\, con curiosità e acuta sperimentazione. 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Il progetto espositivo\, a cura di Chiara Gatti\, rilegge e adatta agli spazi del museo sardo\, il concept inedito e complesso della mostra Matisse Métamorphoses organizzata nel 2019 dalla Kunsthaus di Zurigo e dal Museo Matisse di Nizza. \nUn progetto destinato a ripensare Matisse\, a riconsiderare il ruolo della sua opera nel panorama dell’arte della prima metà del XX secolo\, alla luce di una più ampia ricerca estetica che vede proprio nella scultura il veicolo per nuove e rivoluzionarie soluzioni formali. In questo affondo necessario\, emerge come sia stata in particolare la figura umana il tema principe della sua tensione verso la sintesi. 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SUMMARY:Luca Spano - After the Last Image
DESCRIPTION:a cura di Elisabetta Masala \nIl progetto è vincitore di Strategia Fotografia 2022\, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura  \nTra ciò che è visibilmente percettibile e ciò che i nostri sensi non riescono a cogliere esiste uno spazio liminale\, una trama di conflitti e potenzialità latenti. Una soglia sospesa\, che non è solo fisica ma anche mentale\, che stimola il passaggio verso nuovi livelli di conoscenza. \nIl progetto After the Last Image di Luca Spano esplora i limiti biologici e tecnologici del vedere\, indagando il rapporto tra visibile e invisibile e\, in particolare\, quella zona d’ombra compresa tra i due: l’ultimo punto conosciuto\, un’area di confine il cui mistero invita alla scoperta. \nI lavori fotografici e installativi che compongono After the Last Image\, progetto vincitore del bando Strategia Fotografia 2022\, esplorano i limiti della visione e i processi speculativi che conducono alla conoscenza del mondo. Le residenze di ricerca portate avanti durante il progetto\, parte fondamentale di ideazione\, hanno consentito di approfondire stimoli eterogenei provenienti da diverse discipline. Presso il Kunsthistorisches Institut in Florenz\, Spano ha esplorato quel filone accademico che ha come oggetto il visibile e le pratiche dello sguardo\, interrogandosi su cosa sia un’immagine e quale sia il suo ruolo nella società contemporanea. \nLe riflessioni sulle modalità con cui lo strumento visivo entra nello studio del reale ha poi portato l’artista ad associare la pratica fotografica alla geografia. Un periodo di residenza presso il Dipartimento Interateneo di Scienze\, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) del Politecnico di Torino gli ha infatti permesso di approfondire la figura del geografo\, studioso che proprio a partire dalla vista crea quelle distorsioni dello spazio che comunemente chiamiamo “mappe”. \nDurante la residenza al Deutsches Optisches Museum di Jena\, in Germania\, Luca Spano si è soffermato su cosa significhi vedere in un processo che\, partendo dall’esperienza ottica\, arriva a considerare implicazioni culturali\, sociologiche e antropologiche. \nLa serie 12 hidden information riconsidera la centralità dell’occhio nel rapporto tra essere umano e realtà\, riprendendo una selezione di illustrazioni su problematiche della vista tratte dal manuale di oftalmologia di Theodor Axenfeld (1912)\, consultato dall’artista proprio nel Deutsches Optisches Museum. In un simile processo di decontestualizzazione\, le malattie dell’occhio vengono trattate come illustrazioni pure che\, una volta astratte\, si risolvono in forme mutevoli e affascinanti. Le pupille e le iridi diventano\, così\, pianeti di una costellazione della conoscenza. \nLe molteplici sfumature che compongono After the Last Image ci spingono ad ampliare le nostre prospettive stimolando nuove domande e nuove visioni. L’artista ci incoraggia a riflettere con maggiore consapevolezza sulla complessità dei fenomeni percettivi e sulle ambiguità che plasmano il nostro mondo. Crea un ponte tra il noto e l’ignoto e ci accompagna in un percorso di attraversamento del confine. Quell’intervallo liminale ricco di possibilità\, dove spostare i nostri limiti sempre un po’ più in là. \nBiografia \nLuca Spano (1982\, IT) è un artista multidisciplinare. Si è formato tra Europa e Stati Uniti\, con una laurea in Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma\, un MA in fotografia alla London College of Communication a Londra e un MFA in arti visuali alla Cornell University a Ithaca (US). Il suo lavoro è stato esposto internazionalmente in musei\, gallerie e festival come: Triennale di Milano\, MACRO (Museo di Arte Contemporanea di Roma)\, BredaPhoto Festival (NL)\, Malta Festival (PL)\, Saavy Contemporary a Berlino (DE)\, Luis Adelantado Gallery (ES)\, Paolo Erbetta Gallery (IT)\, Caelum Gallery a New York\, Istituto di Cultura Italiana di Parigi\, Istituto di Cultura Italiana di Amburgo e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico. \nLuca è stato artista in residenza alla Fundacion Botin (ES)\, a NoArte Paese Museo (IT)\, Künstlerischen Tatsache (DE)\, Kultur einer Digitalstadt (DE) e visiting artist a Arts Letters and Numbers Residency (US) ed altri. Il suo lavoro ha ricevuto premi e grants come la MEAD Fellowship (UK)\, CCA Grant e Einaudi research grant (US)\, The John Hartell Award (US)\, Graziadei Prize (IT)\, il Premio del Paesaggio Regione Sardegna (IT)\, New Work Prospect Art Grant (US)\, Strategia Fotografia 2022 MiBACT (IT). \nÈ stato uno dei direttori della agenzia fotografica OnOff Picture con sede a Roma\, co-direttore dell’organizzazione NYC Creative Salon a New York\, e ideatore di OCCHIO\, un laboratorio di ricerca e didattica sull’immagine con sede a Cagliari. \nIl suo lavoro è incluso in collezioni pubbliche e private come il Museo MAXXI di Roma\, la collezione di libri d’artista della Cornell University\, la collezione Graziadei e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico Sardo. \nProgetto realizzato in collaborazione con\nDeutsches Optisches Museum\, Jena (DE)\nDipartimento Interateneo di Scienze\, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) del Politecnico di Torino\, Torino (IT)\nKunsthistorisches Institut in Florenz\, Firenze (IT) \nCatalogo bilingue Mousse Publishing\nTesti critici di: Elisabetta Masala\, Giangavino Pazzola\, Anna Caterina Dalmasso\, Massimo Canevacci\, Luca Spano e Giovanna Corraine\, Franziska Perske e Maria Dienerowitz\, Ute Dercks\, Marco Santangelo \nUfficio Stampa\nSTUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo\nVia San Mattia 16\, 35121 Padova\nTel. +39.049.663499\nreferente Simone Raddi\, simone@studioesseci.net\nwww.studioesseci.net
URL:https://www.museoman.it/event/luca-spano-after-the-last-image/
LOCATION:MAN\, Via Sebastiano Satta 27\, Nuoro\, NU\, 08100\, Italia
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